Meno contenuti politici nei feed: la stretta di Meta non ferma gli estremisti
- 8 Gennaio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Le piattaforme di social media sono diventate componenti centrali della comunicazione politica nelle democrazie contemporanee e i cambiamenti nelle loro politiche di distribuzione dei contenuti possono modificare profondamente il dibattito pubblico.
Un’analisi indipendente condotta dal prof. Fabio Giglietto e pubblicata dall’Università di Urbino ha esaminato l’impatto della decisione di Meta di ridurre la distribuzione di contenuti politici, una misura annunciata nel febbraio 2021 e applicata su scala globale nel 2022, poi revocata a inizio 2025.
Il rapporto e il corpus di dati analizzato
Lo studio si basa su un insieme di dati ampio e dettagliato: oltre 2.529.933 post pubblicati da 901 account raccolti in un arco temporale di 256 settimane, dal 3 gennaio 2021 al 23 novembre 2025. Il campione comprende post di parlamentari, politici di rilievo e di account etichettati come Estremisti, con l’intento di misurare variazioni di visibilità e frequenza di pubblicazione durante il periodo di applicazione della politica di Meta.
La scelta del periodo include cicli elettorali nazionali e sovranazionali rilevanti — tra cui le consultazioni europee del 2024 e diverse tornate amministrative — fornendo un contesto utile per valutare gli effetti della policy in condizioni di intensa attività politica.
Risultati principali
I risultati mostrano un impatto asimmetrico della policy: la portata media dei parlamentari rieletti è diminuita di circa il 72%, passando da una media approssimativa di 53.000 visualizzazioni per post nella fase precedente alla politica a circa 15.000 al minimo registrato.
Nonostante la successiva revoca della misura nel gennaio 2025 abbia determinato un recupero, la portata post-revoca è tornata solo al 65% dei livelli registrati prima dell’introduzione della politica.
Una verifica di robustezza condotta dagli autori evidenzia che gli effetti non sono omogenei: mentre i politici istituzionali hanno registrato perdite di visibilità sostanziali, gli account etichettati come Estremisti hanno beneficiato di un aumento della portata settimanale complessiva grazie a una maggiore frequenza di pubblicazione, che ha più che compensato il lieve calo della portata per singolo post.
Il report confronta anche periodi diversi: fino al 2023 la visibilità degli account classificati come Estremisti è diminuita solo del 3,6% mentre quella dei politici istituzionali ha subito una riduzione media di circa il 43%. Il confronto con il 2021 è ancora più netto: i parlamentari perdono il 73,4% della visibilità mentre gli estremisti registrano una crescita del 13,6%.
La categoria degli “Estremisti” e le sue caratteristiche
Nel rapporto la categoria Estremisti include pagine e personaggi pubblici italiani caratterizzati da narrazioni anti‑establishment, critiche ai media mainstream, scetticismo sulle politiche sanitarie e tendenze euroscettiche. Questi account operano spesso in un ecosistema mediatico alternativo, offrendo mix di controinformazione, commento e contenuti di lifestyle che rafforzano forme di fedeltà di audience.
La composizione della categoria copre uno spettro politico ampio, con contributi dalla destra all’estrema sinistra; l’elenco degli account analizzati è stato ricavato da una ricerca indipendente sulla trasparenza delle piattaforme utilizzata per questa analisi.
Proposte normative in esame alla Camera
Nel parlamento italiano è in corso una mobilitazione bipartisan per affrontare la questione della gestione algoritmica della visibilità: due proposte di legge, A.C. 1765 e A.C. 1788, sono in fase di esame presso le Commissioni Riunite VII Cultura e IX Trasporti della Camera.
Prime firmatarie e firmatari delle proposte sono la Sara Kelany (Fdi) e il Marco Furfaro (Pd). Le proposte mirano a introdurre obblighi di trasparenza e di parità di trattamento nella gestione di notizie e profili di rilevanza sociale e politica, con l’obiettivo di prevenire pratiche di manipolazione, alterazione e censura che possano ledere i principi costituzionali della libera manifestazione del pensiero, della trasparenza e della non discriminazione.
La disciplina prevista si applicherebbe alle piattaforme digitali e alle reti sociali telematiche con un numero medio mensile di utenti pari o superiore a 150.000, nonché agli intermediari che operano su tali piattaforme, imponendo obblighi di trasparenza sui criteri di moderazione e sulla gestione della visibilità dei contenuti.
Implicazioni per il dibattito pubblico e per le piattaforme
L’analisi mette in luce come interventi algoritmici sulle timeline possano avere effetti non intenzionali: misure pensate per ridurre la visibilità di messaggi polarizzanti possono alterare l’equilibrio informativo e favorire strategie di adattamento degli attori politici o alternativi, come l’aumento della frequenza di pubblicazione.
Dal punto di vista regolamentare, la sfida consiste nell’introdurre requisiti di trasparenza efficaci senza comprimere la libertà di espressione: ciò richiede criteri chiari, audit indipendenti, indicatori misurabili di equità e meccanismi di reclamo e revisione imparziali.
Conclusioni e raccomandazioni
Lo studio del prof. Fabio Giglietto evidenzia che le politiche di moderazione e di ranking applicate dalle piattaforme non sono neutre e possono produrre risultati controintuitivi, in particolare durante periodi elettorali intensi. Per limitare gli effetti indesiderati è necessario rafforzare la trasparenza delle piattaforme, promuovere ricerche indipendenti e prevedere strumenti di accountability efficaci.
Tra le possibili misure operative vi sono l’obbligo di rendicontare le metriche di distribuzione dei contenuti politicamente rilevanti, la possibilità di audit esterni sulle logiche di ranking e la definizione di soglie e criteri di intervento che siano pubblici e verificabili.
Un approccio bilanciato dovrebbe inoltre prevedere il coinvolgimento delle istituzioni democratiche, della comunità scientifica e della società civile per monitorare gli effetti delle regolamentazioni e aggiornare le norme alla luce dell’evoluzione tecnologica e delle pratiche comunicative.