Ferrari: nuovo patto, gli eredi del Drake potranno vendere il 5%

Il nuovo accordo parasociale che vincola il 32% del capitale di Ferrari ridefinisce gli equilibri tra i due azionisti principali, Exor e Piero Ferrari, introducendo una netta asimmetria nei diritti e nelle possibilità di recesso.

Secondo i termini del patto, Piero Ferrari ottiene un’ampia libertà d’azione: può vendere fino al 5% della partecipazione della casa di Maranello in qualsiasi momento senza invalidare l’accordo e ha la facoltà di disdire unilateralmente il patto «a sua discrezione», nonostante la durata triennale prevista.

Al contrario, per Exor è prevista una sola condizione che consente un’uscita anticipata: la possibilità si apre qualora Piero Ferrari e il suo Trust scendano al di sotto della soglia del 5% della società. Questa soluzione crea una differenza sostanziale nel trattamento dei due soci di riferimento.

La scelta di prevedere una tale asimmetria è riconducibile al contesto negoziale in cui le parti si sono confrontate, in particolare dopo la decisione di Exor di collocare sul mercato una quota del 4% del proprio pacchetto azionario e la successiva flessione delle quotazioni del titolo.

Le negoziazioni sul patto

Nei mesi precedenti all’estensione dell’accordo, entrambe le parti avrebbero inizialmente valutato diritti di recesso senza condizioni. Dal punto di vista giuridico non vi era l’obbligo di rinnovare l’intesa; il patto originario poteva restare in scadenza senza ulteriori estensioni.

Il patto parasociale originale era stato sottoscritto nel 2015, in prossimità della quotazione in Borsa di Ferrari, con l’obiettivo di assicurare una base azionaria stabile durante i primi anni di vita come società quotata. Nel decennio successivo la struttura di controllo è rimasta sostanzialmente invariata, mentre il valore di mercato del gruppo è cresciuto considerevolmente, fino a raggiungere una capitalizzazione di mercato molto elevata nei periodi più positivi.

La decisione di Exor di collocare il 4% del capitale nei primi mesi del 2025 ha rappresentato un punto di svolta che ha innescato il confronto tra soci e la necessità di rinegoziare i termini del patto per adattarli alle nuove condizioni di mercato e di governance.

Cos’è un patto parasociale e perché conta

Un patto parasociale è un accordo tra soci volto a coordinare comportamenti di voto, vincolare trasferimenti di azioni, stabilire modalità di nomina dei rappresentanti in consiglio e definire regole per la gestione di situazioni straordinarie. Questi strumenti sono frequentemente adottati nelle società con soci di riferimento per garantire stabilità e prevedibilità nelle scelte strategiche.

Tali patti possono avere effetti rilevanti sul governo societario: limitano la libertà di vendita delle azioni, proteggono maggioranze di fatto e influenzano la capacità degli azionisti di reagire alle dinamiche di mercato. Per questo motivo gli investitori e gli analisti seguono con attenzione ogni modifica agli accordi parasociali.

Implicazioni per il controllo e il mercato

L’introduzione di una clausola che consente a Piero Ferrari una libertà di recesso e di vendita più ampia rispetto a Exor altera la distribuzione dei poteri nell’azionariato. In termini pratici, la possibilità per uno dei soci di ritirarsi unilateralmente può incidere sulla stabilità delle alleanze e sulla prevedibilità delle scelte strategiche di medio-lungo periodo.

Dal punto di vista del mercato, l’asincronia nei diritti può essere interpretata in modi diversi: da un lato come una misura che tutela interessi specifici legati alla famiglia fondatrice e alla continuità storica del marchio; dall’altro come un elemento di incertezza che gli operatori finanziari valutano quando formano previsioni sulla governance e sul valore dell’azione.

Per gli organi di vigilanza e per il mercato dei capitali, l’attenzione si concentra su come questi accordi possano incidere sulla trasparenza e sull’equità tra azionisti, nonché sulle possibili ricadute in termini di liquidità e di stabilità del flottante azionario.

Scenari possibili e considerazioni finali

Nel breve termine, la nuova formulazione del patto dovrebbe garantire a Ferrari una maggiore certezza sul presidio del capitale di riferimento, ma lascia aperte questioni sulla governance operativa qualora uno dei due soci decida di esercitare i nuovi diritti di recesso.

Nel medio-lungo periodo è plausibile che le parti continuino a negoziare aggiustamenti, soprattutto se mutano le condizioni di mercato o le esigenze di pianificazione patrimoniale della famiglia Agnelli e del patrimonio della famiglia Ferrari. Gli osservatori istituzionali e gli investitori monitoreranno l’evoluzione del rapporto tra i soci di riferimento per valutare eventuali impatti sul valore e sulla strategia industriale del gruppo.



Author: Tony
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