Chi è Hannoun, il leader pro-Palestina arrestato e finito nella lista nera Usa
- 27 Dicembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Mohamed Hannoun, presidente dell’Associazione palestinesi in Italia e architetto di professione, è stato arrestato con l’accusa di finanziare l’organizzazione nota come Hamas. L’intera vicenda ha suscitato attenzione per le sue partecipazioni pubbliche, per le misure amministrative prese dalle autorità italiane e per l’inclusione dell’associazione fondata da Hannoun in una lista di soggetti a rischio internazionale.
Mohamed Hannoun ha dichiarato:
“È una bufala che io sia un leader di Hamas. Sono semplicemente un palestinese impegnato da decenni nella lotta per i diritti del suo popolo. Hamas ha avuto più del 70% dei voti a Gaza e in Cisgiordania, quindi è un legittimo rappresentante del popolo palestinese. E io sono simpatizzante di Hamas come lo sono di ogni fazione che lotta per i miei diritti.”
Profilo personale e attività
Hannoun, 63 anni, risiede da circa quattro decenni a Genova ed esercita la professione di architetto. Ha la cittadinanza della Giordania e nel 1994 ha fondato l’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese (A.b.s.p.p.), con l’obiettivo dichiarato di sostenere progetti umanitari e iniziative di solidarietà.
Accuse e posizione dell’indagato
Le autorità che hanno condotto l’inchiesta contestano che l’A.b.s.p.p. sia stata utilizzata come canale per raccogliere fondi destinati a sostenere Hamas. Hannoun ha sempre negato di essere un dirigente dell’organizzazione e ha sostenuto che la sua attività sia esclusivamente umanitaria e politica in favore dei diritti del popolo palestinese.
Inserimento nella lista statunitense
Nel 2023 il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha inserito Hannoun e la sua associazione in una lista di soggetti ritenuti finanziatori del terrorismo. Tale misura comporta sanzioni economiche e restrizioni che incidono sui rapporti finanziari internazionali e sulla reputazione degli enti coinvolti. L’inclusione nella lista americana è stata uno degli elementi citati dalle autorità italiane nell’ambito delle indagini.
Provvedimenti amministrativi in Italia
Nel corso degli ultimi mesi Hannoun ha ricevuto diverse misure amministrative da parte delle forze di polizia. Il 15 novembre 2024 la Questura di Milano gli ha notificato un foglio di via con l’accusa di istigazione all’odio e alla violenza, riferita a dichiarazioni pronunciate durante un comizio in cui aveva commentato l’aggressione a tifosi israeliani ad Amsterdam.
In ottobre, sempre a Milano, è stato emesso un ulteriore foglio di via di durata annuale, motivato dalla giustificazione delle esecuzioni compiute da Hamas nei confronti di persone considerate collaborazioniste, una circostanza che le autorità hanno interpretato come apologia di reato.
Partecipazione a manifestazioni e iniziative
Dopo gli eventi del 7 ottobre, Hannoun è stato frequentemente presente a manifestazioni di solidarietà con la popolazione di Gaza e ha sostenuto iniziative come la Sumud Flotilla, un convoglio marittimo che ha cercato di superare il blocco navale imposto da Israele e che in parte è partito da Genova. La sua presenza pubblica e il ruolo nell’organizzazione di eventi sono stati oggetto di contestazioni da parte di chi ritiene che tali iniziative possano essere collegate ad attività politiche e logistiche di gruppi considerati estremisti.
Misure cautelari e motivazioni giuridiche
La giudice per le indagini preliminari Silvia Carpanini ha disposto la custodia cautelare in carcere, ritenendo sussistente un «concreto e attualissimo pericolo di fuga» perché, secondo gli investigatori, Hannoun avrebbe pianificato il trasferimento definitivo in Turchia per spostare là presunte attività di finanziamento. Questa circostanza è stata valutata come elemento che potenzialmente avrebbe potuto compromettere l’esecuzione delle misure cautelari.
La gip ha inoltre indicato il rischio di inquinamento probatorio: dalle intercettazioni emerge, secondo l’atto, che gli indagati avrebbero ripulito ripetutamente i propri dispositivi elettronici, un comportamento che potrebbe ostacolare la ricostruzione degli eventi e la raccolta delle prove.
Aspetti procedurali e impatto istituzionale
Le accuse di finanziamento al terrorismo implicano un insieme di interventi coordinati tra autorità giudiziarie, forze di polizia e, all’occorrenza, organismi internazionali. L’inserimento nelle liste statunitensi comporta indagini finanziarie e restrizioni su transazioni transfrontaliere, mentre in ambito nazionale le misure amministrative come il foglio di via e la custodia cautelare sono strumenti adottati per prevenire rischi di ordine pubblico e di fuga.
Il caso tocca inoltre questioni sensibili sul piano diplomatico e comunitario: la presenza in Europa di associazioni legate alla causa palestinese e i limiti tra attività di solidarietà, azione politica e sostegno a gruppi armati sono argomenti di dibattito tra istituzioni, forze dell’ordine e organizzazioni della società civile.
Prospettive e prossimi sviluppi
La vicenda proseguirà ora nelle sedi giudiziarie competenti, dove saranno valutate le prove raccolte dagli inquirenti e le eventuali difese dell’indagato. Parallelamente, eventuali ripercussioni amministrative e diplomatiche dipenderanno anche dall’esito delle procedure internazionali e dall’eventuale cooperazione tra Stati su questioni di antiterrorismo e controllo finanziario.
Resta centrale per l’accertamento della verità il lavoro degli investigatori volto a ricostruire flussi finanziari, comunicazioni e reti associative, mentre il contesto politico e umanitario amplia la rilevanza pubblica del procedimento, richiedendo un bilanciamento tra tutela della sicurezza e rispetto delle garanzie processuali.
Mohamed Hannoun ha dichiarato:
“Dopo la tregua, la resistenza palestinese, che ha pagato con il sangue, ha fatto giustizia, come in tutte le rivoluzioni del mondo.”