Pa: la Camera approva il ddl, il 30% dei dirigenti sarà scelto tra i funzionari in carriera
- 28 Gennaio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Lo slogan «dirigenti senza concorso» ha dominato il dibattito pubblico sulla riforma delle carriere nella Pubblica amministrazione, ma rischia di fornire un’immagine distorta: le novità approvate alla Camera nascondono infatti un assetto più articolato che non mira a eliminare le selezioni, bensì a introdurre un canale strutturato di avanzamento professionale.
Il provvedimento, definito nelle sue «Disposizioni in materia di sviluppo di carriera dirigenziale», è stato presentato dal ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo e intende premiare l’esperienza sul campo con incentivi organizzativi e valutativi, senza annullare il ruolo dei concorsi tradizionali.
Come funzioneranno i percorsi verso la dirigenza
Con l’entrata in vigore delle nuove norme, prevista dopo il passaggio al Senato e l’eventuale iter attuativo, saranno operative due vie principali per accedere alla dirigenza pubblica: il canale selettivo tradizionale e il nuovo percorso di sviluppo di carriera.
Nel dettaglio, il 70% dei posti destinati alla progressione verso la dirigenza resterà ancorato a modalità selettive consolidate: il 50% attraverso i corsi-concorso organizzati dalla Scuola Nazionale dell’Amministrazione e il 20% tramite le procedure concorsuali avviate direttamente dalle amministrazioni interessate.
Il restante 30% sarà coperto dal meccanismo di sviluppo di carriera, che premia il percorso professionale interno prevedendo criteri valutativi legati all’esperienza, alla responsabilità svolta e ai risultati raggiunti nell’ambito dell’ente di appartenenza.
Le novità per la dirigenza di vertice e le riserve
Per la cosiddetta «prima fascia», ovvero la dirigenza di vertice, il quadro è simile ma con alcune specificità: i posti saranno sostanzialmente divisi a metà tra le procedure concorsuali e le nuove regole di sviluppo di carriera, con l’obiettivo di coniugare competenze tecniche e esperienza gestionale.
Un effetto pratico della riforma è la soppressione della riserva, fino al 15% dei posti, finora prevista per i titolari di incarichi dirigenziali temporanei in base al articolo 19, comma 6 del Testo unico del pubblico impiego. Questa modifica ridefinisce gli equilibri tra chi già riveste incarichi temporanei e i nuovi aspiranti alla dirigenza.
Finalità, tutele e possibili criticità
Il disegno di legge punta a valorizzare il lavoro svolto all’interno delle amministrazioni pubbliche, incentivando la mobilità interna e la crescita per merito operativo, e non solo sulla base della preparazione concorsuale. Si tratta di un cambiamento che privilegia l’applicazione pratica delle competenze.
Per contenere rischi di opacità o favoritismi, il testo prevede l’adozione di criteri valutativi trasparenti, procedure di valutazione comparative e misure di accountability. Saranno fondamentali i regolamenti attuativi che dettaglieranno i requisiti, le prove valutative e le commissioni responsabili della selezione.
Tra le possibili critiche vi è il timore che il ricorso a percorsi basati sull’esperienza possa indebolire principi di imparzialità e meritocrazia se non accompagnato da controlli stringenti. Al contrario, i sostenitori osservano che il mix tra concorsi e sviluppo di carriera può rendere la dirigenza più aderente alle esigenze operative delle amministrazioni.
Prossime fasi e implicazioni pratiche
Il testo dovrà ora essere esaminato dal Senato, dove il governo e la maggioranza intendono chiudere l’iter in tempi rapidi. Successivamente sarà necessario dare seguito con decreti attuativi e linee guida operative che dettaglieranno le modalità di selezione, i requisiti di esperienza e i criteri di valutazione.
L’implementazione coinvolgerà varie strutture interne: gli uffici del personale, gli organi di valutazione delle singole amministrazioni e la Scuola Nazionale dell’Amministrazione, chiamata a coordinare i percorsi formativi e i corsi-concorso. Sarà inoltre cruciale monitorare l’efficacia delle nuove norme nel tempo attraverso indicatori di performance e valutazioni ex post.
Complessivamente, la riforma rappresenta un tentativo di riequilibrare criteri di selezione e valorizzazione del capitale umano nella Pubblica amministrazione, con impatti su mobilità, governance e qualificazione delle figure dirigenziali che si definiranno nei passaggi attuativi successivi.