Pesca, crisi nera per le vongole: il fatturato crolla da 120 a 13 milioni, ecco perché
- 14 Gennaio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
La crisi nella pesca di molluschi nell’Alto Adriatico è ormai drammatica: le attività legate alle vongole hanno registrato la chiusura di circa 700 partite Iva, mentre il fatturato del settore è crollato da circa 120 milioni di euro (di cui 80 attribuiti alle vongole veraci e circa 40 ai lupini) a poco più di 13 milioni. Oltre 500 famiglie si trovano in seria difficoltà economica.
Il comparto, che copre oltre il 30% della produzione nazionale di vongole, ha recentemente riunito i vertici delle cooperative di pesca e della Regione Veneto per affrontare l’emergenza e chiedere interventi concreti.
La crisi del settore
Secondo quanto riferito dall’Agci Veneto (Associazione generale cooperative italiane del Veneto), molte imprese del comparto risultano inattive da oltre 15 mesi e non si intravedono prospettive realistiche di ripresa per il 2026. Le semine di recupero effettuate di recente non hanno dato esiti positivi: i campionamenti non hanno evidenziato la presenza di prodotto commerciale nelle aree interessate.
Questo quadro suggerisce la possibile presenza di sostanze inquinanti, come pesticidi o metalli pesanti, che attualmente non sono oggetto di monitoraggi sistematici da parte degli enti competenti, i quali si limitano prevalentemente a controlli stagionali sulla carica batterica.
Dichiarazioni dei rappresentanti
Gianni Stival ha detto:
“Siamo ormai fermi dal 2024. Molti incolpano il Granchio blu, ma le cause sono più profonde: inquinamento e cambiamento climatico. Il Granchio blu ha aggravato la situazione, ma incide per circa il 20% sul problema complessivo.”
Gianni Stival ha aggiunto:
“A queste specie aliene, come la noce di mare, che predano i molluschi, si uniscono effetti delle modifiche ambientali. Nel nostro bacino confluiscono fiumi importanti del Nord, dal Po al Tagliamento, dall’Adige al Livenza. Le alluvioni hanno aumentato la quantità di fanghi e detriti trasportati in mare e le temperature marine estive hanno raggiunto livelli mai registrati prima, con superfici intorno ai 30 °C e 28 °C in profondità.”
I fanghi e la perdita di habitat
I fanghi derivati dalle piene ma anche, secondo le segnalazioni dei pescatori, da possibili sversamenti industriali hanno ricoperto gli strati sabbiosi dei fondali, compromettendo l’habitat naturale dove i molluschi si riproducono. La presenza diffusa di fanghi ostacola la fase larvale e l’insediamento delle vongole, riducendo drasticamente la produttività.
Una cooperativa che in passato riusciva a pescare in media quattro quintali di vongole all’ora ha oggi un’attività quasi azzerata. Le licenze in possesso degli operatori sono spesso specifiche per le draghe idrauliche e non consentono la riconversione immediata ad altre forme di pesca, vincolando quindi le imprese a fermare le imbarcazioni piuttosto che adattarsi ad altri metodi produttivi.
Implicazioni istituzionali e necessità di intervento
La situazione richiede una risposta coordinata tra livello regionale, nazionale e comunitario. Occorrono approfondimenti scientifici per identificare le sostanze responsabili del calo produttivo e per aggiornare i protocolli di monitoraggio ambientale, includendo analisi su pesticidi, metalli pesanti e altre forme di contaminazione chimica che non sono coperte dai controlli correnti.
Sul piano politico e amministrativo, le possibili azioni includono il potenziamento dei sistemi di monitoraggio, indagini sulle fonti inquinanti a monte dei grandi corsi d’acqua, interventi di risanamento dei fondali, misure di sostegno economico alle famiglie e alle imprese colpite e programmi di ricerca applicata per tecniche di ripopolamento e di recupero degli habitat.
Sono inoltre necessari strumenti normativi che consentano flessibilità alle licenze di pesca in situazioni di emergenza, meccanismi di compensazione finanziaria e programmi di diversificazione economica per le comunità costiere, in modo da mitigare l’impatto sociale della crisi.
Prospettive e raccomandazioni
Per limitare il rischio che la crisi diventi strutturale occorre un piano integrato che comprenda ricerca scientifica, monitoraggi continui, azioni di prevenzione a monte (controllo delle acque di dilavamento agricolo e degli scarichi industriali), e interventi per il recupero ecologico dei fondali. Il coinvolgimento di università, centri di ricerca e dei rappresentanti del settore è fondamentale per definire misure efficaci e basate su dati verificabili.
Solo un approccio coordinato tra operatori, enti locali, amministrazioni nazionali e istituzioni europee potrà restituire sostenibilità economica e ambientale alla pesca delle vongole nell’Alto Adriatico e tutelare le comunità che dipendono da questa filiera.