Piano casa di Milano: il comune prepara i prossimi 5 bandi, operatori chiedono correttivi
- 23 Gennaio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Il Comune di Milano avvierà a febbraio la seconda fase del Piano Casa, che prevede la realizzazione di circa 3.500 alloggi dopo il lancio timido dei primi 33 appartamenti in via Demostene, per i quali finora è pervenuta una sola manifestazione di interesse ritenuta valida e il cui bando si chiuderà a breve.
Per finanziare questa fase è emersa la possibilità di utilizzare fino a 100 milioni di euro di fondi europei FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) messi a disposizione ma non ancora spesi dalla Regione Lombardia, grazie a un’interpretazione che consente alla Regione di trasferire risorse non impegnate. Queste risorse andrebbero ad aggiungersi ai 30 milioni già stanziati da Palazzo Lombardia.
Tempistica e aree coinvolte
Da febbraio il Comune pubblicherà cinque nuovi avvisi di gara per aree di maggiori dimensioni: i primi tre bandi riguarderanno le aree di via Bovisasca, via San Romanello e via Sant’Elia; a marzo seguiranno gli interventi su via Zama–via Salomone e sul quartiere di Porto di Mare.
Per i due siti più estesi, via Zama–via Salomone e Porto di Mare, sono previsti in particolare dei concorsi di idee volti a selezionare proposte progettuali che tengano conto non solo dell’edificabilità, ma anche degli impatti ambientali, sociali e urbani.
Target abitativo e modello di gestione
L’obiettivo dichiarato è costruire alloggi destinati esclusivamente all’affitto, con un canone indicativo fissato a 80 euro per metro quadrato, pensati per fasce di reddito familiari compatibili con redditi medi — indicativamente tra i 1.500 e i 2.000 euro — cioè nuclei che oggi non rientrano negli assegnatari delle case popolari e trovano difficoltà ad accedere al mercato privato, diventato sempre più caro.
Il Comune intende affidare la realizzazione a operatori attivi nel housing sociale, in particolare alle cooperative, che tuttavia chiedono modifiche ai criteri iniziali dei bandi: la richiesta più rilevante è l’introduzione della possibilità di destinare il 20-30% degli alloggi alla vendita convenzionata, a prezzi comunque inferiore a quelli di mercato, per incrementare la sostenibilità economica degli interventi e rendere i bandi più appetibili e meno a rischio di desertificazione.
Il Comune ha confermato che si farà carico dei costi di bonifica delle aree interessate, un elemento considerato essenziale per attrarre investimenti e accelerare i tempi di cantierizzazione.
Finanziamenti, rischi e strumenti affiancati
L’impiego dei fondi FESR rappresenta un’opportunità per colmare un gap di risorse: il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale finanzia progetti di sviluppo e infrastrutturazione a livello regionale e, se mobilitato, può accelerare i programmi pubblici di edilizia residenziale. Il fatto che la Regione Lombardia disponga di risorse non ancora utilizzate impone però una rapida definizione delle procedure amministrative e una buona progettazione esecutiva per non perdere i finanziamenti.
I timori principali riguardano la partecipazione ai bandi: se le condizioni economiche non risultassero sostenibili per gli operatori, soprattutto per le cooperative che gestiscono progetti a finalità sociale, molti appalti potrebbero non ricevere offerte adeguate. La proposta di vendita convenzionata di una quota limitata degli immobili è vista come uno strumento di equilibrio tra missione sociale e fattibilità economica.
Obiettivi di lungo periodo e utilizzo del patrimonio pubblico
Il progetto comunale prevede, nel complesso, la costruzione di circa 10.000 appartamenti nell’arco di dieci anni, con una strategia che combina nuovo sviluppo e riuso del patrimonio esistente. Una parte delle soluzioni abitative potrà infatti nascere dalla riqualificazione o dall’acquisizione di locali sfitti appartenenti ad enti pubblici.
Per facilitare queste acquisizioni è stato istituito a Palazzo Marino un fondo di 20 milioni di euro, destinato all’acquisto e alla ristrutturazione di immobili pubblici inutilizzati che possano essere convertiti in risorse abitative. Questo strumento punta a integrare l’offerta e a contenere i costi complessivi del piano.
Nel complesso, il programma punta a rispondere alle crescenti esigenze abitative di fasce di popolazione escluse dal mercato libero, ma richiede un coordinamento tra amministrazione locale, Regione, operatori sociali e potenziali finanziatori per garantire non solo la realizzazione degli interventi ma anche la loro sostenibilità gestionale e sociale nel medio-lungo periodo.