Come cambieranno le regole sulle criptovalute nel 2026

Negli ultimi mesi del 2025 e all’inizio del 2026 le normative sulle criptovalute hanno registrato cambiamenti significativi in diverse aree geografiche, con impatti rilevanti per utenti, intermediari finanziari e autorità di vigilanza negli Stati Uniti, nel Regno Unito e nella regione Asia-Pacifico (APAC).

Sviluppi principali negli Stati Uniti

Nel 2025 il dibattito normativo statunitense ha accelerato e, tra dicembre e gennaio, diverse iniziative hanno tracciato la direzione per il 2026. La Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC) ha pubblicato una proposta che definisce le condizioni con cui le banc possono emettere stablecoin ancorate al dollaro, inserendole nel quadro indicato dal GENIUS stablecoin framework approvato dal Congresso a metà 2025.

Secondo la proposta della FDIC, le banche dovrebbero emettere tali stablecoin tramite una controllata dedicata, entrambe soggette a verifiche e ispezioni per garantirne la solidità finanziaria e la separazione dei rischi.

Nel frattempo la Federal Reserve ha ritirato alcune direttive che in passato limitavano la partecipazione delle banche ad attività crypto, consentendo così agli istituti di custodire asset digitali dei clienti e offrire servizi connessi nel corso del 2026.

Un altro passo atteso è l’approvazione del CLARITY Act, un progetto di legge organico sulla regolazione delle criptovalute che dovrebbe definire regole su tassazione, classificazione degli asset digitali e norme di emissione. L’approvazione di questo testo avrebbe effetti sistemici sul mercato e sulle prassi fiscali.

Per quanto riguarda la fiscalità, le norme vigenti negli Stati Uniti prevedono che le imposte sulle criptovalute si determinino al momento dello scambio o della vendita dell’asset: i guadagni da asset detenuti oltre un anno rientrano in aliquote indicate nel range 0%-20%, mentre per periodi di detenzione inferiori si applicano aliquote comprese tra il 10% e il 37%.

A partire da gennaio 2026, i fornitori centralizzati di servizi crypto e i broker sono obbligati a comunicare all’IRS il cost basis, ossia il valore originario di acquisto degli asset, mentre le regole di reporting non si estendono, al momento, agli scambi decentralizzati secondo le indicazioni diffuse da Coinbase.

Regno Unito: regole finali e applicazione fiscale

La Financial Conduct Authority (FCA) del Regno Unito ha annunciato l’intenzione di pubblicare nel 2026 regole definitive per il settore crypto, con l’obiettivo di allineare il trattamento normativo di molte attività digitali a quello del mercato finanziario tradizionale.

Le misure previste includono obblighi di anti-money laundering (AML) e Know Your Customer (KYC), strumenti di tutela dei consumatori e requisiti di autorizzazione per i fornitori di servizi di asset digitali, finalizzati a migliorare la trasparenza e la responsabilità degli operatori.

In parallelo, il Regno Unito e l’Unione Europea hanno implementato il Crypto-Asset Reporting Framework (CARF), che standardizza la raccolta di informazioni sulle transazioni degli utenti da parte degli exchange e dei fornitori di servizi, imponendo raccolta dati ampliata e relazioni annuali alle autorità fiscali che poi scambiano le informazioni a livello internazionale.

Hong Kong e la posizione della Cina continentale

A fine 2025 il legislatore di Hong Kong ha fatto progredire un disegno di legge dedicato alla regolazione delle stablecoin, avviando il percorso delle tre letture parlamentari che includono emendamenti, dibattiti e negoziazioni prima dell’inoltro al capo dell’esecutivo per la firma.

Il testo, se confermato nella sua versione finale, dovrebbe diventare legge nel corso del 2026 e costituire un quadro organico per l’emissione e la supervisione delle stablecoin in una giurisdizione con sistema finanziario e norme autonome rispetto alla Cina continentale.

Per contro, le autorità centrali della Cina hanno mantenuto una posizione oscillante: dopo aver valutato riforme sulle stablecoin nel 2025, il governo centrale ha riaffermato restrizioni e, a dicembre, ha imposto ulteriori divieti sull’uso delle criptovalute nel territorio continentale.

Contestualmente le autorità cinesi hanno concentrato gli sforzi sullo sviluppo del digital yuan, la valuta digitale emessa dalla banca centrale. La People’s Bank of China ha introdotto, a partire da gennaio 2026, la possibilità per le banche commerciali di corrispondere interessi ai detentori di digital yuan, ampliandone l’uso oltre la semplice sostituzione del contante.

Implicazioni pratiche e prospettive

Le evoluzioni normative previste per il 2026 delineano alcune tendenze chiare: maggiore integrazione dei servizi crypto nel perimetro regolamentare bancario, intensificazione degli obblighi di reporting fiscale e coordinamento internazionale sulle informazioni transazionali.

Per gli operatori significa adeguare infrastrutture di compliance, rafforzare pratiche di custodia e di gestione del rischio e prevedere impatti sulla redditività derivanti da requisiti patrimoniali e di trasparenza. Per gli utenti implica attenzione alla fiscalità, all’affidabilità dei fornitori e alla portabilità degli asset tra sistemi diversi.

A livello istituzionale, la convivenza tra stablecoin regolamentati, valute digitali di banca centrale (CBDC) e asset decentralizzati richiederà un coordinamento internazionale più stretto per evitare arbitraggio regolamentare e salvaguardare la stabilità finanziaria globale.