Venezia mette al bando i negozi apri-e-chiudi: -83% di chiusure nel centro storico
- 31 Dicembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Una riduzione dell’83% nelle chiusure dei negozi di vicinato è il dato più immediato emerso dal monitoraggio condotto dal Comune di Venezia sull’impatto della Dcc 26/2022, la delibera nota come anti-paccottiglia che ha introdotto regole specifiche per attività commerciali e artigianali in porzioni del centro storico al fine di tutelare e valorizzare il patrimonio culturale.
L’amministrazione comunale aveva da tempo avviato ricerche e interventi per contenere il fenomeno degli esercizi “apri-e-chiudi” e per contrastare la desertificazione commerciale, strettamente connessa allo sfruttamento turistico. La misura, introdotta nella fase post-Covid con una sperimentazione triennale, è stata confermata in via definitiva a maggio 2025.
La normativa vieta l’insediamento di nuove attività appartenenti a determinati settori a meno che non siano esercizi di vicinato tradizionali: in particolare sono limitate le aperture di attività di commercio al dettaglio del settore alimentare, di attività artigianali/industriali di produzione e di esercizi per la preparazione e/o vendita di prodotti alimentari, salvo eccezioni per botteghe come macellerie, pescherie, punti vendita di prodotti agricoli e panifici. Sono inoltre vietate attività senza presenza di personale, come lavanderie a gettoni e distributori automatici.
Gli esercizi commerciali già presenti nel centro storico sono stati chiamati ad adeguare l’impatto estetico e visivo delle esposizioni in conformità alle indicazioni elaborate dall’amministrazione in collaborazione con la Università Iuav, con misure che comprendono, ad esempio, il divieto di esporre merce all’esterno del negozio quando questa risulti discordante con il contesto urbano.
Risultati del monitoraggio
I dati della fase sperimentale mostrano segnali evidenti di cambiamento. Oltre alla diminuzione delle chiusure, nella fase analizzata sono state attivate 222 nuove aperture, concentrate soprattutto nel settore della moda di fascia alta e nell’artigianato artistico, seguite da negozi di oggetti d’arte e librerie.
Nel complesso, il 71% delle nuove aperture registrate nel centro storico riguarda aree sottoposte a tutela, a conferma di una dinamica di ricomposizione commerciale orientata verso attività più compatibili con gli obiettivi di conservazione del contesto culturale.
Sebastiano Costalonga ha dichiarato:
“All’inizio ci dicevano che non sarebbe più venuto nessuno ad aprire a Venezia. Invece, progressivamente, sono arrivati nuovi commercianti, molti dei quali giovani artigiani. Abbiamo contenuto il fenomeno degli ‘apri-e-chiudi’ che in contesti turistici genera concorrenza sleale verso chi investe per restare sul territorio.”
Implicazioni per il tessuto urbano e turistico
L’intervento non si limita a una regolazione puntuale delle attività commerciali: ha implicazioni più ampie sul piano urbano ed economico. Limitando aperture incompatibili con la vocazione storica, la delibera mira a favorire una economia di prossimità più stabile e a contrastare la volatilità legata al turismo mordi-e-fuggi.
Dal punto di vista istituzionale, l’esperienza veneziana evidenzia l’importanza di un approccio integrato che combina regolamentazione urbanistica, collaborazione con istituti di ricerca e monitoraggio sistematico. La partnership con la Università Iuav ha consentito di definire criteri estetici e funzionali condivisi, utili a orientare interventi analoghi in centri storici con caratteristiche affini.
Restano tuttavia questioni da monitorare: la dinamica dei canoni di locazione commerciali, la sostenibilità economica degli artigiani insediati e la capacità del sistema urbano di offrire servizi e infrastrutture adeguate. Per questo il Comune ha annunciato l’intenzione di proseguire il monitoraggio e di calibrare le misure in funzione dei risultati osservati.
Prospettive e possibili sviluppi
L’esperienza della Dcc 26/2022 può servire come caso di studio per altre città che affrontano problemi simili: la combinazione di vincoli mirati, incentivi per attività compatibili e controllo dell’impatto visivo si propone come strumento per preservare il valore culturale dei centri storici senza rinunciare a una vitalità commerciale di qualità.
Per una valutazione completa sarà necessario proseguire la raccolta di dati, ascoltare le parti coinvolte (commercianti, residenti, operatori culturali) e predisporre strumenti di accompagnamento, come misure di sostegno per chi avvia attività artigianali e programmi di formazione per i giovani imprenditori.
Nel complesso, il monitoraggio indica che politiche urbane mirate e coordinamento tra amministrazione e istituzioni accademiche possono contribuire a invertire tendenze di omologazione commerciale e a favorire forme di sviluppo turistico più sostenibili e rispettose del patrimonio.