Referendum, la firma del Colle scatena battaglia legale tra i comitati

In serata il Presidente Mattarella ha apposto la firma al DPR di indizione del referendum. Nonostante nelle settimane precedenti siano circolate segnalazioni sul rischio di ricorsi, la sottoscrizione del capo dello Stato non è mai stata messa in discussione: essendo un atto amministrativo del governo, la valutazione di costituzionalità non rientra nelle sue competenze.

La firma ha però acceso ulteriormente lo scontro politico, che si concentra soprattutto sulla decisione dell’esecutivo riguardo alla data della consultazione popolare.

Controversia sulla fissazione della data

Il gruppo promotore formato da Comitato dei 15 promotori — che dichiara di aver raccolto quasi 400.000 firme — sostiene che debba essere applicata la prassi consolidata per stabilire il calendario referendario.

Comitato dei 15 promotori ha detto:

“La data deve essere fissata al termine dei 90 giorni concessi ai cittadini per raccogliere le firme”

Comitato dei 15 promotori ha aggiunto:

“Il governo ignora la Costituzione”

Il governo, invece, ha adottato un’interpretazione restrittiva della legge del 1970, collocando la data entro i 60 giorni successivi all’ordinanza della Cassazione che ha ammesso i quesiti presentati da alcuni parlamentari. Questa lettura della norma è alla base della divergenza procedurale tra esecutivo e promotori.

Dal fronte di Forza Italia è arrivata una critica dura ai promotori, con l’accusa che ulteriori raccolte non farebbero che alimentare logiche di rimborso elettorale.

Maurizio Gasparri ha detto:

“Ulteriori raccolte non producono alcuna conseguenza, se non quella di consentire a chi le promuove di accedere a rimborsi elettorali”

Enrico Costa ha detto:

“Gli aspiranti promotori ricorrono per bloccare quello stesso referendum per il quale stanno raccogliendo le firme”

Reazioni dei comitati per il no e delle opposizioni

I comitati contrari alla proposta, insieme a parte dell’opposizione, hanno alzato gli scudi accusando la destra di voler comprimere il confronto pubblico e accelerare i tempi per limitare il dibattito.

Giovanni Bachelet ha detto:

“La destra teme di perdere e accelera per strozzare il dibattito”

Il comitato per il no promosso dall’ANM ha avviato iniziative informative rivolte ai cittadini per spiegare le ragioni del voto contrario e favorire il confronto pubblico sul merito dei quesiti.

Anche il M5S ha lanciato la propria campagna di comunicazione, con messaggi chiari rivolti agli elettori e materiale di approfondimento destinato alla mobilitazione sui territori e sui canali social.

M5S ha detto:

“vota no al referendum salva-casta”

Posizioni dei partiti e possibili sviluppi

Il PD non ha ancora avviato una campagna formale, ma si è dichiarato impegnato nella tutela della Costituzione e dell’equilibrio tra i poteri, sottolineando l’importanza di un confronto informato e articolato.

Nel campo del sì i lavori sono invece già attivi: parte del centrodestra ha definito criteri per il finanziamento della campagna e sta definendo slogan e materiali, con l’obiettivo di strutturare un’azione coordinata sui territori.

Sul piano istituzionale la controversia apre prospettive di possibili ricorsi e questioni procedurali da dirimere: la determinazione della data incide sui tempi della raccolta firme, sulle modalità di finanziamento delle campagne e sul calendario politico-amministrativo. La Cassazione resterà un punto di riferimento per eventuali contenziosi interpretativi, mentre la definizione governativa della data influenzerà le strategie dei promotori e degli oppositori.

In assenza di una sintesi condivisa, è probabile che il dibattito si intensifichi nelle prossime settimane sia sul piano legale sia su quello politico, con ricadute sulla comunicazione pubblica e sull’organizzazione delle campagne referendarie da parte di tutti gli schieramenti.



Author: Tony
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