Pensioni, il sistema regge ma è ora di ridurre gli anticipi

Il numero dei pensionati in Italia è tornato a crescere: nel 2024 risultano 16.305.880 beneficiari, un aumento di 75.723 unità rispetto al 2023.

L’incremento è attribuibile principalmente alle numerose vie d’uscita che derogano ai requisiti introdotti dalla riforma Fornero, oltre che alla crescita dei pensionati totalmente o parzialmente assistiti, che raggiungono quota 7,17 milioni (+43.170 rispetto al 2023) e rappresentano il 43,99% del totale.

Il rapporto

I dati sono contenuti nell’ultima edizione del Rapporto del centro studi e ricerche Itinerari Previdenziali, presentato a Montecitorio alla presenza del presidente della Camera Lorenzo Fontana, del vice premier Antonio Tajani e del Ragioniere generale dello Stato Daria Perrotta. Il documento registra un aumento della spesa pensionistica nel 2024, che ha raggiunto 286,14 miliardi di euro, ovvero 18,7 miliardi in più rispetto al 2023.

La crescita della spesa è spiegata sia dall’aumento del numero di pensionati sia dalla rivalutazione delle prestazioni. Parallelamente, grazie all’incremento dell’occupazione — con gli occupati che nel 2024 hanno superato stabilmente il livello di 24 milioni — e all’aumento delle retribuzioni, sono aumentate anche le entrate contributive che ammontano a 260,59 miliardi.

Il saldo previdenziale rimane in negativo, ma migliora: dal disavanzo di -30,72 miliardi del 2023 si passa a -25,55 miliardi nell’ultima rilevazione.

Alberto Brambilla ha osservato:

“Il sistema, tutto sommato, è in equilibrio.”

Alberto Brambilla ha aggiunto:

“La stabilità futura dipenderà dalla capacità di fronteggiare la più grande transizione demografica di tutti i tempi, tenendo sotto controllo sia l’età pensionabile, sia l’eccessiva commistione tra previdenza e assistenza.”

Queste affermazioni richiamano l’attenzione sulla necessità di politiche strutturali che tengano conto dell’invecchiamento della popolazione e della separazione dei meccanismi contributivi da quelli assistenziali, per garantire sostenibilità finanziaria nel medio-lungo periodo.

Migliora il rapporto tra attivi e pensionati

Nel 2024 il rapporto tra lavoratori attivi e pensionati è salito a 1,4758, il valore migliore registrato nella serie storica del rapporto, sebbene resti al di sotto della soglia di 1,5 indicata nelle edizioni precedenti come riferimento di sicurezza.

Per raggiungere la soglia dell’1,5 il rapporto suggerisce alcune leve politiche: contenere le troppe uscite anticipate, aumentare l’occupazione tra i giovani e le donne e adattare i contratti di lavoro alle diverse fasce di età mediante l’introduzione di un life cycle lavorativo, ossia percorsi professionali che riconvertono gradualmente il lavoratore verso mansioni adeguate all’età.

Tali misure richiedono interventi coordinati tra istituzioni pubbliche, parti sociali e imprese per riformare formazione, riconversione professionale e politiche attive del lavoro.

La composizione del deficit

A incidere sul deficit complessivo sono soprattutto le gestioni dei dipendenti pubblici, con un passivo superiore a 46 miliardi. In perdita risultano anche le gestioni degli artigiani (circa 3,8 miliardi) e dei coltivatori diretti (quasi 2 miliardi).

Contribuiscono invece positivamente al saldo alcune gestioni con saldi attivi: la gestione Flpd (fondo pensione lavoratori dipendenti) con un attivo di 11,58 miliardi, i commercianti con un saldo positivo di 590 milioni, la gestione separata dei lavoratori parasubordinati con un saldo positivo di 9,91 miliardi — effetto anche dell’istituzione relativamente recente, nel 1996 — e le casse privatizzate dei liberi professionisti con un saldo positivo di 4,43 miliardi.

La gestione separata è un regime contributivo che raccoglie i lavoratori parasubordinati e altre categorie flessibili, caratterizzato da una base contributiva e da meccanismi differenti rispetto alle gestioni tradizionali; la sua dinamica influisce significativamente sul bilancio complessivo dei flussi contributivi e delle prestazioni.

Indicatori demografici e prestazioni pro capite

Dal rapporto emerge che su 3,58 residenti in Italia almeno uno è pensionato, un valore rilevante se si considera che il picco dell’invecchiamento demografico è atteso intorno al 2045.

Ogni pensionato riceve in media 1,411 prestazioni: attualmente è in pagamento una prestazione ogni 2,561 abitanti, cifra che si interpreta come circa “una prestazione per famiglia”. La misura è stabile rispetto alle ultime rilevazioni, ma è destinata ad aumentare se si includono altri trasferimenti come l’assegno di inclusione e i trattamenti assistenziali erogati dagli enti locali, arrivando a una prestazione ogni 2,1 abitanti.

Questi indicatori mettono in evidenza le pressioni demografiche e finanziarie sul sistema di welfare e richiedono scelte di politica pubblica mirate a preservare l’equilibrio tra sostenibilità finanziaria e protezione sociale.



Author: Tony
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