Legambiente: l’Italia rincorre le emergenze anziché prevenirle

Mentre proseguono le verifiche sui danni causati dall’ultima ondata di maltempo che ha colpito in particolare Sicilia, Calabria e Sardegna, Legambiente torna ad evidenziare il blocco attorno al Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC). Secondo l’associazione, l’Italia continua a intervenire prevalentemente in emergenza, senza una strategia di prevenzione strutturata. Nel frattempo il governo si sta preparando a dichiarare lo stato di emergenza per i territori colpiti dal ciclone Harry.

Stefano Ciafani ha affermato:

“Ancora una volta il Paese rincorre le emergenze invece di prevenirle.”

Un piano approvato ma mai finanziato

Il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC), atteso da anni e formalmente adottato, resta in gran parte sulla carta perché non sono state stanziate le risorse necessarie per tradurlo in interventi concreti. Anche nella più recente legge di bilancio non sono emersi stanziamenti dedicati al suo avvio operativo.

Legambiente chiede misure immediate: avviare l’attuazione del PNACC, approvare la legge contro il consumo di suolo ancora ferma in Parlamento dal 2012 e programmare interventi territoriali come il ripristino dei corsi d’acqua tombati e l’aumento della permeabilità del suolo attraverso sistemi di drenaggio urbano sostenibile. Per finanziare questi interventi l’associazione propone la riallocazione di risorse attualmente previste per il Ponte sullo Stretto.

Il PNACC ha l’obiettivo di ridurre la vulnerabilità di territori e infrastrutture agli impatti climatici, integrando misure di adattamento nei piani settoriali (urbanistica, trasporti, agricoltura, difesa del suolo). Senza un finanziamento stabile e una governance definita, le azioni rimangono frammentarie e reattive.

Eventi meteo estremi in aumento

I dati raccolti dall’Osservatorio Città Clima registrano per il 2025 in Italia 376 eventi meteorologici estremi, con un incremento del 5,9% rispetto al 2024. Tra le regioni più colpite figurano la Lombardia (50 eventi) e la Sicilia (45 eventi). Questa tendenza a peggiorare riflette l’aumento di fenomeni intensi e concentrati nel tempo.

Uno studio della Università di Mannheim evidenzia potenziali conseguenze economiche rilevanti: i danni provocati da ondate di calore, siccità e alluvioni potrebbero salire da circa 11,9 miliardi di euro nel 2025 a 34,2 miliardi nel 2029. L’aumento delle perdite economiche ha impatti diretti sui bilanci pubblici, sulle assicurazioni e sulla capacità di investimento per la prevenzione.

Dissesto idrogeologico: spesa alta, risultati deboli

Sul fronte del dissesto idrogeologico, una rielaborazione dei dati Rendis-Ispra mostra che, tra il 1999 e il 2024, sono stati impiegati circa 20,5 miliardi di euro per 25.903 interventi. Di questi, tuttavia, solo il 35,7% è stato portato a termine: 9.247 opere completate per un valore complessivo vicino a 5,6 miliardi.

Nonostante gli investimenti, il rischio idrogeologico è aumentato: oggi interessa il 94% dei comuni italiani, rispetto all’88% del 2015 e al 91% del 2018. Il fenomeno è attribuibile a problemi strutturali come la frammentazione degli interventi, ritardi progettuali, carenze nella manutenzione ordinaria e carenza di monitoraggio sul territorio.

Cosa manca ancora

Secondo Legambiente, pesa anche un assetto istituzionale incompleto. Non è ancora operativo il Forum permanente per informazione, formazione e supporto decisionale, l’organo consultivo pensato per affiancare l’Osservatorio nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici, istituito solo di recente e con quasi due anni di ritardo rispetto ai tempi previsti.

L’assenza di questi strumenti di consultazione e partecipazione rende debole la concertazione tra amministrazioni, comunità scientifica, soggetti economici e cittadini, riducendo l’efficacia delle politiche di adattamento. Per migliorare la resilienza occorrono linee di finanziamento dedicate, regole chiare di governance, piani territoriali integrati e potenziamento delle capacità tecniche locali.

Misure prioritarie suggerite includono la programmazione pluriennale degli interventi, la manutenzione ordinaria dei bacini idrografici, l’adozione diffusa di sistemi di drenaggio sostenibile nelle aree urbane e la formazione di amministratori e tecnici sul rischio climatico. Un approccio preventivo, coordinato e finanziato può ridurre costi futuri e proteggere vite e patrimoni.



Author: Tony
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