Il caos degli asili nido: dove costano di più e dove si paga anche la mensa

I servizi per la prima infanzia mostrano una forte disomogeneità a livello nazionale, con differenze significative nelle rette applicate dai Comuni. Un confronto delle rette mensili per i nidi, calcolate per nuclei familiari con Isee di 15.000 euro e un figlio, evidenzia una media nazionale intorno ai 293 euro, ma con punte molto diverse sul territorio: a Prato la retta raggiunge i 449 euro, a Belluno 440 euro, a Aosta 425 euro e a Genova 418 euro. Sul versante opposto, alcuni Comuni offrono il servizio gratuitamente: a Mantova la retta è pari a zero, mentre a Catanzaro e Lecce si attestano intorno agli 80 euro; altre realtà come Cremona, Viterbo, Rimini e Rieti riportano rette di circa 100 euro.

Il servizio mensa introduce un ulteriore elemento di disparità: alcuni Comuni includono la mensa nella retta, come avviene a Ancona e Bolzano (con rette rispettivamente di 273 e 102 euro), mentre altri la fatturano separatamente con importi talvolta rilevanti. Esempi di quote mensa distinte sono quelle di Reggio Emilia (135 euro), Campobasso (129 euro), Parma (124 euro) e le situazioni a 120 euro registrate a Catanzaro e Como.

Negli ultimi anni il ricorso all’esternalizzazione e alle convenzioni da parte delle amministrazioni locali è aumentato, producendo variabilità nella qualità dell’offerta e nelle condizioni lavorative del personale educativo. Allo stesso tempo, le rette rimangono spesso gravose per molte famiglie, in particolare per i nuclei monoreddito, creando il rischio di esclusione proprio per quei bambini che più beneficerebbero di un’esperienza educativa precoce.

Distribuzione territoriale e incongruenze nelle compartecipazioni

Uno studio del servizio Stato sociale della Uil, diretto dal segretario confederale Santo Biondo, mette in luce come il grado di compartecipazione alla spesa richiesto dalle amministrazioni locali vari in modo sensibile sul territorio nazionale, spesso senza correlazione con la quantità o la qualità dei servizi offerti. Le differenze emergono anche tra città vicine con parametri socioeconomici simili: a Bari la retta è di 158 euro mentre a Crotone è di 120 euro; a Milano si registrano 251 euro contro i 107 euro di Cuneo. In Toscana i valori oscillano dai 308 euro di Pisa ai 193 euro di Livorno, fino ai 449 euro di Prato.

Uil ha osservato:

“I nidi per la prima infanzia continuano ancora, erroneamente, a essere classificati come servizi pubblici a domanda individuale.”

Uil ha aggiunto:

“Questa impostazione attribuisce ai Comuni un’ampia discrezionalità nella definizione delle tariffe, nonostante il riconoscimento dei nidi come parte integrante del sistema educativo nazionale.”

Impatto economico sulle famiglie e sostenibilità del sistema

La criticità principale riguarda la sostenibilità economica del servizio: le rette richieste alle famiglie restano spesso elevate, con un impatto particolarmente significativo sui nuclei monoreddito e sulle famiglie con redditi bassi. Questo fenomeno può tradursi in un esclusione dall’accesso precoce all’educazione per i bambini più vulnerabili, contraddicendo politiche di inclusione e contrasto delle disuguaglianze.

Uil ha sottolineato:

“Le rette richieste alle famiglie restano spesso elevate, soprattutto per i nuclei monoreddito, con il rischio di escludere proprio quei bambini che avrebbero maggiore bisogno di un’esperienza educativa precoce.”

Per comprendere le dinamiche di accesso è utile ricordare che l’Isee (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) condiziona l’entità delle rette in molte amministrazioni locali. La mancanza di un’uniformità nazionale nelle scale di contribuzione determina forti discrepanze e rende difficile pianificare interventi mirati di sostegno alle famiglie più fragili.

Obiettivi di copertura, Pnrr e quadro finanziario

Il governo ha ridotto l’obiettivo di copertura dei posti negli asili nido regionali al 15% nel Piano Strutturale di Bilancio, una soglia distante dall’obiettivo europeo del 45% e dall’obiettivo nazionale del 33%. Anche la revisione del Pnrr nel 2023 ha operato tagli: il target di posti è stato ridotto da 264.480 a 150.480, con una conseguente diminuzione della quota di fondi europei e lo spostamento di una parte rilevante dei finanziamenti su risorse nazionali.

Questi aggiustamenti hanno introdotto incertezze sulla stabilità del quadro finanziario, sull’ammissibilità dei progetti e hanno determinato slittamenti nelle scadenze dei bandi, oltre a prolungare le procedure di riassegnazione delle risorse non utilizzate. Il risultato è un rallentamento della realizzazione delle strutture e dei servizi previsti.

Ufficio parlamentare di bilancio ha stimato che, anche nello scenario più favorevole, non si raggiungerà il target previsto: la mancanza sarebbe di circa 500 posti, mentre nello scenario meno favorevole il deficit potrebbe superare i 26.000 posti.

Il mancato raggiungimento degli obiettivi di copertura ha implicazioni rilevanti non solo sul piano educativo, ma anche su quello occupazionale e sociale: una maggiore offerta di servizi per la prima infanzia è infatti correlata a una maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro, a una riduzione delle disuguaglianze e a benefici a lungo termine nello sviluppo delle competenze infantili.

Prospettive e possibili interventi

Per ridurre le disuguaglianze territoriali e migliorare l’accesso ai servizi per la prima infanzia, le opzioni di policy possono includere il rafforzamento di un quadro nazionale che definisca criteri uniformi per la compartecipazione, l’incremento dei trasferimenti statali mirati alle fasce di reddito più basse, e la previsione di standard minimi di qualità per le strutture e per le condizioni di lavoro del personale educativo. Inoltre, una maggiore stabilità delle risorse europee e nazionali dedicate al settore faciliterebbe la pianificazione a medio termine degli investimenti.

Un approccio coordinato tra Stato e Regioni, unitamente a meccanismi di monitoraggio trasparenti, potrebbe contribuire a contenere le disparità, sostenere le famiglie e favorire l’inclusione fin dalla prima infanzia, obiettivi cruciali per politiche di coesione e sviluppo sociale.



Author: Tony
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