Lvmh trascina al ribasso l’intero settore del lusso
- 29 Gennaio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
La domanda per i beni di lusso non sembra destinata a riprendersi rapidamente e il mercato cinese mostra ancora segni di fragilità, nonostante alcuni segnali di ripresa nella seconda metà del 2025.
I risultati pubblicati dal gruppo di punta LVMH hanno infatti deluso parte degli investitori, scatenando una forte correzione del titolo che in seduta ha perso oltre l’8% per poi chiudere a 545 euro per azione con una flessione del 7,63%.
La discesa ha coinvolto l’intero comparto: Kering ha chiuso in calo del 3,2%, Hermès del 3,76%, Christian Dior del 7,35% e Burberry del 4,70%. Richemont ha contenuto le perdite, lasciando sul terreno l’1,2%, pur restando in negativo quasi del 12% da inizio anno.
Nel listino italiano il movimento ha interessato i principali gruppi: Salvatore Ferragamo ha registrato una perdita del 5,75% dopo risultati deludenti per l’ultimo trimestre, mentre Moncler ha ceduto il 2,96% ed Ermenegildo Zegna a Wall Street è scesa di poco meno del 3%.
Carole Madjo di Barclays ha commentato:
«Se il leader di riferimento del mercato adotta un atteggiamento più cauto sull’anno a venire, inevitabilmente questo proietta un’ombra sull’intero comparto del lusso.»
Jelena Sokolova di Morningstar ha osservato:
«Gli investitori iniziano a preoccuparsi del fatto che, per giustificare le valutazioni raggiunte da metà 2025, sarebbe necessaria una ripresa della domanda. E al momento non sembra imminente.»
Christopher Rossbach, portfolio manager di J. Stern & Co, ha espresso una visione più ottimista:
«Rimaniamo fiduciosi che la ripresa di LVMH proseguirà nel corso del 2026, sostenuta dai rinnovamenti creativi, da nuove iniziative retail e da una crescente domanda dei consumatori, in particolare dalla Cina.»
Analisi e possibili scenari per il settore
La reazione dei mercati evidenzia come la performance del leader del settore sia percepita come un indicatore di riferimento per l’intero comparto del lusso. Quando una capogruppo come LVMH adotta prospettive più prudenti, gli operatori rivedono velocemente le attese sugli utili e sulle valutazioni, amplificando i movimenti azionari.
Luca Solca di Bernstein ha sottolineato l’importanza di distinguere fra segnali temporanei e tendenze strutturali:
«I risultati dell’intero esercizio 2025 mettono in luce una domanda globale moderata, in particolare nel segmento “aspirational”, e non si tratta di un fenomeno circoscritto ai soli cognac e spirits. Guardando al 2026, il potenziale upside derivante dal controllo dei costi e del capitale sarà più limitato, poiché molte misure sono già state implementate. Il vero catalizzatore sarebbe una ripresa della domanda globale e un ritorno alla crescita dei ricavi. Un segnale in questa direzione è emerso nella seconda metà del 2025, ma resta da verificare la sua sostenibilità.»
Dal punto di vista operativo, i gruppi del lusso continuano a investire in creatività, espansione retail e digitalizzazione: azioni che, se accompagnate da una domanda più stabile, possono sostenere i margini e mitigare il rischio di revisione delle valutazioni.
Tuttavia permangono fattori di rischio che possono influire sul settore: l’andamento della Cina, le tensioni geopolitiche che potrebbero peggiorare il sentiment globale e una possibile correzione dei mercati azionari. In questi scenari, la variabilità dei ricavi e la sensibilità al ciclo dei consumi rendono le società del lusso vulnerabili alle revisioni di prezzo.
Per gli investitori resta cruciale monitorare tre elementi: l’evoluzione della domanda nei mercati chiave (soprattutto Cina ed economie occidentali), l’efficacia delle iniziative commerciali e creative, e la capacità dei gruppi di mantenere il controllo sui costi e sul capitale. Solo un miglioramento strutturale della domanda potrà fungere da leva per una ripresa sostenuta dei titoli del settore.