Come il crollo delle criptovalute da 19 miliardi di dollari ha smontato la narrativa sul Bitcoin 2025 (BTC)

Le aspettative per il mercato delle criptovalute a fine anno erano alte: Bitcoin sembrava avviato verso una nuova fase rialzista grazie ai massicci flussi verso gli ETF spot, alla nascita di tesorerie aziendali in criptovalute note come DATs e a segnali tecnici che privilegiavano storicamente gli ultimi tre mesi dell’anno.

Al contempo, molti investitori contavano su un allentamento della politica monetaria e su un contesto politico negli Stati Uniti più accomodante. Il risultato reale è stato invece diverso: una cascata di liquidazioni da 19 miliardi di dollari in ottobre ha eroso la liquidità, gli ETF spot su altcoin non hanno compensato la pressione di vendita e diverse società con grandi tesorerie in criptovalute stanno passando da compratori strutturali a potenziali venditori forzati.

Da inizio ottobre Bitcoin ha perso circa il 23%, una performance negativa significativa se confrontata con i rally proseguenti sui mercati azionari e sui metalli preziosi. Di seguito si analizzano i fattori che dovevano spingere la ripresa e come si siano trasformati in ostacoli.

Il ciclo dei DATs si trasforma in spirale discendente

Le tesorerie in asset digitali, costituite da società quotate nate con l’obiettivo di convertire capitale fiat in criptovalute seguendo l’esempio di figure come Michael Saylor e della società MSTR, promettevano un effetto leva positivo per i prezzi e acquisti costanti.

Dopo un iniziale entusiasmo primaverile, l’interesse degli investitori si è rapidamente affievolito. Con il crollo dei prezzi in ottobre le vendite da parte delle DATs si sono intensificate: i corsi azionari sono precipitati e molte società sono scese al di sotto del loro valore patrimoniale netto, limitandone le possibilità di raccogliere capitale tramite azioni o debito.

Invece di convertire nuovi capitali in criptovalute, diverse DATs hanno iniziato a utilizzare la liquidità per riacquistare proprie azioni. Un esempio estremo è stato quello della ex pupilla ad alta capitalizzazione divenuta penny stock KindlyMD (NAKA), il cui valore di mercato ha lasciato la componente in Bitcoin essere superiore al valore d’impresa stimato.

Il rischio è che molte altre entità possano seguire questa strada e, se costrette a liquidare per esigenze patrimoniali, riversare ulteriore offerta su un mercato già fragile trasformando il presunto volano in una discesa forzata.

Gli ETF su altcoin non hanno sostenuto i prezzi

Il lancio atteso degli ETF spot su altcoin negli Stati Uniti non è riuscito a invertire la tendenza generale, nonostante alcuni fondi abbiano raccolto flussi rilevanti.

Alcuni veicoli esposti a Solana hanno raccolto asset per circa 900 milioni di dollari dalle fine di ottobre, mentre i prodotti legati a XRP hanno superato il miliardo di dollari in flussi netti in poco più di un mese.

Questi afflussi non si sono tradotti in performance positive dei token sottostanti: SOL è sceso di circa il 35% dal debutto degli ETF, mentre XRP ha ceduto quasi il 20%. I prodotti su altcoin minori, come Hedera (HBAR), DOGE e LTC, hanno invece registrato domanda trascurabile in un contesto di ridotta propensione al rischio.

Stagionalità e aspettative storiche

Analisti e operatori avevano puntato sulla storica forza del quarto trimestre per Bitcoin, che negli anni ha mostrato rendimenti mediamente elevati rispetto agli altri trimestri.

I dati storici indicano che dal 2013 il quarto trimestre ha fornito una performance media molto positiva, ma l’andamento recente ricorda l’assioma fondamentale dei mercati finanziari: risultati passati non garantiscono performance future. Anni eccezionalmente negativi come il 2014, 2018, 2019 e 2022 restano esempi di outlier dovuti a mercati ribassisti profondi.

Il 2025 rischia ora di aggiungersi a queste eccezioni: se BTC dovesse mantenere i livelli attuali, sarebbe il suo peggior quarto finale degli ultimi sette anni.

Il vuoto di liquidità dopo la cascata di liquidazioni

La cascata di liquidazioni del 10 ottobre, stimata attorno ai 19 miliardi di dollari, ha provocato un calo fulmineo dei prezzi: Bitcoin è passato da circa 122.500 a 107.000 dollari nel giro di poche ore, con cali percentuali ancora più marcati nel resto del mercato cripto.

L’evento ha evidenziato che l’istituzionalizzazione tramite ETF non ha reso il mercato immunizzato da drawdown significativi: la struttura di mercato è rimasta vulnerabile, sebbene sotto forme diverse rispetto al passato.

A distanza di settimane la liquidità e la profondità di mercato non si sono riprese pienamente; molti investitori hanno ridotto l’uso della leva, contribuendo a indebolire ulteriormente la domanda. Sul piano dei prezzi, Bitcoin ha fatto un minimo locale il 21 novembre intorno a 80.500 dollari e successivamente è risalito fino a circa 94.500 dollari il 9 dicembre, ma l’open interest è rimasto in calo, segnalando che il ritracciamento è stato in buona parte determinato dalla chiusura di posizioni corte più che da una solida domanda di acquisto.

Quali catalizzatori per il 2026?

Da ottobre il mercato cripto ha sottoperformato rispetto a indici azionari e metalli preziosi: il Nasdaq Composite ha guadagnato terreno, così come l’oro, mentre Bitcoin ha registrato una perdita significativa nello stesso arco temporale.

Questo divario indica due punti chiave: i catalizzatori attesi per il 2025 non si sono concretizzati e, allo stato attuale, non emergono con chiarezza fattori capaci di sostenere una ripresa robusta nel 2026. All’inizio dell’anno la narrativa era dominata dalla prospettiva di un allentamento regolatorio e da flussi record verso gli ETF spot, ma l’entusiasmo si è affievolito.

Una delle poche argomentazioni rimaste a favore del rialzo è un ciclo di tagli dei tassi che possa favorire gli asset rischiosi; tuttavia, anche in presenza di interventi di politica monetaria accomodante, BTC ha mostrato sensibilità negativa e periodi di forte volatilità, perdendo valore in corrispondenza di alcune sessioni chiave.

Inoltre, le società con grandi tesorerie in criptovalute che avevano comprato al top ora vedono i loro multipli di NAV (mNAV) scendere sotto 1.0, aumentando il rischio che debbano liquidare posizioni per soddisfare obblighi finanziari o ricapitalizzare le attività. Rischi del genere sono stati citati anche da rappresentanti di realtà tecnologiche e di investimento con esposizioni rilevanti al Bitcoin.

Se queste vendite forzate dovessero materializzarsi in modo esteso, il mercato potrebbe subire uno shock aggiuntivo a causa della carenza di liquidità strutturale. Tuttavia, esiste anche una prospettiva alternativa: la fase di smantellamento di posizioni speculative è spesso seguita da opportunità di ingresso per gli investitori a più lungo termine, come avvenuto nel 2022 dopo il collasso di alcune importanti controparti nel settore.

In conclusione, il percorso verso una ripresa sostenibile richiederà la ricomposizione della liquidità di mercato, la riduzione del rischio sistemico legato a tesorerie e strumenti a leva e la comparsa di catalizzatori economici e regolamentari credibili che possano ristabilire una domanda stabile per gli asset digitali.



Author: Tony
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