Come la sorveglianza di massa non è mai finita

Nel giugno del 2013 la percezione che i cittadini statunitensi avevano del loro governo cambiò radicalmente: il velo si sollevò e apparve un sistema di sorveglianza di massa noto come PRISM.

Quel programma permise alla National Security Agency (NSA), con il supporto del FBI, di accedere a quantità di dati fino ad allora impensabili raccolti presso grandi aziende tecnologiche come Google e Microsoft e altre piattaforme digitali.

L’esposizione di queste pratiche provocò una reazione legislativa e giudiziaria: furono introdotte riforme, tra cui il passaggio del USA FREEDOM Act nel 2015, crebbe la mobilitazione di gruppi per la tutela della privacy e alcuni tribunali dichiararono illegittime prassi di raccolta dei dati telefonici operate dall’intelligence.

Tra continuità e mutamento

A livello pratico, però, quanto è cambiato davvero il panorama della sorveglianza dopo le rivelazioni?

Bruce Schneier said:

“Everything has changed, and nothing has changed.”

Secondo il noto esperto di sicurezza e ricercatore presso il Berkman Klein Center dell’Università di Harvard, la risposta è ambivalente: la sorveglianza è proseguita, ma con scala e strumenti profondamente diversi rispetto al periodo precedente alle rivelazioni.

Scala, granularità e nuove fonti di dati

Oggi vengono raccolti molti più dati e con un livello di dettaglio molto superiore: non più soltanto metadati telefonici, ma tracciamenti continui derivanti da smartphone, profili pubblicitari, telemetria delle app e dati aggregati da broker del mercato dei dati.

Giornalisti investigativi di un quotidiano francese sono riusciti a ricostruire gli spostamenti di agenti e persone vicine a alte cariche istituzionali usando dati pubblicitari da smartphone acquistati da un intermediario: la combinazione di quantità e qualità di queste informazioni rende possibili forme di sorveglianza di massa prima inimmaginabili.

Giornalisti investigativi hanno scritto:

“Nel caso del nostro poliziotto, possiamo seguirlo fino a un noto negozio sportivo, al centro di raccolta rifiuti, alla stazione di servizio… e fino a casa.”

Questi sviluppi consolidano un modello economico basato sulla raccolta e monetizzazione dei comportamenti digitali, spesso definito surveillance capitalism, che alimenta tanto le pratiche commerciali quanto le capacità di intelligence statale.

L’impatto dell’intelligenza artificiale

Un elemento nuovo e rilevante è l’introduzione diffusa di strumenti di intelligenza artificiale in grado di trasformare rapidamente massa di dati non strutturati in informazioni utilizzabili: trascrizione automatica della voce, sintesi e aggregazione di grandi volumi di contenuti.

Bruce Schneier said:

“Il fatto che l’AI possa convertire la voce in testo e sintetizzare significa che stiamo entrando nel mondo dello ‘spionaggio di massa’ oltre alla sorveglianza di massa […] sono certo che Stati Uniti, Cina, Russia e altri paesi lo stanno già facendo.”

La preoccupazione è che le stesse dinamiche che hanno caratterizzato i grandi social network — curazione algoritmica, amplificazione delle informazioni e sfruttamento dei dati personali — possano ripetersi o peggiorare nell’era delle piattaforme di intelligenza artificiale, amplificando impatti sociali e politici.

Bruce Schneier said:

“Tutti gli orrori dei social media stanno tornando in una forma ancora peggiore con l’AI.”

Strumenti di contrasto e prospettive future

Nonostante il quadro critico, esistono segnali di reazione: la privacy è diventata un tema centrale nell’agenda pubblica e politica, sono aumentate iniziative tecniche per rafforzare la protezione dei dati (ad es. crittografia end-to-end, protocolli privacy-preserving) e si è sviluppato un dibattito normativo a livello nazionale e sovranazionale, in parte eredità di normative come il GDPR.

Il crescente scontento sociale e la pressione di giurisdizioni regolatorie stanno spingendo per una revisione delle pratiche di mercato e dell’intervento pubblico, con possibili ripercussioni su come le aziende raccolgono e monetizzano i dati e su come gli stati esercitano attività di intelligence tecnologica.

Bruce Schneier said:

“Non riesco a immaginare che avremo questo livello di sorveglianza di massa, sia corporate sia governativa, tra cinquanta anni. Credo che considereremo queste pratiche aziendali come oggi consideriamo le fabbriche con condizioni disumane: testimonianze di un passato meno etico.”

Il futuro dipenderà dall’azione congiunta di istituzioni, industria tecnologica e società civile: regole chiare, controlli giudiziari efficaci e soluzioni tecniche orientate alla minimizzazione dei dati possono ridurre i rischi associati alla sorveglianza algoritmica e preservare diritti fondamentali come la privacy e la libertà di espressione.

Per i decisori pubblici e i professionisti del settore resta quindi fondamentale bilanciare esigenze di sicurezza nazionale e ordine pubblico con principi di trasparenza, proporzionalità e responsabilità. Allo stesso tempo, la cittadinanza deve essere informata e coinvolta nel dibattito sulle tecnologie che plasmano la vita pubblica.