Piersanti Mattarella: 46 anni dopo, il delitto ancora senza verità
- 6 Gennaio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Nei mesi recenti l’inchiesta sulla morte di Piersanti Mattarella ha registrato nuovi sviluppi: il 24 ottobre è stato arrestato un prefetto in pensione, Filippo Piritore, ex funzionario della Squadra mobile di Palermo, ritenuto responsabile di aver fornito elementi fuorvianti sulle indagini. Secondo la Procura di Palermo, diretta da Maurizio de Lucia, le dichiarazioni rese riguardo al guanto ritrovato il giorno dell’agguato a bordo della Fiat 127 utilizzata dagli assassini — oggetto che non è mai stato repertato né sequestrato — sarebbero risultate prive di riscontro e avrebbero contribuito a sviarne gli accertamenti.
La cerimonia a Palermo
A Palermo, nel punto dell’agguato su viale Libertà, si è svolta una commemorazione per ricordare Piersanti Mattarella. Alla cerimonia erano presenti il figlio Bernardo e i nipoti dell’ex presidente della Regione, insieme a diverse autorità istituzionali e civili.
Tra i partecipanti figuravano il prefetto di Palermo Massimo Mariani, il sindaco Roberto Lagalla, il presidente della Regione Renato Schifani e il presidente della Commissione regionale antimafia Antonello Cracolici. Erano inoltre presenti magistrati come la procuratrice generale presso la Corte d’Appello di Palermo Lia Sava, il presidente della Corte d’Appello Matteo Frasca e il sostituto procuratore generale in Cassazione Antonio Balsamo, destinato alla presidenza della Corte d’Appello di Palermo.
All’evento ha preso parte anche l’ex sindaco del capoluogo, ora europarlamentare, Leoluca Orlando, figura che con Mattarella condivise i primi passi nella vita politica.
Il ricordo della politica
Guido Crosetto ha sottolineato:
“Quarantasei anni fa, il 6 gennaio 1980, Piersanti Mattarella, Presidente della Regione Siciliana, veniva barbaramente ucciso dalla mafia mentre si recava a messa con la famiglia. Fu colpito nel tentativo di fermarne le idee e il suo impegno a difesa della legalità. Oggi il suo esempio continua ad essere un faro per il Paese. Ricordarlo non è un rito, non è solo un dovere, ma una precisa responsabilità verso le nuove generazioni. Contrastare l’illegalità significa anche rinnovare la consapevolezza che le Istituzioni sono un bene collettivo e che difenderle è un dovere di ciascuno. Anche nella memoria, si rinnova il nostro impegno.”
Matteo Piantedosi ha scritto su X:
“Il 6 gennaio del 1980 si consumò, per mano della mafia, il vile assassinio di Piersanti Mattarella. Dopo quarantasei anni la sua figura rappresenta ancora un luminoso esempio di passione civile e impegno politico. I suoi ideali di giustizia e legalità, perseguiti con grande rigore morale, continuano a ispirare tutti coloro che ogni giorno si oppongono alla violenza e alla prevaricazione della criminalità organizzata, e difendono a costo di ogni sacrificio i valori su cui si fonda la nostra democrazia.”
Nello Musumeci ha dichiarato:
“Piersanti Mattarella rimane un punto fermo per il suo profilo umano e istituzionale, non solo nella memoria dei suoi conterranei. La serietà dell’impegno pubblico, la coerenza delle scelte, il rifiuto di ogni logica di convenienza e l’impegno antimafia hanno segnato un modo alto di intendere la politica, orientato al bene comune e al rispetto delle istituzioni. Venne colpito poco dopo essere stato isolato da quella stessa sinistra che aveva portato nella maggioranza di governo alla Regione Siciliana. Il suo patrimonio di valori civili e morali resta ancora oggi di straordinaria attualità.”
Chiara Colosimo ha sottolineato:
“Nell’anniversario del suo assassinio ricordiamo Piersanti Mattarella attraverso alcuni spezzoni del discorso che fece davanti al Presidente della Repubblica Sandro Pertini, pochi mesi prima dell’agguato. Da queste chiare e forti parole emerge la figura di un uomo delle istituzioni che interpretò la politica come servizio rigoroso e responsabilità morale. Da Presidente della Regione Siciliana, Mattarella pretendeva regole chiare e lavorava per modernizzare l’amministrazione regionale, sottraendola a pratiche opache e clientelari. La sua azione era guidata dall’idea che la legalità non fosse un principio astratto, ma il fondamento concreto di una buona amministrazione.”
Ignazio La Russa ha scritto sui social:
“La sua azione, fondata su rigore, trasparenza e rispetto delle istituzioni, resta un riferimento alto per chi crede in una Sicilia e in una Italia libere dalla criminalità organizzata. Il suo esempio continua a richiamarci al dovere della legalità e del servizio al bene comune.”
Lorenzo Fontana ha affermato:
“Uomo delle istituzioni, seppe opporre alla criminalità organizzata il rigore dell’azione amministrativa, la trasparenza e una profonda dirittura morale. Il suo esempio resta un richiamo attuale all’impegno per la legalità, la buona politica e il servizio al bene comune. Al Presidente Sergio Mattarella e a tutti i familiari rivolgo il mio pensiero e la mia vicinanza.”
Annamaria Furlan ha voluto ricordare:
“Piersanti Mattarella ha dimostrato che si può governare con rigore, onestà e rispetto delle regole anche nei contesti più difficili. Ricordarlo oggi significa non abbassare la guardia nella lotta alla mafia e continuare a difendere i valori della legalità e della buona politica.”
La commemorazione ha riproposto anche la centralità della vicenda nell’evoluzione delle istituzioni locali e nazionali: l’assassinio di Piersanti Mattarella rappresentò un punto di svolta nella percezione pubblica della lotta alla criminalità organizzata e nella necessità di riforme amministrative e giudiziarie. L’attuale sviluppo delle indagini, con l’arresto di un ex prefetto accusato di depistaggio, riapre questioni irrisolte circa la corretta gestione delle prove e il ruolo delle istituzioni nel garantire trasparenza e responsabilità.
Le autorità giudiziarie e gli organismi di controllo, a tutti i livelli, continuano a sottolineare l’importanza di indagini indipendenti e rigorose per tutelare la verità storica e la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni. Il ricordo pubblico di Piersanti Mattarella è dunque collegato non solo alla memoria personale e civile, ma anche al rafforzamento delle prassi istituzionali che contrastano la corruzione e la criminalità organizzata.