Dazi: cosa rischia l’Italia se scoppia la guerra dello champagne tra Usa e Francia

L’annunciata da parte del presidente Donald Trump di una presunta «guerra allo Champagne» e di possibili dazi fino al 200% a seguito dell’invio da parte della Francia di un contingente in Groenlandia ha creato preoccupazione anche tra i produttori italiani di spumante.

Decisioni e dichiarazioni così improvvise possono colpire inizialmente i concorrenti francesi ma rischiano di estendersi rapidamente, coinvolgendo esportatori di altri paesi, compresa la Italia.

Reazioni immediate e contesto politico

La minaccia di dazi è giunta dopo il rifiuto del presidente Emmanuel Macron di aderire al Board di pace su Gaza e in seguito all’annuncio dell’invio di soldati in Groenlandia. In una prima fase era circolata l’ipotesi di un dazio aggiuntivo del 10% (per un’aliquota complessiva del 25%) per i Paesi coinvolti, successivamente accompagnata da misure mirate nei confronti della Francia.

Le dichiarazioni di possibili ritorsioni tariffarie hanno avuto effetti immediati sui mercati: le borse europee hanno registrato perdite e molti titoli legati al lusso e al vino hanno subito ribassi, tra cui il gruppo LVMH, proprietario di marchi come Moët & Chandon, Krug e Veuve Clicquot.

Dati di produzione e mercati dello Champagne

Non è stato rilasciato alcun commento ufficiale dal Comité Champagne. Secondo le rilevazioni, la produzione complessiva di Champagne nel 2025 è stata di circa 266 milioni di bottiglie, delle quali poco più della metà (156 milioni) sono state destinate all’export.

I principali mercati esteri per lo Champagne sono i Stati Uniti (circa 27 milioni di bottiglie all’anno), seguiti dal Regno Unito (22 milioni) e dal Giappone (circa 12 milioni). Un aumento dei dazi verso gli Stati Uniti avrebbe quindi un impatto rilevante sulle esportazioni francesi.

La posizione dei produttori italiani

I produttori italiani non vedono con favore la prospettiva di sanzioni che colpiscano colleghi oltralpe: un’escalation commerciale dovuta a scelte politiche estemporanee rischia di alterare i mercati in modo imprevedibile.

Il direttore del Consorzio del Prosecco Doc, Luca Giavi, ha sottolineato la differenza tra i prodotti e il rispetto verso la produzione francese:

“Innanzitutto realizziamo vini diversi che si rivolgono a segmenti di mercato distinti. Non interpretiamo una situazione simile come un’opportunità: preferiamo competere sul campo, cercando di affermarci per qualità e capacità commerciale. Il confronto con lo Champagne non è il nostro approccio; guardiamo ai produttori francesi con rispetto e impariamo da loro, quindi notizie di questo tipo non possono essere motivo di soddisfazione.”

Per il Consorzio del Prosecco Doc i Stati Uniti rappresentano il primo mercato di sbocco: assorbono oltre 120 milioni di bottiglie all’anno di Prosecco. Nonostante le tensioni commerciali, al dato più recente relativo allo scorso ottobre le vendite sul mercato statunitense avevano registrato un +2,1% in volume e un +2,3% in valore.

Implicazioni commerciali e istituzionali

Misure unilaterali di carattere tariffario possono avere effetti a catena su intere filiere: dai costi logistici alle strategie di prezzo, dalle relazioni diplomatiche ai ricorsi negli organismi multilaterali. I meccanismi di difesa commerciale e gli strumenti della governance internazionale, come le procedure presso l’Organizzazione mondiale del commercio, diventano rilevanti quando si tratta di contestare o mitigare provvedimenti analoghi.

Per le imprese vinicole europee e italiane, la priorità resta la stabilità delle regole commerciali e la possibilità di operare in mercati prevedibili. Le associazioni di settore e le istituzioni pubbliche nazionali ed europee giocano un ruolo centrale nel difendere gli interessi degli esportatori e nell’avviare il dialogo diplomatico necessario per evitare escalation dannose.

In conclusione, fra timori economici e valutazioni politiche, i produttori italiani preferiscono misurarsi sul mercato con prodotti e strategie proprie, auspicando soluzioni basate sul confronto istituzionale e sul rispetto di regole condivise.



Author: Tony
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