Maxi frana a Niscemi: abitazioni della zona rossa costrette alla delocalizzazione
- 28 Gennaio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
La frana si è arrestata davanti a una croce, probabilmente collocata in un giardino votivo, ma la precarietà della situazione a Niscemi, in provincia di Caltanissetta, rimane drammatica: il terreno circostante continua a sprofondare, molte abitazioni si stanno sgretolando e restano in bilico strutture di cemento e muri in tufo.
Il dissesto è un fenomeno noto da decenni e gli abitanti accusano una lunga inerzia istituzionale nella prevenzione. Il paese poggia su un sottosuolo composto da argille e gessi, con fenomeni franosi documentati fin dal Settecento e già riattivati nel 1997: la frana si è ripresentata negli stessi quartieri e inizialmente molti l’hanno scambiata per una scossa tellurica.
La frana e il contesto geologico
Secondo le prime ricognizioni il fronte della frana si estende per circa quattro chilometri e in alcune aree supera i cinquanta metri di profondità, con la formazione di un vero e proprio canyon. Il dissesto interessa più strati del terreno e la sua dinamica è condizionata dalla natura argillosa e gessosa del sottosuolo, caratteristiche che possono favorire scivolamenti estesi e repentini.
Don Giuseppe Cafà, parroco della chiesa del Sacro Cuore, ha descritto l’eccezionalità del fenomeno:
“I geologi dicono che non c’è paragone in tutta Europa. Non c’è mai stato un fenomeno del genere. Il fronte frana è esteso per circa 4 chilometri, in alcuni punti raggiunge la profondità di 50 metri. Si è creato un canyon, nel vero senso della parola.”
Impatto su popolazione ed economia
Circa 1.600 persone sono state già evacuate mentre il paese continua a scivolare verso la piana di Gela. Oltre al patrimonio edilizio, la frana mette in pericolo l’economia locale: Niscemi è nota per il carciofo violetto, ma l’area sostiene un sistema agricolo più ampio e strutturato che rischia gravi ripercussioni a medio termine.
È stata istituita una zona rossa che si estende per 150 metri a partire dalla cosiddetta «nicchia di distacco»: nelle aree perimetrate sono vietati accessi e attività non autorizzate per motivi di sicurezza. Le abitazioni sul coronamento della frana non saranno più agibili e molte famiglie dovranno essere ricollocate in via definitiva.
Ruolo delle istituzioni e prime misure
Sul posto si sono recati rappresentanti della magistratura e delle istituzioni preposte alla gestione dell’emergenza. Il capo della procura di Gela, Salvatore Vella, ha effettuato un sopralluogo per valutare elementi utili a eventuali accertamenti; il prefetto coordina gli aspetti di ordine pubblico e sicurezza; la protezione civile è impegnata nell’assistenza e nelle valutazioni tecniche.
All’interno del Centro operativo comunale si è svolto un incontro operativo con la partecipazione del capo della Protezione Civile nazionale, del presidente della Regione siciliana e di dirigenti regionali, oltre alle autorità locali. L’obiettivo è definire interventi immediati di soccorso, misure di tutela e un piano per la ricollocazione delle famiglie coinvolte.
Fabio Ciciliano ha sottolineato l’urgenza di valutare una delocalizzazione per le abitazioni a rischio:
“L’intera collina sta scendendo verso la piana di Gela. Le case prospicienti sul coronamento della frana non potranno più essere abitate e quindi è necessario ragionare su una delocalizzazione definitiva per quelle famiglie. Ci deve essere una fascia di sicurezza. Qualsiasi altra considerazione è prematura. Va comunicato a tutti che le case che sono sul ciglio e che sembrano integre non potranno essere raggiunte neanche dai vigili del fuoco per togliere i beni di queste abitazioni. Questo deve essere chiaro.”
Aiuti immediati e prospettive di ricollocazione
Per fronteggiare le necessità abitative immediate è previsto il ricorso al CAS (Contributo di autonoma sistemazione), un sostegno economico statale destinato alle persone evacuate per consentire soluzioni abitative temporanee. La misura prevede un contributo mensile pari a 400 euro per nucleo familiare più 100 euro per ogni componente, fino a un massimo complessivo di 900 euro al mese per la durata di un anno, nei casi previsti dai provvedimenti di sgombero.
Parallelamente si sta progettando un intervento più strutturato di ricollocazione: sono allo studio sia soluzioni abitative nuove finanziate con risorse pubbliche sia trasferimenti in immobili disponibili sul territorio. La Regione siciliana si è impegnata a predisporre un piano che garantisca una sistemazione stabile a chi non potrà rientrare nelle proprie abitazioni.
Renato Schifani, presidente della Regione siciliana e commissario nominato per l’emergenza legata al ciclone, ha illustrato l’impegno regionale sul fronte delle ricollocazioni:
“Per quanto riguarda la questione di chi perderà la casa, ci stiamo facendo carico di realizzare un progetto-programma di ricollocazione, a spese naturalmente pubbliche, in nuovi alloggi e di trasferimenti in alloggi già esistenti. C’è un piano che prevede di dare garanzie a tutti coloro i quali non potranno rientrare nelle loro abitazioni di poter avere una nuova casa. Questo è l’impegno della Regione.”
Riflessioni politiche e proposte di finanziamento
La vicenda ha aperto un confronto sulle risorse da destinare alla ricostruzione e alla mitigazione del rischio. In particolare sono state avanzate proposte per riprogrammare fondi nazionali non immediatamente spendibili verso interventi urgenti per i territori colpiti dal ciclone, con l’obiettivo di accelerare aiuti e opere di messa in sicurezza.
Elly Schlein è intervenuta sul tema delle risorse e della necessità di attenzione specifica per Niscemi:
“Chiediamo che la situazione di Niscemi sia trattata nella sua specificità perché è una situazione delicata, la frana è attiva. C’è bisogno di tutte le competenze migliori per capire come mettere in sicurezza questa situazione. La nostra vicinanza va a tutti i territori colpiti dal ciclone. Ci sono due miliardi di danni ed è insufficiente la cifra stanziata finora dal governo. Abbiamo proposto di dirottare risorse non immediatamente spendibili per dare risposte ai territori colpiti.”
Prossimi passi e scenari
Nei prossimi giorni sono previste indagini geologiche più dettagliate per definire l’estensione dei movimenti franosi e le priorità di intervento. Le autorità dovranno bilanciare le misure di emergenza con piani di lungo periodo per la gestione del rischio idrogeologico, compresa la possibile delocalizzazione degli insediamenti più esposti e investimenti in opere di consolidamento e monitoraggio.
La situazione di Niscemi mette in evidenza la necessità di politiche territoriali integrate che combinino prevenzione, pianificazione urbanistica e finanziamenti mirati, oltre a una rete di protezione sociale per le famiglie colpite. Le decisioni che saranno prese nei prossimi giorni determineranno l’entità degli interventi necessari per stabilizzare il territorio e garantire la sicurezza dei residenti.