Sicilia: l’ortofrutta del Sud-Est a rischio
- 27 Dicembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Il Distretto ortofrutticolo del Sud-Est della Sicilia (Doses), con sede a Vittoria in provincia di Ragusa, continua a crescere ma segnala anche preoccupazioni strutturali. L’ultimo Osservatorio 2025 descrive un sistema consolidato: oltre 170 imprese attive, un fatturato aggregato che supera i 450 milioni di euro e una superficie produttiva di più di 3.000 ettari, per circa la metà coltivati in serra. Questi dati testimoniano una base economica solida e una capacità di resistenza che si riflette nel fatto che più del 60% delle aziende ha registrato un aumento del fatturato nel biennio 2023–2024.
Antonino Di Paola ha dichiarato:
“L’esperienza distrettuale conferma la sua utilità per gestire mercati complessi: la crescita osservata deriva dalla capacità delle imprese di fare rete, condividere risorse e definire strategie comuni. Ora la sfida è integrare ulteriormente la filiera e consolidare la presenza sui mercati esteri, mantenendo al contempo un forte legame con il mercato interno. Serve inoltre un significativo miglioramento delle infrastrutture e della logistica.”
Il Doses viene descritto come un sistema che ha scelto con decisione la via dell’innovazione, ma che reclama politiche mirate e investimenti strutturali per trasformare le attuali incertezze in fiducia duratura. Tra le necessità indicate emergono potenziamento delle reti viarie, modernizzazione dei centri di raccolta e logistica refrigerata, oltre a incentivi per progetti di filiera finalizzati all’export.
Dalla produzione primaria alla filiera integrata
Accanto ai risultati economici si osserva una trasformazione del modello produttivo: il distretto non è più solo produzione primaria. Un numero crescente di imprese ha integrato il confezionamento, la commercializzazione e, in alcuni casi, la trasformazione del prodotto, con l’obiettivo di presidiare più fasi della catena del valore e tutelare il margine commerciale.
L’orticoltura rimane il fulcro dell’attività, ma più significativo è il miglioramento qualitativo delle pratiche agronomiche. L’adozione di energie rinnovabili, irrigazione di precisione, sensori ambientali e sistemi di tracciabilità sta passando da nicchia a pratica diffusa. Parallelamente si registra una riduzione nell’uso dei fitofarmaci e un’efficienza crescente nella gestione della risorsa idrica, segnali di una transizione verso modelli produttivi più sostenibili.
Questi cambiamenti sono sostenuti anche da investimenti privati in tecnologia e da partnership tra imprese locali e operatori della trasformazione. Tuttavia, per completare la transizione servono strumenti finanziari dedicati e politiche che favoriscano la cooperazione interaziendale, lo sviluppo di marchi collettivi e l’accesso a mercati internazionali più remunerativi.
Lavoro e mercati: una crescita ancora fragile
Sul fronte occupazionale il distretto mostra numeri significativi: oltre 3.000 addetti contribuiscono alle attività produttive e di servizio, ma la stagionalità resta un elemento critico che condiziona stabilità e qualità dell’impiego. Lavoro agricolo e occupazione legata al confezionamento richiedono strategie per la stabilizzazione delle risorse umane e per la formazione di figure tecniche specializzate.
Il mercato interno continua a costituire la principale destinazione della produzione, mentre l’export rappresenta una direttrice strategica in crescita, con sbocchi rilevanti verso Germania e Francia. Per sfruttare appieno questo potenziale servono strutture logistiche più solide, capacità di programmazione commerciale e norme contrattuali che tutelino produttori e buyer. Anche l’adeguamento degli impianti di confezionamento agli standard internazionali rimane una priorità.
Il rafforzamento delle reti di distribuzione, la creazione di hub logistici regionali e il supporto alle aggregazioni di produttori possono contribuire a ridurre i costi di transazione e a migliorare la competitività sui mercati esteri. In tal senso, il ruolo delle amministrazioni locali e delle istituzioni regionali è decisivo per promuovere investimenti e semplificazioni normative.
Il nodo del futuro: tra clima e incertezza
Guardando avanti, il quadro segnalato dall’indagine mostra prudenza: il 51% delle imprese esprime incertezza sul futuro, il 45% mantiene un atteggiamento positivo e il 4% manifesta una visione pessimista per i prossimi dieci anni. Questa distribuzione non è sintomo di arretramento, ma riflette la consapevolezza delle sfide in arrivo.
I cambiamenti climatici sono indicati come il fattore di trasformazione principale, seguiti dall’innovazione tecnologica, dalla progressiva diminuzione dei prodotti fitosanitari disponibili e dall’evoluzione delle abitudini di consumo. Rimangono irrisolti problemi strutturali quali infrastrutture di trasporto e logistica, gestione delle risorse idriche, formazione della manodopera e adeguato supporto istituzionale.
Gianni Polizzi ha dichiarato:
“L’Osservatorio mostra una filiera in transizione che sta assorbendo cambiamenti profondi. La riduzione nell’impiego di prodotti fitosanitari, l’adozione di pratiche sostenibili, l’investimento in energie rinnovabili e in agricoltura di precisione sono risposte necessarie a uno scenario in rapida evoluzione. L’incertezza espressa dalle aziende non è rassegnazione, ma la consapevolezza che servono nuovi strumenti per affrontare scenari inediti.”
Per rendere sostenibile e duraturo il percorso di crescita del distretto sono necessari interventi coordinati: politiche pubbliche che incentivino infrastrutture logistiche e di stoccaggio refrigerato, programmi di gestione integrata delle risorse idriche, accesso facilitato al credito per investimenti tecnologici e piani di formazione professionale per la creazione di competenze specializzate. Anche la promozione di reti commerciali internazionali e il supporto alla certificazione dei prodotti possono aumentare il valore aggiunto e la resilienza del sistema.
In sintesi, il Doses si presenta come un distretto solido e innovativo, capace di adattarsi alle trasformazioni del mercato ma ancora vincolato da limiti infrastrutturali e da un quadro di incertezze climatiche e regolatorie. Superare questi ostacoli richiederà uno sforzo congiunto di imprese, istituzioni pubbliche e partner finanziari per tradurre le opportunità in sviluppo stabile e inclusivo.