Microplastiche da pneumatici: concentrazioni record nelle aree urbane
- 18 Gennaio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Non è soltanto lo smog degli scarichi a influire sulla qualità dell’aria urbana: un contributo significativo proviene anche dalle microplastiche generate dall’usura degli pneumatici, che in aree caratterizzate da intenso traffico e frequenti frenate possono raggiungere concentrazioni fino a cinque volte maggiori rispetto a zone meno trafficate.
La scoperta emerge da uno studio realizzato nell’ambito del progetto europeo Polirisk, con il coinvolgimento degli esperti del ENEA, che ha misurato la presenza di particelle di gomma e altri marcatori in tre contesti urbani differenti per comprendere le variazioni in funzione delle condizioni di circolazione.
Contesto del progetto e obiettivi
Il progetto europeo Polirisk mira a valutare i rischi derivanti da inquinanti emergenti, integrando dati ambientali per valutare potenziali impatti su ecosistemi e salute pubblica. Il contributo del ENEA si è concentrato sulla quantificazione delle particelle rilasciate dall’usura di pneumatici e sulla loro correlazione con altri inquinanti legati al traffico veicolare.
I risultati raccolti costituiscono una base per studi futuri che intendono verificare possibili associazioni tra esposizione a queste microplastiche e effetti sanitari, nonché per orientare strategie di mitigazione e regolamentazione a livello locale ed europeo.
Dichiarazioni dei ricercatori
Maria Rita Montereali ha osservato:
“In contesti urbani una delle principali sorgenti di microplastiche è costituita dalle minuscole particelle generate dall’attrito degli pneumatici sull’asfalto durante la normale circolazione: finora pochi studi hanno misurato queste concentrazioni atmosferiche.”
Lo studio è stato condotto da un gruppo di ricercatrici, tra cui Laura Caiazzo e Sonia Manzo, che hanno coordinato il monitoraggio e l’analisi dei campioni per identificare marcatori chimici e fisici riconducibili alla gomma degli pneumatici.
Metodologia e siti monitorati
Il monitoraggio è stato svolto nel periodo 2022-2023 su tre siti caratterizzati da condizioni di traffico differenti: una strada urbana con traffico intermittente stop-and-go, un tratto di autostrada a flusso elevato ma scorrevole, e un parco cittadino distante circa cinquanta metri dalla strada secondaria più vicina.
Per l’analisi della qualità dell’aria sono stati usati marcatori rappresentativi della gomma sintetica e naturale, oltre a un marcatore specifico, il benzotiazolo, impiegato nei processi di vulcanizzazione e utile per tracciare l’origine degli apporti da pneumatici.
Parallelamente sono stati monitorati altri inquinanti connessi al traffico: metalli derivanti dall’usura dei freni come ferro, rame, cromo e manganese, nonché indicatori delle emissioni da motore, per valutare possibili correlazioni con le microplastiche identificate.
Risultati principali
Le misure hanno evidenziato le concentrazioni più basse di particelle di gomma nell’area del parco, mentre i valori più elevati sono stati registrati nella zona a traffico intermittente stop-and-go. I livelli rilevati vicino all’autostrada sono risultati compresi, in media, tra 7,8 e 18,1 ng/m³ per i marcatori selezionati.
Rispetto al parco, le concentrazioni di gomma sintetica e naturale erano in media fino a 3 volte più alte lungo l’autostrada e quasi 5 volte maggiori nella zona caratterizzata dal traffico stop-and-go.
Altri inquinanti osservati e correlazioni
Anche le concentrazioni di benzotiazolo risultavano più elevate nelle aree a traffico: circa 2,4 volte superiori vicino all’autostrada e 4,6 volte maggiori nella zona stop-and-go rispetto al parco, rafforzando il ruolo di questo composto come indicatore dell’usura degli pneumatici.
Laura Caiazzo ha spiegato:
“Sebbene il benzotiazolo sia presente anche in altri prodotti industriali, nei nostri campioni mostra una forte correlazione con altri indicatori della presenza di particelle di gomma nell’aria, rendendolo utile per distinguere gli apporti riconducibili agli pneumatici.”
Complessivamente, le concentrazioni di metalli attribuibili all’usura dei freni sono risultate da tre a otto volte superiori nelle aree trafficate rispetto al parco. Inoltre, rispetto all’autostrada, l’area con traffico intermittente stop-and-go presentava le quantità più elevate di elementi metallici nell’aria, con incrementi compresi tra 2 e 4,8 volte.
Implicazioni per salute pubblica e politiche
I risultati sottolineano l’importanza di considerare le microplastiche da pneumatici nei programmi di monitoraggio urbano della qualità dell’aria e nelle valutazioni del rischio sanitario. La presenza concomitante di metalli da usura dei freni e di composti organici come il benzotiazolo solleva questioni relative all’esposizione cronica e agli effetti a lungo termine.
Per ridurre l’esposizione si possono valutare interventi tecnologici e di gestione del traffico: materiali per pneumatici a minore usura, sistemi di raccolta e filtrazione nelle aree urbane, misure di moderazione del traffico e l’estensione di zone a basse emissioni. I dati ottenuti potranno inoltre supportare studi epidemiologici mirati a chiarire eventuali legami con esiti sanitari.
La disponibilità di misure puntuali e comparate tra diversi scenari di traffico rappresenta un elemento utile per le autorità locali e i decisori europei impegnati nella definizione di normative e linee guida volte a mitigare l’inquinamento derivante dall’usura del veicolo.