Dalla ricerca la spinta decisiva per rilanciare la crescita
- 6 Gennaio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Giorgio Metta ha detto:
“Certo, ci sono voluti vent’anni. Ora però che abbiamo preso slancio è il momento di proseguire, raccogliendo i frutti di quanto seminato e traducendo la ricerca in valore economico.”
Secondo il direttore scientifico, l’ultima novità — l’avvio di Generative Bionics, una start up nel campo della robotica umanoide che ha raccolto una cifra record di 70 milioni di capitale — rappresenta una tappa importante di un percorso più ampio avviato dall’istituto.
Un orientamento deciso verso il trasferimento tecnologico
Il centro fondato nel 2003, Istituto Italiano di Tecnologia, concentra la propria missione sulla valorizzazione applicativa della ricerca, con particolare attenzione al trasferimento tecnologico. L’obiettivo dichiarato è convertire risultati scientifici in attività economica e impatto sociale, favorendo la nascita di imprese e l’inserimento di competenze avanzate nelle aziende.
Metta sottolinea che l’impatto dell’attività dell’istituto non si misura soltanto nei numeri delle invenzioni e delle spin-off ma anche nel capitale umano trasferito: centinaia di ricercatori che vanno nelle imprese portano con sé know‑how di frontiera, favorendo la diffusione di competenze critiche per la competitività nazionale.
Numeri, progetti e risorse umane
L’istituto dedica risorse significative alla robotica e ai filoni tecnologici ad essa connessi: circa 700 dei 1900 addetti lavorano in quest’area, e l’80% del personale è impegnato in attività di ricerca e sviluppo. Metà del team proviene dall’estero e tra questi è significativo il peso degli italiani rientrati, elemento che contribuisce a creare un ecosistema internazionale e competitivo.
Nel corso degli anni l’ente ha accumulato un consistente patrimonio scientifico e tecnologico: migliaia di pubblicazioni, centinaia di brevetti e decine di start up avviate. A queste attività si affiancano finanziamenti provenienti da progetti competitivi a livello europeo e nazionale, oltre a ricadute economiche generate da collaborazioni commerciali.
Un dato rilevante, secondo la direzione scientifica, è che quasi la metà dei 85 principal investigators dell’istituto ha partecipato alla creazione di almeno una impresa derivata dalla ricerca, a volte anche più di una. Questo indica una cultura organizzativa orientata non solo alla produzione di conoscenza ma anche alla sua valorizzazione sul mercato.
Finanziamenti pubblici e prospettive per la politica
Nel tempo il finanziamento pubblico destinato all’ente è diminuito rispetto alle previsioni iniziali della legge istitutiva: dalle somme originarie si è passati a un contributo di entità inferiore, che richiede scelte di gestione più rigorose. Nonostante ciò, la direzione evidenzia come lo Stato ottenga benefici tangibili dall’investimento in ricerca, sia in termini di innovazione sia di sviluppo economico.
Giorgio Metta ha aggiunto:
“Lo Stato trae un vantaggio dall’attività di ricerca e i risultati lo dimostrano. Se riuscissimo ad avere programmi stabili e prevedibili sarebbe più facile pianificare investimenti a medio termine.”
Il messaggio rivolto alle istituzioni è quindi orientato alla programmazione: non necessariamente più stanziamenti immediati, ma certezze sui programmi e sulla durata delle iniziative, elementi che permettono di pianificare strategie di lungo periodo e di ottenere ritorni maggiori dall’investimento pubblico.
Innovazione digitale e obiettivi operativi
Per aumentare efficienza e produttività, l’istituto intende integrare sempre più l’uso dell’intelligenza artificiale e la gestione pervasiva dei dati nei processi di ricerca. L’obiettivo è ottimizzare i costi e accelerare i tempi di sviluppo, massimizzando l’output scientifico e tecnologico con le risorse disponibili.
A medio termine la strategia prevede di lanciare nuovi programmi che facilitino il trasferimento di competenze verso l’industria — attraverso percorsi che incentivino la mobilità dei ricercatori — e promuovano la nascita di ulteriori imprese tecnologiche, consolidando così gli ecosistemi locali e il ruolo dell’istituto nel panorama nazionale dell’innovazione.
Nel complesso, la direzione scientifica descrive un’istituzione che cerca di trasformare risultati di eccellenza in ricadute economiche, proponendo un modello di sviluppo basato su collaborazione pubblico‑privato, competenze internazionali e programmazione a medio termine, elementi ritenuti essenziali per sostenere la crescita e la competitività del Paese.