Sicurezza, Crosetto: rafforzare la riserva volontaria con personale dei Carabinieri
- 28 Gennaio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Italia sta valutando l’istituzione di una riserva volontaria destinata a fungere da ponte fra le Forze armate e la società civile, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza nazionale in un contesto internazionale caratterizzato dal ritorno della competizione tra grandi potenze e dalla presenza di conflitti ad alta intensità nei dintorni del continente.
La proposta è stata illustrata in Aula alla Camera durante il question time, quando il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha risposto a interrogazioni sul sostegno militare all’Ucraina e sulle iniziative volte ad aggiornare il modello di difesa nazionale, compreso l’impiego di una riserva volontaria.
Il concetto di riserva volontaria
Secondo il ministro, l’idea è allineata alle scelte già avviate da altri partner europei e riguarda sia un aumento degli organici sia una diversa integrazione di competenze professionali specialistiche non necessariamente militari.
Guido Crosetto ha detto:
“Oltre allo studio per rafforzare gli organici e il modello professionale, il Ministero della Difesa sta sviluppando il concetto di riserva volontaria. Si tratta di uno strumento moderno e flessibile, composto da cittadini che mettono a disposizione abilità oggi decisive, dalla cybersecurity alle tecnologie digitali, dallo spazio all’intelligenza artificiale.”
Il ministro ha precisato che la riserva volontaria non è intesa come sostituto del personale militare professionale, la cui riduzione non è auspicabile, ma come elemento complementare in grado di rafforzare sia la capacità difensiva sia la cultura della sicurezza nella società.
Integrazione con personale ausiliario per la sicurezza interna
Il progetto include anche l’idea di affiancare alla riserva contingenti di personale ausiliario per la sicurezza interna, selezionati tra forze con specifiche funzioni di ordine pubblico, al fine di liberare professionalità per altri impieghi delle Forze armate.
Guido Crosetto ha detto:
“È mia intenzione affiancare alla riserva contingenti di personale ausiliario, ad esempio reclutati nell’Arma dei Carabinieri, per supportare la sicurezza interna. Questo consentirà di mettere a disposizione professionalità più specialistiche per tali esigenze e di liberare progressivamente risorse per gli impegni crescenti delle altre Forze armate.”
Il ruolo del Comitato strategico nella revisione della Difesa
La definizione operativa del modello è affidata a un organismo interforze che dovrà elaborare una proposta organica di riforma della Difesa, coinvolgendo i vertici militari per tradurre le esigenze operative in scelte legislative e di bilancio.
Guido Crosetto ha detto:
“Ho avviato, il 16 gennaio, un Comitato strategico con la partecipazione di tutti i rappresentanti delle Forze armate, incaricato di definire una bozza di disegno di legge per una revisione complessiva della Difesa. Intendo che tale bozza venga presentata e illustrata in parlamento non solo dal governo, ma anche dagli stessi rappresentanti militari, affinché chi opera sul campo indichi con chiarezza le risposte necessarie per proteggere il Paese e le istituzioni.”
La bozza di legge sarà successivamente sottoposta al dibattito parlamentare, dove andranno valutati aspetti come l’allocazione delle risorse, i percorsi di reclutamento, la formazione dei riservisti e l’integrazione delle competenze civili specialistiche.
Confronto con le scelte di altri paesi europei
Il ministro ha richiamato le trasformazioni in atto in altri Stati europei, che stanno investendo in modo significativo sul fattore umano dello strumento militare e sulla componente riservistica.
Guido Crosetto ha detto:
“I principali Paesi europei stanno intervenendo con decisione sul ‘fattore umano’. La Francia ha avviato un rafforzamento strutturato delle proprie riserve, con l’obiettivo di superare i 100.000 riservisti entro il 2035. La Germania dispone oggi di circa 182.000 militari e punta a crescere fino a 260.000 entro il 2035. La Polonia è un altro esempio: conta oltre 215.000 militari professionisti e si è posta l’ambizioso obiettivo di oltre 500.000 unità negli anni, affiancando alle Forze armate un ampio programma di addestramento di civili e riservisti.”
Questi riferimenti internazionali servono da parametro per valutare le dimensioni e le caratteristiche di una possibile riserva volontaria italiana, tenendo conto delle specificità nazionali, degli impegni in ambito europeo e della cooperazione con la NATO.
Nel prosieguo del processo sarà necessario definire i profili professionali ricercati, i criteri di selezione e addestramento, i meccanismi di attivazione e le tutele giuridiche per i cittadini che aderiranno alla riserva volontaria, nonché prevedere adeguati stanziamenti per la formazione e l’integrazione tecnologica.
Il progetto potrà incidere sul dibattito parlamentare e sulle scelte di politica di difesa nei prossimi mesi, richiedendo una collaborazione stretta fra istituzioni civili, vertici militari e società civile per rendere effettivo e sostenibile il collegamento tra capacità operative e competenze civili specialistiche.