Il governatore Giani promette: il diamante Florentiner tornerà in Toscana
- 24 Dicembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Sembrava disperso: si ipotizzava un furto, una vendita da parte degli Asburgo o perfino lo smembramento, come sostenuto nelle memorie di un mercante svizzero di pietre preziose pubblicate nel 1966. In realtà il grande diamante giallo, di 137,27 carati e 127 faccette, esiste ancora nella sua integrità. La Regione Toscana ne rivendica la proprietà e lo identifica con il leggendario diamante Fiorentino, uno dei più imponenti al mondo: un gioiello della casa d’Asburgo-Lorena che però, secondo i documenti storici, compare nell’elenco delle gioie che Anna Maria Luisa de’ Medici volle rimanessero «unite allo Stato», ossia conservate in Toscana.
Nei recenti contatti avviati dalla Regione Toscana si è aperto un canale di dialogo con Carlo d’Asburgo-Lorena, erede della famiglia imperiale fra gli attuali detentori: egli avrebbe dichiarato che la pietra è custodita in una cassetta di sicurezza in Canada insieme ad altri gioielli di famiglia.
Il Patto dell’Elettrice Palatina
Secondo la ricostruzione ufficiale promossa dalla giunta regionale, il cosiddetto «Florentiner» rientra nella sfera patrimoniale toscana in base a un testamento e a un atto integrativo del primo Settecento che sono considerati vincolanti per la conservazione dei beni della famiglia medicea a beneficio dello Stato granducale.
Eugenio Giani ha dichiarato:
“La pietra appartiene alla Toscana non moralmente, ma materialmente.”
Eugenio Giani ha aggiunto:
“Ricade fra i beni che l’Elettrice Palatina vuole siano esposti, mantenuti, nella regione Toscana a ornamento dello Stato o per favorire la curiosità dei forestieri.”
Il riferimento è all’allegato del 1740 che integra il testamento del 1737: in quei documenti la granduchessa Anna Maria Luisa de’ Medici disponeva che molte delle sue gioie restassero vincolate allo Stato e fossero fruibili al pubblico.
Cristina Manetti ha detto:
“Aspettiamo fiduciosi e speriamo che il prezioso torni quantomeno in esposizione e possa essere goduto nella sua bellezza dai toscani.”
L’obiettivo della Regione Toscana è ottenere una concessione per una mostra-evento che, secondo le intenzioni degli amministratori, possa evolvere in una disponibilità permanente del gioiello per il territorio. Per sostenere la richiesta è stato esposto un ritratto inedito di Maria Maddalena d’Austria, opera autografa di Orazio Fidani, che mostra la granduchessa con il gioiello.
La ricostruzione storica
Le fonti storiche indicano che la pietra arrivò a Firenze come grezzo all’inizio del Seicento; dopo il taglio, eseguito dal veneziano Pompeo Studentoli, il diamante compare nei ritratti delle granduchesse Cristina di Lorena e Maria Maddalena d’Austria. Alla morte di Cosimo III (1723) e nell’inventario predisposto da Anna Maria Luisa de’ Medici la gemma è elencata fra le gioie vincolate allo Stato granducale.
Anna Maria Luisa de’ Medici scrisse:
“unite allo Stato”
Negli anni successivi, però, la pietra riappare fuori dalla Toscana come elemento del diadema imperiale di Maria Teresa d’Asburgo e, con quella circolazione, entra stabilmente nel tesoro della corte viennese dove assume il nome di Florentiner.
La ricomparsa in Canada
La fine dell’Impero austro‑ungarico e la riorganizzazione istituzionale del 1919 interruppero la catena amministrativa che aveva garantito la tracciabilità dei beni della corona. È emerso che, a partire dal 1940, la pietra fu depositata in Canada su iniziativa dell’imperatrice Zita di Borbone-Parma, vedova dell’ultimo imperatore Carlo I. Già nel novembre del 1918, peraltro, molti gioielli di casa Asburgo erano stati spostati dalla camera del tesoro della Hofburg verso destinazioni sicure in Svizzera.
Le informazioni sulla custodia oltremare hanno riacceso il dibattito su provenienza, diritto di proprietà e pratiche di restituzione: la materia coinvolge norme sul patrimonio culturale, accordi internazionali, e la volontà dei discendenti che oggi detengono i beni.
Sul piano pratico, il recupero — se perseguito — richiederà un confronto giuridico e diplomatico tra la Regione Toscana, gli eredi e le istituzioni estere coinvolte nella custodia del diamante, oltre a un percorso documentale capace di dimostrare l’effettiva appartenenza secondo le volontà testamentarie del XVIII secolo.
In attesa di sviluppi, l’amministrazione toscana sottolinea il valore storico, identitario e turistico dell’elemento: una disponibilità alla mediazione che privilegi la conservazione, la fruizione pubblica e la tutela conservativa della gemma presso un’istituzione museale come il Museo de’ Medici, dove studiosi e cittadini possano finalmente osservarla e studiarla.