Inchiesta urbanistica: il tribunale del riesame dissequestra il progetto dei Rusconi in via Anfiteatro

Nuovo sviluppo nell’inchiesta sull’urbanistica milanese: il Tribunale del Riesame di Milano ha annullato il decreto di sequestro preventivo relativo alla torre residenziale Unico-Brera, in costruzione nella zona storica di Brera, in via Anfiteatro.

Decisione del Tribunale e motivazioni

Il cantiere era stato sottoposto a sequestro lo scorso dicembre nell’ambito di un’indagine che conta 27 indagati con ipotesi di reato quali abuso edilizio, lottizzazione abusiva e falso. Le difese hanno presentato ricorso, sostenendo che il provvedimento del giudice per le indagini preliminari non avesse valutato compiutamente le pronunce della giustizia amministrativa che avevano già riconosciuto la legittimità del titolo edilizio.

Nel ricorso le difese, rappresentate tra gli altri dagli avvocati Federico Papa, Fabio Todarello, Lodovico Mangiarotti e Michele Bencini, hanno eccepito che il gip Mattia Fiorentini, che aveva accolto la richiesta dell’accusa, non avrebbe preso in esame le sentenze del TAR e del Consiglio di Stato favorevoli al titolo.

I giudici del Riesame, nella composizione indicata con i cognomi Galli, Nosenzo e Amicone, hanno ritenuto fondati i motivi avanzati dalle difese e hanno annullato il decreto di sequestro.

Il progetto immobiliare

Il progetto denominato Unico Brera, promosso dai costruttori Carlo e Stefano Rusconi tramite la società Rs Srl, prevede la trasformazione di due preesistenze settecentesche — precedentemente demolite nel 2006 — in una torre di 11 piani alta oltre 34 metri, con 27 unità abitative e una capacità abitativa potenziale stimata in circa 45 persone.

I lavori, pianificati per concludersi nel 2026, sono stati autorizzati originariamente tramite una Scia (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) inquadrata come ristrutturazione edilizia nel 2019, con una successiva segnalazione in variante nel 2023. La campagna commerciale del progetto ha indicato prezzi di partenza elevati per le unità offerte, coerenti con la posizione centrale e i servizi promessi.

Questioni giuridiche e giurisprudenza

La controversia mette in luce la complessità interpretativa della normativa urbanistica: da un lato la procura sostiene l’applicazione delle norme urbanistiche risalenti agli anni Quaranta; dall’altro i privati invocano come riferimento il Testo unico dell’Edilizia adottato negli anni Duemila. La divergenza riguarda in particolare la qualificazione dell’intervento e lo strumento urbanistico da applicare.

Negli ultimi anni alcune pronunce rilevanti hanno inciso sul dibattito: sentenze della Cassazione e del Consiglio di Stato hanno sottolineato la centralità dello strumento del Piano attuativo in determinati contesti e hanno circoscritto la nozione di ristrutturazione, richiedendo che l’intervento sia strettamente connesso alla demolizione e al rispetto della sagoma preesistente.

Passaggi di proprietà e aspetti urbanistici

Tra gli indagati figurano professionisti già coinvolti in altre inchieste analoghe, come Marco Cerri, Giovanni Oggioni e Alessandro Scandurra. Nell’ambito delle verifiche la procura aveva inoltre esaminato i trasferimenti di proprietà dell’area: il lotto risultava nella disponibilità pubblica tra il 2007 e il 2008, poi inserito nei Piani di Alienazione e Valorizzazione del Comune e assegnato ai due fondi indicati come Milano 1 e Milano 2.

Successivamente la proprietà fu aggiudicata a BNP Paribas, che a sua volta cedette l’area a soggetti privati dopo aver ottenuto pareri favorevoli dalla Commissione per il paesaggio. In origine il lotto aveva una dimensione di circa 400 metri quadrati in via Anfiteatro, un’area che confina con il Parco Sempione e l’Arena civica.

Conseguenze e prospettive

Il dissequestro del cantiere potrebbe rimettere in discussione l’impianto accusatorio e influire sugli sviluppi processuali futuri, aprendo la strada a ulteriori approfondimenti tecnici e giuridici. Sul piano amministrativo e urbanistico la vicenda evidenzia la necessità di chiarimenti normativi e di un più coerente coordinamento tra i diversi livelli di tutela, sia amministrativi sia giudiziari.

Per comprendere meglio il quadro istituzionale: il Tribunale del Riesame valuta la legittimità delle misure cautelari adottate dall’autorità giudiziaria penale; il TAR è l’organo che pronuncia sulle controversie amministrative in primo grado; il Consiglio di Stato è il giudice amministrativo di ultima istanza; la Cassazione rappresenta invece la corte di legittimità per le questioni penali e civili. La coesistenza di più ordinamenti giurisdizionali rende frequente la necessità di un raccordo interpretativo sui profili urbanistici complessi.

Nei prossimi mesi si attendono le determinazioni della magistratura ordinaria e, se necessario, nuovi approfondimenti da parte degli organi amministrativi competenti, che dovranno valutare gli aspetti tecnici, urbanistici e paesaggistici alla luce delle pronunce giurisprudenziali più recenti.



Author: Tony
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