Imu, tari e multe: la rottamazione che sblocca tutte le entrate comunali
- 28 Gennaio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Per i Comuni è esclusa la possibilità di applicare la rottamazione ai carichi fiscali affidati all’Agenzia delle Entrate Riscossione collegandosi alla sanatoria nazionale nota come rottamazione cinque. In compenso le amministrazioni locali possono decidere in autonomia quali definizioni agevolate concedere per le entrate proprie — come Imu, Tari o le tariffe dei servizi scolastici e degli asili nido — purché mantengano intatta la quota capitale e limitino gli sconti a interessi, sanzioni e oneri accessori, senza compromettere la sostenibilità finanziaria dell’operazione. Tale sostenibilità dovrà essere certificata dai revisori dei conti, preferibilmente supportati da una relazione tecnica comunale che valuti il tasso di adesione potenziale, i potenziali incassi e gli effetti sul bilancio.
Le istruzioni ai sindaci
L’Ifel, l’Istituto per la finanza e l’economia locale legato all’Anci, ha pubblicato una nota operativa rivolta alle amministrazioni, accompagnata da uno schema-tipo di regolamento da adottare per avviare le definizioni agevolate. La delibera che approva il regolamento comunale rappresenta il presupposto imprescindibile per applicare la nuova definizione agevolata introdotta dall’ultima legge di bilancio, mentre la rottamazione cinque dei tributi erariali rimane un percorso separato e senza possibilità di sovrapposizione con le iniziative locali.
Ifel ha precisato:
“Il regolamento comunale non può prevedere obblighi a carico dell’Agenzia delle Entrate Riscossione.”
Ifel ha aggiunto:
“Il limite dell’esclusione di qualsiasi decisione comunale con riferimento ai carichi affidati resta invalicabile.”
Sanatorie a tutto campo
Le offerte che i sindaci e i consigli comunali potranno rivolgere ai debitori devono dunque concentrarsi sulle entrate comunali gestite direttamente o tramite concessionari iscritti all’albo della riscossione. Tra le voci interessabili figurano Imu, Tari, Canone unico patrimoniale, oneri di urbanizzazione, tariffe scolastiche, rette degli asili nido e multe stradali quando la riscossione è di competenza dell’ente.
Su questi elementi l’ente può ridurre o azzerare interessi, sanzioni e oneri di riscossione, ma non può intervenire sulla quota capitale, che resta dovuta per intero.
Ifel ha osservato:
“La normativa consente di definire la quasi totalità delle entrate comunali proprie, incluse le sanzioni al codice della strada, essendo queste entrate patrimoniali di diritto pubblico.”
Nel caso delle multe, oltre alla possibilità di intervenire sugli interessi, è prevista anche la facoltà di ridurre o cancellare gli oneri legati alla riscossione. Inoltre, la legge di bilancio consente di includere nella definizione agevolata anche versamenti omessi o parziali non ancora accertati dall’ente, con il vantaggio per il contribuente di evitare interessi e sanzioni che altrimenti si maturerebbero, anche ricorrendo al ravvedimento operoso.
Questa opzione appare particolarmente efficace per la Tari, mentre per l’Imu emergono criticità specifiche. Sul fronte dell’imposta patrimoniale, per alcuni immobili — come le unità produttive e gli alberghi in categoria D — è prevista una quota fissa destinata allo Stato, che non può essere modificata da eventuali sanatorie comunali a meno che non si tratti di somme già accertate dall’ente. Inoltre, quando la riscossione riguarda importi non ancora accertati, diventa problematico predeterminare l’ammontare dovuto.
Le incognite su Tari corrispettiva e liti pendenti
Un tema di particolare complessità è la Tari corrispettiva, adottata in un numero crescente di amministrazioni per tarare la bolletta in base alla quantità effettiva di rifiuti prodotti. L’Ifel ritiene che anche questa voce possa, in linea di principio, rientrare nelle sanatorie locali, ma sollecita un chiarimento da parte del Governo attraverso un intervento normativo o interpretativo per dirimere ambiguità applicative.
Sul fronte delle liti pendenti, invece, pesa la mancata sospensione dei termini di impugnazione prevista dalla legge di bilancio: una lacuna che richiederà un intervento correttivo del Governo, verosimilmente attraverso il decreto legislativo sul federalismo fiscale, per stabilire modalità operative certe e uniformi tra gli enti.
In sintesi, le nuove definizioni agevolate offrono ai comuni uno strumento flessibile per recuperare gettito e favorire la compliance fiscale, ma richiedono prudenza tecnica: delibere regolamentari ben motivate, valutazioni previsionale dei flussi, e garanzie di sostenibilità finanziaria certificate dai revisori restano elementi necessari per evitare impatti negativi sui bilanci locali e per garantire trasparenza e parità di trattamento fra i contribuenti.