Quattro svolte che ridisegneranno la privacy nel 2026

Il 2025 è stato un anno di svolta per la privacy onchain: alcune criptovalute orientate alla riservatezza come Zcash hanno registrato rialzi molto marcati, mentre reti principali come Ethereum e Solana hanno annunciato iniziative per integrare strumenti di privacy. Start‑up focalizzate su tecnologie di protezione dei dati come le prove a conoscenza zero (ZK) e la crittografia omomorfica completamente omomorfa (FHE) hanno consolidato attenzione e finanziamenti, alimentando il dibattito su come coniugare riservatezza e conformità.

Mert Mumtaz ha detto:

“Privacy Szn.”

Previsioni per il 2026

Esperti del settore prevedono che il 2026 sarà l’anno in cui le soluzioni di privacy passeranno da concetti teorici a implementazioni pratiche e integrate. Di seguito, le tendenze principali identificate da figure chiave del settore e un’analisi delle loro implicazioni tecniche e regolamentari.

Bobbin Threadbare (Miden): la privacy come scelta pragmatica

Bobbin Threadbare, cofondatore di Miden, sostiene che nel 2026 si affermerà una visione meno dicotomica della privacy: non esistono solo due stati opposti—totale trasparenza o anonimato assoluto—ma sfumature operative che bilanciano diritti e rischi. Per utenti onesti la riservatezza è fondamentale, mentre per contrastare attività illecite alcuni limiti mirati diventano necessari.

Nella pratica ciò tradurrà in schemi di privacy condizionata: misure che garantiscono riservatezza su transazioni a basso rischio e controlli incrementali su attività ad alto rischio, con meccanismi di disclosure selettiva per autorità competenti solo in casi ben circoscritti. Questo approccio richiama, in modo digitale, il funzionamento del contante nel mondo reale, dove privacy e responsabilità coesistono.

Khushi Wadhwa (Predicate): l’avvento degli stablecoin privati

Khushi Wadhwa, responsabile business development presso Predicate, prevede che i stablecoin privati diventeranno un livello infrastrutturale centrale per i pagamenti onchain. L’adozione sarà guidata da esigenze pratiche di regolamento tra imprese: riservatezza sui rapporti commerciali, protezione delle strategie di tesoreria e tutela dei consumatori che non vogliono registrare pubblicamente ogni pagamento.

Questi stablecoin integreranno per impostazione predefinita funzionalità come disclosure selettiva, offuscamento degli importi e, in alcuni casi, anonimato completo di mittente e destinatario. Fondamentale sarà l’integrazione con meccanismi di conformità automatizzati: strumenti che consentano alle autorità e agli attori regolamentati di verificare la liceità senza vanificare la privacy di base.

Paul Brody (EY): la privacy si industrializza

Paul Brody, leader globale della blockchain presso EY, indica il 2026 come l’anno in cui le soluzioni di privacy inizieranno a spostarsi su scala industriale. Diverse tecnologie e progetti passeranno dai testnet alle implementazioni di produzione, rendendo la privacy una caratteristica standard su molte catene piuttosto che un esperimento di nicchia.

Tuttavia la diffusione su larga scala dipenderà da fattori pratici: il supporto nativo da parte dei wallet consumer, l’integrazione con infrastrutture di pagamento esistenti e la chiarezza normativa. Senza un ecosistema di strumenti user‑friendly e regole operative condivise, la transizione da prova concettuale a uso di massa resterà lenta.

Wei Dai (1kx): la normalizzazione della ‘resistenza alle minacce’

Wei Dai, partner di ricerca presso 1kx, introduce il concetto di privacy resistente alle minacce come nuovo standard atteso per il 2026: non si tratta soltanto di garantire riservatezza formale, ma di progettare sistemi difficili da sfruttare per attività illecite e manipolazioni dei dati.

La strategia pratica privilegerà soluzioni concrete rispetto a garanzie teoriche ideali. Tra i modelli discussi emergono due approcci principali: soluzioni throttled che impongono ritardi sui depositi e limitano trasferimenti istantanei all’interno del protocollo, e soluzioni di privacy responsabile che mantengono alta l’operatività ma prevedono la presenza di un custode dell’informazione in grado di tracciare la grafica delle transazioni in caso di attacco o abuso.

Questi modelli cercano di mantenere un equilibrio tra esperienza utente e resistenza agli abusi: limitazioni temporali, limiti di velocità e meccanismi di disclosure controllata potranno diventare standard tecnici accettati dagli operatori e dalle autorità.

Implicazioni regolamentari e tecniche

L’emergere di privacy pratiche e stabili apre questioni rilevanti per regolatori, istituzioni finanziarie e operatori tecnologici. Le autorità dovranno aggiornare i quadri normativi per riconoscere strumenti che offrono privacy di base ma consentono compliance tramite strumenti tecnici (ad esempio prove ZK per disclosure selettiva) e governance chiaramente definita.

Dal lato tecnico, l’adozione su larga scala richiederà interoperabilità tra protocolli di privacy, standard per l’integrazione nei wallet e procedure di audit che rispettino principi di trasparenza operativa senza compromettere la riservatezza degli utenti. Anche l’industria dei servizi finanziari dovrà definire linee guida per l’uso di stablecoin privati nelle operazioni di tesoreria e nei pagamenti transfrontalieri.

Conclusioni

Nel complesso, il 2026 si preannuncia come l’anno in cui la privacy onchain verrà ridefinita in termini pragmatici: non più solo una questione ideologica, ma un insieme di soluzioni tecniche e di governance che cercano il giusto compromesso tra riservatezza, usability e conformità. L’esito dipenderà dalla collaborazione tra sviluppatori, imprese, custodi di infrastrutture e autorità regolatorie per creare un ecosistema credibile, sicuro e scalabile.