Biopharma, Space Factory porta la ricerca farmaceutica in orbita

La ricerca biologica e farmaceutica si sposta in orbita: la società Space Factory, con sede a Napoli, ha siglato un accordo con l’Austrian Drug Screening Institute (Adsi) per condurre sperimentazioni biopharma nello spazio impiegando il minilaboratorio automatizzato MiniLab 1.0.

L’Adsi è un centro di ricerca dedicato allo sviluppo e allo screening di nuove molecole bioattive; al progetto partecipa anche la start‑up biotech italiana LifeTAIme Srl, che apporta competenze avanzate nella biologia degli organoidi e nell’intelligenza artificiale applicata alla fito‑ingegneria. L’integrazione tra ricerca spaziale, modelli biologici tridimensionali e approcci computazionali è alla base dell’esperimento Diana, finalizzato a identificare composti naturali utili alla prevenzione e al trattamento di disturbi legati allo stress cellulare e alla funzione riproduttiva.

Geppino Falco ha dichiarato:

“In orbita i processi cellulari si manifestano e si evolvono in modo accelerato, permettendo di ottenere evidenze sperimentali in tempi ridotti. Studieremo, nell’ambito della fitomedicina, modelli cellulari tridimensionali per individuare possibili terapie per l’endometriosi. Queste ricerche sono rilevanti sia per la tutela della salute degli astronauti impiegati in missioni di lunga durata sia per un ricaduta terapeutica a beneficio della popolazione sulla Terra.”

La società ha pianificato tre lanci, con il primo previsto entro l’anno: il ruolo di Space Factory sarà quello di attrezzare il MiniLab 1.0 e inviarlo in orbita per un successivo posizionamento sulla Stazione spaziale internazionale. L’azienda, controllata per il 90% dalla famiglia Salza e per il 10% dalla Graded di Vito Grassi, ha registrato un fatturato di circa 5 milioni nel 2024 e prevede di chiudere il bilancio 2025 intorno ai 7 milioni, con un portafoglio di progetti per il 2026 stimato in 12 milioni. L’organico è composto da circa 50 persone, di cui 20 dipendenti diretti.

Il progetto Diana e i suoi obiettivi

L’obiettivo principale del programma Diana è sfruttare il microgravità per accelerare l’osservazione di processi cellulari e individuare nuovi composti naturali con attività protettiva o terapeutica. In particolare, la ricerca punta a modulare meccanismi associati allo stress cellulare e alla fertilità, con ricadute potenziali sia per la medicina spaziale sia per il trattamento di patologie diffuse a terra, come l’endometriosi, che rappresenta una sfida clinica per la salute riproduttiva femminile.

Gli organoidi utilizzati nello studio sono modelli tridimensionali che replicano strutture tissutali complesse; combinando questi modelli con algoritmi di intelligenza artificiale, il consorzio mira a ottimizzare l’identificazione e la validazione di molecole naturali con potenziale terapeutico. Questo approccio multi‑disciplinare velocizza il ciclo di scoperta e aumenta la probabilità di traslare risultati preclinici in soluzioni applicabili nella pratica clinica.

Tecnologia dei MiniLab e logistica delle missioni

Space Factory ha sviluppato tre generazioni di MiniLab impiegate per indagare gli effetti della microgravità su modelli biologici. La tecnologia proprietaria di protezione termica, denominata Irene, consente il rientro autonomo e controllato dei payload, facilitandone il recupero e il riutilizzo, elemento competitivo nella logistica spaziale commerciale.

La versione più recente, il MiniLab 2.0, integra funzionalità di monitoraggio remoto che permettono il controllo in tempo reale degli esperimenti tramite dispositivi portatili, semplificando il lavoro degli operatori a terra e migliorando la raccolta di dati durante le missioni. Per l’immissione dei laboratori sulla Stazione spaziale internazionale è necessario coordinarsi con i gestori della piattaforma orbitale e rispettare norme di sicurezza biologica e standard di integrazione, aspetti che richiedono pianificazione tecnica e autorizzazioni specifiche.

Impatto scientifico, economico e prospettive

La possibilità di accelerare processi cellulari in ambiente microgravitazionale offre un vantaggio sperimentale per la biomedicina: risultati ottenuti in periodo ridotto possono orientare più rapidamente fasi successive di sviluppo farmaceutico. Ciò ha un valore strategico per le imprese biotech e per i centri di ricerca, che possono così comprimere tempi e costi di discovery.

Dal punto di vista economico, l’attività di Space Factory contribuisce alla crescita dell’ecosistema tecnologico e scientifico locale a Napoli e più in generale alla competitività nazionale nel settore spaziale applicato alla biotecnologia. L’integrazione tra ricerca spaziale, biopharma e tecnologie digitali come l’intelligenza artificiale apre nuove opportunità per partenariati pubblico‑privati, trasferimento tecnologico e sviluppo di filiere industriali ad alto valore aggiunto.

In prospettiva, le informazioni raccolte dagli esperimenti in orbita potrebbero tradursi in innovazioni terapeutiche per patologie legate allo stress cellulare e alla fertilità, oltre a fornire dati utili per la medicina degli equipaggi in missioni di lunga durata. Il progetto rappresenta dunque un esempio di come la ricerca spaziale possa generare benefici concreti anche per la salute pubblica sulla Terra.



Author: Tony
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