Calo dei principali token: i derivati segnalano prudenza all’orizzonte

I rialzi hanno fatto una pausa nelle ultime 24 ore mentre un clima di avversione al rischio ha attraversato i mercati globali, riportando il prezzo di Bitcoin (BTC) verso quota $88.000.

Anche se la decisione della Federal Reserve di mantenere i tassi fermi tra il 3,5% e il 3,75% era ampiamente attesa, l’aumento delle tensioni geopolitiche e la rotazione verso attività rifugio hanno spinto molti operatori fuori dalle posizioni più speculative, con il settore delle criptovalute tra i più colpiti.

I principali indici azionari statunitensi hanno mostrato una combinazione di ottimismo e ritracciamento: l’indice S&P 500 ha brevemente inciso oltre i 7.000 punti per la prima volta, per poi correggere. Le dinamiche sono state fortemente influenzate dai risultati societari delle grandi società attesi nella settimana in corso.

Nel comparto crypto l’avversione al rischio si è fatta sentire con forza: Bitcoin è scivolato e l’indice CoinDesk 20 (CD20) ha registrato una perdita del 2,9%.

Il movimento di fuga verso beni percepiti come più stabili ha favorito un’improvvisa impennata dei prezzi del gold, che ha raggiunto nuovi massimi oltre i $5.500 l’oncia, trascinando con sé token sostenuti dall’oro come XAUT. L’impulso è stato alimentato sia da acquisti aggressivi da parte di Tether sia da acquisti di riserva da parte di alcune banche centrali. Anche il silver ha esteso i guadagni, scambiando vicino ai $117 l’oncia.

Nel contesto attuale, Bitcoin e il mercato cripto più in generale si stanno comportando più come attività sensibili alla liquidità e alla propensione al rischio che come copertura stabile: la maggiore profondità del mercato permette agli investitori di uscire rapidamente dalle posizioni. L’indice del dollaro statunitense, U.S. Dollar Index (DXY), è sceso a un minimo quadriennale in settimana, ma gli investitori non interpretano questa discesa come un cambiamento strutturale immediato.

Posizionamento sui derivati

Il notional cumulativo dell’open interest in tutti i future cripto è diminuito di quasi il 3%, attestandosi intorno a $132,26 miliardi: un segnale di crescita dell’avversione al rischio tra gli operatori.

In 24 ore sono state liquidate posizioni sui futures per un valore di circa $348,30 milioni, con un aumento del 13% rispetto al giorno precedente; la maggior parte delle liquidazioni ha riguardato posizioni long. Nonostante la correzione dei prezzi di Bitcoin e Ether dopo la decisione della banca centrale, gli indici di volatilità implicita a 30 giorni restano vicini ai minimi plurimensili, indicando che i trader si aspettano condizioni di mercato relativamente più calme piuttosto che panico diffuso.

L’open interest sui future collegati al token HYPE è sceso di oltre il 12%, contribuendo a deflussi di capitale da token principali come Bitcoin, Ether, Solana e XRP. I tassi di funding annualizzati sui perpetual per le maggiori criptovalute sono ora appena sopra lo zero, molto lontani dal picco del 10% osservato all’inizio della settimana, che aveva indicato un forte slancio rialzista.

I tassi di funding per XLM sono diventati decisamente negativi, segnale di una preferenza dei trader per posizioni intrinsecamente ribassiste o short. Nel mercato delle opzioni listato su Deribit, permane un bias prudente: i put su BTC e ETH sono più cari rispetto alle call, con una più marcata preferenza per i put su Ether.

Le block flow—cioè operazioni di grande taglio eseguite fuori dai book pubblici—hanno mostrato strategie miste ma orientate alla gestione della volatilità: spread di call su BTC e calendari di put su ETH, operazioni tipicamente pensate per trarre vantaggio da bassa volatilità e dal decadimento temporale (theta).

Il piano di buyback e il futuro di OP

La community di Optimism ha approvato un piano annuale per il riacquisto di token OP finanziato con le entrate generate dalla rete di layer-2 della Superchain su Ethereum.

Oltre l’84% dei votanti partecipanti ha sostenuto la misura, che ha superato il quorum poco prima della scadenza. Se una votazione finale dell’organo di governance nota come Joint House raggiungerà una maggioranza del 60%, la Optimism Foundation inizierà a convertire l’ETH incassato dalle commissioni di sequencer in token OP a partire da febbraio.

La metà dei ricavi della Superchain, stimati in oltre $17 milioni nell’anno appena passato, sarebbe destinata a operazioni mensili di buyback. La Superchain comprende catene quali Coinbase’s Base e World Chain, tra le altre.

Alcuni critici hanno osservato che abbinare buyback a emissioni di token potrebbe annullare il valore effettivamente restituito agli holder; la fondazione ha risposto spiegando che l’operazione mira ad allineare il valore del token alla crescita della rete, preservando al contempo risorse per lo sviluppo dell’ecosistema.

Sul mercato il prezzo di OP è diminuito dell’80% nell’ultimo anno e attualmente è scambiato sotto i $0,29, con un’ulteriore perdita del 5% nelle ultime 24 ore.

In sintesi, la combinazione di fattori macro — decisioni di politica monetaria, tensioni geopolitiche e rotazione verso asset rifugio — sta creando una fase di riallocazione dei portafogli. La riduzione dell’open interest e i segnali provenienti dai mercati dei derivati suggeriscono una maggiore cautela degli operatori, mentre l’accumulo di metalli da parte di grandi attori istituzionali indica un possibile ribilanciamento delle riserve che potrebbe avere implicazioni di medio termine sui mercati finanziari tradizionali e cripto.