Perché la maggior parte dei nuovi token crypto non è riuscita a mantenere il valore nel 2025

Per gran parte del 2025, una regola empirica è rimasta valida: se un nuovo token arrivava sul mercato, il suo prezzo tendeva a scendere.

I dati raccolti da Memento Research, che ha monitorato 118 eventi di generazione di token lo scorso anno, mostrano che circa l’85% di quei token sta oggi negoziando al di sotto del prezzo iniziale; il valore mediano è calato di oltre il 70% rispetto al debutto.

Si tratta di un ribaltamento netto rispetto al ciclo rialzista del 2021, quando alcune monete di grande profilo — come MATIC, FTM e AVAX — salirono notevolmente dopo il lancio, favorito da un mercato altcoin vivace e da una forte propensione al rischio.

Un anno difficile per i nuovi token

La debolezza si è manifestata già nelle prime fasi del 2025 e ha continuato per tutto l’anno. I token lanciati sulle grandi piattaforme centralizzate di scambio, come Binance, spesso sono stati soggetti a vendite immediate: invece di segnalare slancio, le quotazioni sulle exchange sono diventate un indicatore di rischio.

Più fattori hanno contribuito a questo rendimento inferiore. Il mercato delle altcoin è rimasto depresso per gran parte dell’anno dopo lo scoppio della bolla dei memecoin a febbraio, con la sola eccezione di un breve rally a settembre. Nel frattempo Bitcoin ha continuato a sovraperformare, lasciando poco spazio alla rotazione speculativa verso nuove emissioni.

Questo contesto ha influenzato il comportamento dei trader: invece di costruire posizioni di lungo periodo, molti operatori hanno preferito realizzare guadagni rapidi e spostare il capitale altrove, evitando di rimanere l’ultimo detentore in un mercato in discesa.

Troppi possessori, scarso allineamento

Un problema strutturale è emerso dalla composizione dei detentori dei token. Ampi programmi di distribuzione da parte delle grandi exchange, vaste campagne di airdrop e piattaforme di vendita diretta hanno raggiunto l’obiettivo di massimizzare la diffusione e la liquidità, ma hanno anche saturato il mercato con possessori poco coinvolti nel prodotto sottostante.

Questo segna un cambiamento rispetto ai cicli precedenti, quando community ristrette e attive si formavano su spazi come i canali Discord attorno ai progetti. Nel 2025, invece, molte piattaforme di distribuzione hanno ricevuto porzioni rilevanti dell’offerta, poi riversate sul mercato tramite airdrop o vendite a tranche. Di conseguenza, numerosi token sono finiti rapidamente nelle mani di trader interessati a mosse di breve periodo piuttosto che all’uso reale.

Non si tratta di demonizzare questi operatori: semplicemente, i loro incentivi sono diversi. Una volta che l’offerta comincia a circolare in questo modo, diventa difficile per il progetto riprendere il controllo della narrativa e ricostruire un ecosistema d’uso autentico.

Token senza una funzione chiara

Un altro elemento critico è che molti token non avevano una funzione pratica sufficiente all’interno del prodotto. Per sostenere valore nel tempo, un token deve essere centrale per l’esperienza dell’utente: qualcosa su cui si basa l’utilizzo reale, non soltanto uno strumento di scambio.

Invece, numerosi team hanno emesso token nella speranza che utilità e comunità sarebbero nate dopo il lancio. In un mercato sempre più focalizzato sui prezzi, questo divario si è rivelato fatale: senza domanda guidata dall’uso, la tenuta del valore è risultata debole.

Nel ciclo delle ICO del 2017 questo era meno penalizzante: la novità del modello e un contesto rialzista generale consentivano di ignorare più facilmente i fondamentali. Nel 2025, invece, con le altcoin che sotto-performavano rispetto a Bitcoin, la strategia prevalente è stata estrarre guadagni a breve termine e ritornare su BTC.

L’ombra della regolamentazione

Le scelte progettuali dei team sono state anche condizionate da ciò che non è avvenuto sul fronte regolamentare. Il fallimento di proposte di riforma della struttura di mercato negli Stati Uniti nel 2025 ha lasciato aperti dubbi importanti, fra cui la possibilità che alcuni token possano essere considerati strumenti con diritti simili a quelli azionari.

Mike Dudas, managing partner del fondo di venture capital 6MV, ha osservato che, in assenza di chiarezza normativa, molti team hanno evitato di inserire funzionalità che avrebbero potuto attirare l’attenzione delle autorità. Il risultato è stato un’ondata di token cauti e minimalisti: asset negoziabili con poche rivendicazioni esplicite sul valore.

Nel tentativo di minimizzare il rischio legale, molti emittenti hanno finito per privare gli stessi detentori di un motivo a lungo termine per mantenere il token.

Quali strategie stanno emergendo

Se il 2025 ha messo in luce ciò che non funziona, ha anche indicato direzioni verso cui diversi team stanno ora orientandosi. Un tema ricorrente è che la distribuzione guidata dalle exchange spesso si ritorce contro il successo a lungo termine: le quotazioni su grandi piattaforme centralizzate sono diventate un segnale ribassista, perché molte allocazioni CEX e campagne di airdrop ottimizzano per volume e liquidità anziché per allineamento degli interessi.

In risposta, sta crescendo l’interesse per modelli di distribuzione basati sull’utilizzo, nei quali i token vengono guadagnati attraverso impegni concreti piuttosto che distribuiti in massa al lancio. Percorsi di questo tipo sono stati sperimentati in passato da progetti come Optimism e Blur.

Queste soluzioni possono legare le ricompense al pagamento di commissioni, al raggiungimento di soglie minime di attività, alla partecipazione alla governance o alla gestione di infrastruttura. In questo modo i token confluiscono verso utenti che effettivamente dipendono dal prodotto, rafforzando i legami fra utilità e valore.

Il percorso è più lento e complesso da realizzare, ma sta guadagnando consenso man mano che il modello di airdrop generalizzato perde credibilità.

Una necessaria correzione

La lezione principale del 2025 non è che i token siano un concetto fallito, bensì che i token mal progettati non reggono in mercati inflessibili. I dati di Memento Research mostrano che la maggior parte delle nuove emissioni ha perso valore non per una sparizione della domanda di cripto in senso generale, ma perché emissione, proprietà e utilità erano disallineate.

I token sono diventati liquidi prima di essere necessari, ampiamente detenuti prima della formazione di comunità e oggetto di scambi attivi prima di svolgere un ruolo significativo nel prodotto. La fase successiva del mercato tenderà a premiare non il clamore promozionale, ma la moderazione, una progettazione degli incentivi più chiara e token il cui valore sia effettivamente legato all’uso reale.