Automotive sotto pressione: domanda debole e scenari incerti

L’industria automobilistica si prepara ad affrontare un altro anno con venti contrari: secondo l’Outlook 2026 di S&P Global Ratings, le tensioni sui dazi potrebbero attenuarsi rispetto al 2025, ma la domanda rimane debole e le prospettive restano caute sui tre mercati globali principali: Usa, Europa e Cina.

Le tensioni derivano da fattori molteplici, tra cui il rialzo dei costi di produzione, la pressione sui prezzi indotta dalla concorrenza internazionale e le revisioni normative sui veicoli elettrici, elementi che pesano sulle marginalità e sui flussi di cassa delle case automobilistiche.

Prospettive globali per il 2026

S&P Global Ratings evidenzia che, sebbene l’accordo sui dazi appaia migliorativo rispetto alle premesse, la capacità dei costruttori di trasferire aumenti di costo sui prezzi di vendita è limitata dall’accessibilità dei consumatori in un contesto inflazionato.

Vittoria Ferraris ha spiegato:

“I produttori mostrano soddisfazione per un accordo migliorativo rispetto alle premesse, ma la capacità di trasferimento del costo aggiuntivo sui prezzi è frenata dall’accessibilità dei consumatori a un mercato inflazionato.”

Ai fattori economici si sommano sviluppi regolatori: le autorità americane hanno introdotto correzioni alle strategie sugli EV che stanno spingendo le case a rivedere programmi e investimenti, con potenziali impatti su margini e liquidità.

Liquidità e casi aziendali

In questo contesto, alcune aziende hanno riportato risultati di cassa migliori delle previsioni grazie a misure di contenimento degli investimenti e al rinvio di progetti. È il caso di Volkswagen, che ha comunicato una liquidità superiore alle attese per il 2025.

I dati aziendali indicano un flusso di cassa operativo di circa 6 miliardi, superiore alle previsioni iniziali, con una liquidità netta che ha superato i 34 miliardi rispetto ai circa 30 miliardi attesi.

La reazione del mercato è stata positiva: il titolo di Volkswagen ha registrato un rialzo vicino al 6% a Francoforte.

Impatto dell’accordo UECina e competitività

In Europa, l’introduzione di una piattaforma di accordo tra UE e Cina sui prezzi minimi potrebbe incrementare la pressione competitiva. L’obiettivo politico è contenere pratiche di prezzo aggressive e tutelare la produzione locale, ma l’efficacia dipenderà dall’applicazione e dal monitoraggio delle regole.

Vittoria Ferraris ha aggiunto:

“È sensato, in questa fase, negoziare con i produttori cinesi e cercare di legare il mercato a comportamenti di prezzo regolati.”

Le normative ambientali e di emissione previste per il 2030 continuano a esercitare una forte pressione sui costruttori. Sebbene i vincoli siano cambiati solo marginalmente, impongono investimenti significativi in tecnologie pulite, con ricadute su struttura dei costi e programmi industriali.

Il 2026 vedrà anche l’arrivo di nuovi modelli europei posizionati per competere sui livelli di prezzo dei costruttori orientali, ma la quota di mercato cinese in Europa — salita al 7% nel 2025 — è attesa in ulteriore crescita verso la doppia cifra nel medio-lungo periodo.

Vittoria Ferraris ha spiegato:

“Nel lungo termine si prevede un ulteriore aumento verso la doppia cifra.”

La competizione si concentrerà principalmente sui produttori cinesi, i quali stanno affrontando una riduzione dei sussidi domestici e una crescente pressione sui prezzi, fattori che potrebbero deprimere la domanda interna e spingere maggiormente le esportazioni a prezzo aggressivo.

Il mercato cinese e le fasce di prodotto

Nonostante le difficoltà generali, la Cina rimane un mercato strategico e impegnativo. Per le case europee che operano in fasce di prezzo superiori, i cambiamenti strutturali dovrebbero risultare limitati, mentre la pressione sarà maggiore tra gli operatori locali che competono sul prezzo.

Vittoria Ferraris ha dichiarato:

“La Cina resta un mercato impegnativo; nella fascia di mercato dove operano le case europee non dovrebbero esserci grossi cambiamenti.”

Previsioni di mercato e rischi principali

Per le consegne di veicoli si attende un 2026 sostanzialmente stabile rispetto al 2025: non è prevista una contrazione significativa, ma nemmeno una ripresa marcata. La principale incertezza riguarda la domanda negli Usa, che potrebbe influenzare in modo sensibile i volumi globali.

Vittoria Ferraris ha concluso:

“Già il 2025 si è chiuso su livelli accettabili, considerando le aspettative. La stabilità dovrebbe proseguire anche nel 2026; l’unica vera incognita da questo punto di vista è la domanda Usa.”

In sintesi, il settore automobilistico affronta un periodo di transizione complesso, caratterizzato da pressioni regolatorie, riassetti strategici legati alla mobilità elettrica e dinamiche competitive internazionali che richiederanno aggiustamenti strategici e prudenza nella gestione della liquidità e degli investimenti.



Author: Tony
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