La Banca Nazionale Svizzera incassa utili record con l’impennata dell’oro

L’oro ha sostenuto i risultati della Banca nazionale svizzera (Bns), istituto centrale controllato dai Cantoni e quotato a Zurigo, che ha chiuso il 2025 con un utile d’esercizio positivo grazie soprattutto alle plusvalenze sulle sue riserve auree.

I numeri

Secondo i dati provvisori della Bns, l’utile per il 2025 si è attestato intorno a 26 miliardi di franchi (circa 27,9 miliardi di euro al cambio corrente). Il marcato rialzo del prezzo dell’oro ha generato una plusvalenza sulle riserve auree stimata in 36,3 miliardi di franchi.

Contemporaneamente la Banca ha registrato una perdita sulle posizioni in valuta estera pari a circa 9 miliardi di franchi, effetto in larga parte della tenuta del franco svizzero che ha ridotto il controvalore delle attività denominate in altre valute, in particolare contro il dollaro americano e, in misura minore, contro il euro. Le posizioni denominate in franchi hanno invece ceduto circa 0,9 miliardi di franchi.

La somma da attribuire alle riserve monetarie è stata indicata dalla Bns in 12,7 miliardi di franchi. Considerando la riserva già accantonata per future ripartizioni, pari a 12,9 miliardi, l’utile complessivo per il 2025 resta dunque vicino ai 26 miliardi di franchi.

Il risultato del 2025 è inferiore al picco del 2024, quando l’utile era stato di 80,7 miliardi di franchi, ma segue anni caratterizzati anche da perdite: -3,2 miliardi nel 2023 e -132,5 miliardi nel 2022. Il mandato della Banca nazionale svizzera rimane la stabilità dei prezzi e della valuta; l’istituto non è tenuto a realizzare utili, sebbene nella maggior parte degli anni i profitti permettano ripartizioni verso la Confederazione e i Cantoni secondo la convenzione vigente.

Le risorse

Per il 2025 la Bns ha indicato che l’utile consentirà l’assegnazione complessiva di 4 miliardi di franchi alla Confederazione e ai Cantoni. Inoltre agli azionisti verrà corrisposto il dividendo massimo previsto dalla legge, pari a 15 franchi per azione.

Nel 2024 era stato corrisposto anch’esso il dividendo massimo ma l’importo trasferito a Confederazione e Cantoni era stato inferiore, circa 3 miliardi, a causa degli accantonamenti effettuati dalla Banca per rafforzare le riserve. La possibilità di trattenere risorse per future ripartizioni è uno degli strumenti prudenziali che la Bns utilizza per gestire la volatilità del proprio bilancio.

Sul piano istituzionale la distribuzione di utili è regolata dalla convenzione tra la Bns e le autorità pubbliche: decisioni sulle accantonamenti e sui trasferimenti hanno riflessi fiscali e politici, perché influenzano sia le finanze federali sia i bilanci cantonali. Nei periodi in cui il trasferimento non è possibile o è limitato nascono spesso dibattiti pubblici sul ruolo e sulle priorità dell’istituto centrale.

Le riserve valutarie

Negli ultimi anni la Bns ha ampliato significativamente le proprie riserve valutarie, acquistando soprattutto euro e dollari per smorzare l’apprezzamento del franco svizzero, considerato da molti investitori un porto sicuro. Un franco troppo forte mette sotto pressione il settore export elvetico; al tempo stesso attenua il costo delle importazioni contribuendo a tenere bassa l’inflazione.

Il quadro congiunturale internazionale e l’andamento dei tassi di interesse condizionano le valutazioni sulle posizioni in valuta estera e quindi il risultato di esercizio della Bns. Attualmente il tasso di riferimento in Svizzera è intorno allo 0%, una scelta che riflette la bassa inflazione e il contesto economico nazionale.

Mantenere l’equilibrio tra i benefici di una valuta forte (prezzi di importazione più bassi, bassa inflazione) e i costi per la competitività delle esportazioni è una delle principali sfide operative per la Bns. Movimenti repentini del mercato dei cambi o delle materie prime, come l’oro, possono produrre impatti rilevanti sul conto economico e sulle decisioni di politica distributiva nei confronti degli enti pubblici.

Lo scenario futuro dipenderà dall’evoluzione dei mercati finanziari, dall’andamento dei prezzi delle materie prime e dalle politiche monetarie internazionali; variazioni significative potrebbero tradursi in oscillazioni dell’utile e in conseguenti riflessioni su accantonamenti e trasferimenti a favore della Confederazione e dei Cantoni.



Author: Tony
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