L’impatto ambientale della sanità: quanto inquinano davvero gli ospedali?
- 18 Gennaio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Ogni giorno le strutture ospedaliere generano grandi quantità di rifiuti e consumano energia in misura rilevante: guanti, mascherine monouso, materiali di medicazione e imballaggi farmaceutici vengono eliminati costantemente, mentre impianti di illuminazione, riscaldamento e condizionamento funzionano gran parte del tempo, determinando un impatto ambientale spesso poco visibile ma concreto.
Secondo la Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il comparto sanitario è responsabile di circa il 5% delle emissioni globali di gas serra. Senza interventi strutturali, le emissioni del settore potrebbero arrivare, entro il 2050, a circa sei gigatonnellate annue di CO₂, una quantità comparabile a quella prodotta da oltre un miliardo di automobili, il che mette in evidenza il paradosso di un sistema dedicato alla cura della salute che contribuisce significativamente al degrado ambientale.
Le analisi di Health Care Without Harm rilevano che, se il sistema sanitario fosse considerato uno Stato, occuperebbe una posizione tra i maggiori emettitori mondiali. In particolare, gli ospedali presentano un’impronta carbonica rilevante: la produzione e la gestione di materiali come farmaci, dispositivi medici e strumenti rappresentano una quota consistente delle emissioni complessive, mentre il consumo energetico delle strutture, i trasporti e lo smaltimento dei rifiuti speciali contribuiscono in modo sostanziale.
La sfida
La transizione verso una sanità sostenibile è ormai riconosciuta come una priorità a livello internazionale. Alla conferenza sul clima COP26 del 2021 numerosi Paesi hanno assunto impegni per rendere i sistemi sanitari a basse emissioni; alcuni hanno fissato obiettivi di net‑zero entro il 2050. Anche la Unione Europea ha inserito la sanità nella propria agenda climatica, in particolare nel quadro del Green Deal europeo, benché gran parte delle iniziative si sia concentrata finora maggiormente sull’adattamento ai cambiamenti climatici rispetto alla decarbonizzazione diretta del settore sanitario.
Tra le politiche che possono incidere sul profilo emissivo della sanità figurano strategie per una farmacia sostenibile, la digitalizzazione dei servizi per ridurre spostamenti e consumi, e misure per promuovere una filiera alimentare ospedaliera più sostenibile. Queste azioni mirano non solo a ridurre le emissioni, ma anche a migliorare l’efficienza economica e la resilienza delle strutture nel medio-lungo termine.
Ridurre l’impatto del settore comporta interventi su più fronti: ripensare la produzione e il ciclo di vita dei dispositivi medici, incentivare l’economia circolare nella fornitura di beni sanitari, migliorare l’efficienza energetica degli edifici e adottare modalità di smaltimento meno impattanti rispetto all’incenerimento, privilegiando il recupero e il trattamento a basso impatto quando possibile.
Esempi e soluzioni pratiche
In Europa alcune strutture hanno già sperimentato soluzioni efficaci. Nella Catalogna, l’ospedale universitario di Mollet del Vallès, progettato con criteri di sostenibilità, ha integrato sistemi di geotermia, raccolta delle acque piovane e climatizzazione radiante; l’aggiunta successiva di pannelli solari e serramenti ad alte prestazioni ha contribuito a una riduzione significativa delle emissioni nonostante l’aumento dei volumi di attività.
A Barcellona, l’Hospital de la Santa Creu i Sant Pau ha lanciato il progetto Green Breath per diminuire l’impatto ambientale degli inalatori a base di idrofluorocarburi, gas serra ad elevato potenziale radiativo. Il progetto comprende un database che classifica gli inalatori per impatto ambientale e un algoritmo di supporto alle prescrizioni, così che i clinici possano bilanciare efficacia terapeutica e sostenibilità ambientale. Sulla scia di queste iniziative, nel 2025 è stata pubblicata in Spagna la prima guida nazionale per una prescrizione sostenibile degli inalatori.
Altri interventi replicabili a livello ospedaliero comprendono l’installazione di impianti fotovoltaici e di accumulo, la riqualificazione energetica degli edifici, l’adozione di sistemi di sterilizzazione e lavaggio che favoriscano il riuso sicuro di dispositivi ove possibile, politiche di approvvigionamento verde (green public procurement) orientate a prodotti con minore impatto climatico e la raccolta differenziata mirata per i rifiuti sanitari non pericolosi.
Implicazioni politiche e istituzionali
La transizione richiede coordinamento tra ministeri della salute, enti locali, autorità ambientali e soggetti appaltanti. Le politiche pubbliche possono facilitare i cambiamenti attraverso incentivi finanziari per gli investimenti in efficienza e rinnovabili, l’introduzione di requisiti minimi nelle gare d’appalto e la definizione di standard di rendicontazione delle emissioni per le strutture sanitarie.
Strumenti di governance, come inventari delle emissioni, target intermedi e obblighi di monitoraggio, sono fondamentali per misurare i progressi e indirizzare risorse. A livello operativo, è altresì cruciale formare il personale sanitario sulle pratiche sostenibili e integrare criteri ambientali nelle linee guida cliniche senza compromettere la sicurezza e l’efficacia delle cure.
Verso una sanità a basse emissioni
La riduzione dell’impatto ambientale della sanità è una sfida complessa che richiede investimenti, innovazione tecnologica e cambiamenti organizzativi. Lavorare su prevenzione, efficienza, filiere sostenibili e scelte terapeutiche più consapevoli può ridurre significativamente le emissioni del settore, migliorando al contempo la qualità dei servizi offerti.
Il progresso dipenderà dalla collaborazione tra governi, strutture sanitarie, produttori e comunità scientifica per fissare obiettivi misurabili, finanziare la transizione e garantire che la sostenibilità diventi un elemento integrante della cura della salute, piuttosto che un aspetto secondario.