Difesa protagonista dell’agenda 2026: obiettivo 12 miliardi entro il 2028
- 9 Gennaio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Il decreto sulle armi che ha chiuso l’attività del Consiglio dei Ministri per il 2025 dovrà essere convertito in legge entro la fine di febbraio. Contestualmente, la Camera e il Senato saranno convocati per discutere la «pianificazione della spesa militare aggiuntiva» che il Governo intende sottoporre al Parlamento in tempi rapidi, presumibilmente all’inizio del prossimo esercizio finanziario, come indicato nel documento programmatico di finanza pubblica approvato da quel Consiglio.
Nel Documento programmatico di finanza pubblica saranno incluse una stima delle ricadute sull’economia e indicazioni sulle modalità di attuazione della spesa extra, con particolare attenzione ai piani che coinvolgeranno le società partecipate dal Tesoro attive nel settore della difesa. Le Camere dovrebbero esprimersi attraverso una risoluzione che fornisca un mandato politico e indirizzi di controllo parlamentare.
Contesto e calendario
La condizione necessaria per un consistente aumento della spesa per la difesa è l’uscita anticipata dell’Italia dalla procedura per disavanzi eccessivi dell’Unione europea, che verrà certificata da Eurostat quando il calcolo definitivo del deficit 2025 farà registrare una percentuale inferiore al 3% del Pil. Le stime discusse a Bruxelles avevano indicato un valore intorno al 2,98%.
Vincoli di bilancio e scorporo contabile
L’uscita dalla procedura europea permetterebbe di escludere l’impegno finanziario aggiuntivo dai vincoli del Patto Ue sulla spesa primaria netta, evitando così trade-off diretti con altre voci di bilancio come la sanità e il welfare. Tuttavia, lo scorporo contabile non elimina la necessità di finanziamento reale: per sostenere la nuova spesa lo Stato dovrà infatti emettere titoli di debito pubblico aggiuntivi e gestire la reazione dei mercati.
Per questo motivo il piano predisposto dal ministero dell’Economia prevede una crescita graduale degli impegni extra: dalla misura ipotizzata dello 0,15% del Pil (circa 3,5 miliardi) per l’anno in corso fino a raggiungere una dimensione attorno allo 0,5% del Pil (sui 12 miliardi) entro il 2028. L’obiettivo è evitare che il disavanzo complessivo, comprensivo della quota «scorporata», torni nei prossimi anni oltre la soglia del 3%.
La scelta di una crescita a tappe tiene conto anche dei tempi necessari per adeguare la capacità produttiva nazionale e mira a ridurre il rischio di brusche accelerazioni che potrebbero tradursi in appalti prevalentemente rivolti a fornitori esteri.
Impatto finanziario e mercati
L’aumento programmato della spesa per la difesa comporta diversi effetti finanziari: un maggiore fabbisogno di emissioni di titoli di Stato, possibili variazioni nei rendimenti e la necessità di sostenere la fiducia degli investitori. Le autorità economiche dovranno quindi calibrare la tempistica e gli strumenti di mercato per evitare tensioni sui costi di finanziamento del debito pubblico.
Dal punto di vista contabile, la proiezione valutata dal documento di finanza pubblica è stata definita come sostenibile se accompagnata da un percorso credibile di consolidamento e da una crescita ordinata degli impegni, in modo da non comprimere eccessivamente le altre spese prioritarie.
Effetti sull’industria e sugli appalti
Una parte della spesa militare aggiuntiva andrà al rafforzamento della base industriale nazionale, coinvolgendo in particolare le società partecipate dal Tesoro e fornitori strategici. Tuttavia, una quota significativa dei contratti potrebbe essere assegnata a partner esteri, soprattutto per sistemi complessi non prodotti in Italia.
Per massimizzare i benefici industriali è previsto il coordinamento tra programmazione della spesa, investimenti in ricerca e sviluppo e politiche di sostegno alle filiere. Questo richiederà un dialogo costante tra il Ministero dell’Economia, il comparto della difesa e il Parlamento per sorvegliare le gare e favorire contenuti tecnologici domestici.
Il SAFE e la cooperazione europea
Il meccanismo denominato SAFE è pensato per finanziare appalti comuni tra almeno due Paesi membri (salvo deroghe) e intende promuovere una prima forma di difesa integrata a livello europeo. Lo strumento offre risorse alternative alla spesa nazionale, ma è accompagnato da condizionalità e regole tipiche degli strumenti comunitari.
Resta da valutare quanto i piani italiani possano essere agganciati al SAFE: la partecipazione comporta vincoli progettuali, requisiti di cofinanziamento e criteri di aggiudicazione che possono limitare la rapidità o l’autonomia degli acquisti nazionali.
Claudio Borghi ha dichiarato:
“È un ‘Pnrr del razzo’.”
Implicazioni politiche e controllo parlamentare
La decisione di aumentare la spesa per la difesa avrà inevitabili ricadute politiche: richiederà mediazioni tra forze politiche, verifiche parlamentari sull’efficacia degli investimenti e strumenti di rendicontazione per monitorare impiego e risultati. La conversione del decreto e la risoluzione sul Documento programmatico di finanza pubblica saranno momenti chiave per il confronto pubblico.
Nei prossimi mesi il dibattito si concentrerà sulla tempistica degli impegni, sulla sostenibilità finanziaria del percorso proposto e sulle misure per favorire il trasferimento tecnologico e l’occupazione nel settore difesa, mantenendo al contempo l’equilibrio con le altre priorità sociali ed economiche del paese.