Oltre 23.548 centenari in Italia: i sorprendenti segreti tra dieta e comunità
- 23 Dicembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
I cittadini che alla stessa data hanno compiuto almeno 110 anni, i supercentenari, risultano essere 19, due in meno rispetto all’anno precedente; a conferma della maggiore longevità femminile, soltanto uno di essi è di sesso maschile.
Fino a ottobre 2025 il decano d’Italia ancora in vita risulta, per il secondo anno consecutivo, un uomo residente in Basilicata che ha superato i 111 anni; la decana tra le donne abita in Campania e tra pochi giorni compirà 115 anni.
La comunità mondiale della longevità
Lo studio e l’approfondimento dei processi che favoriscono un invecchiamento attivo sono al centro dell’attività della Comunità mondiale della longevità, un gruppo di ricerca che analizza esperienze sociali e ambientali associate a una lunga vita in buona salute.
Roberto Pili ha premesso:
“In un’epoca dominata dalla medicina d’intervento e dalle ‘cure anti-età’ a pagamento, il vero segreto di una vita lunga e sana non viene tanto dai laboratori quanto dalla saggezza popolare di specifiche comunità longeve, le Blue Zones, che mostrano come stili di vita radicati e sostenibili producano risultati concreti.”
Secondo il gruppo guidato da Roberto Pili, le Blue Zones — territori come Okinawa e le Barbagie della Sardegna — funzionano come laboratori naturali di longevità. In questi contesti la cosiddetta centenarietà attiva non è semplicemente un fenomeno genetico isolato, ma la conseguenza di abitudini quotidiane, reti sociali solide e assetti psicologici orientati alla cura reciproca e al senso di scopo.
La ricerca della Comunità si propone di andare oltre la mera catalogazione di luoghi e persone: l’obiettivo è estrarre una matrice comune che colleghi diete, relazioni sociali, pratiche di movimento e atteggiamenti mentali, per individuare elementi replicabili nelle politiche pubbliche di promozione della salute.
Tra i fattori ricorrenti emergono regimi alimentari a prevalenza vegetale, attività fisica integrata nella vita quotidiana, reti familiari e comunitarie forti, impegno sociale e spirituale, nonché una gestione moderata dell’apporto calorico. Questi aspetti hanno implicazioni pratiche per la pianificazione dei servizi socio‑sanitari, le strategie di prevenzione primaria e le politiche per l’invecchiamento attivo a livello locale e nazionale.
Il caso Spagna: più longevità, forti divari territoriali
Anche in Spagna il fenomeno dell’invecchiamento demografico si manifesta con crescente intensità e presenta, come in Italia, marcate differenze regionali che influenzano la distribuzione degli anziani e la domanda di servizi.
L’età media della popolazione spagnola ha raggiunto i 44,2 anni e si osserva una crescita costante della popolazione ultraottantenne e dei centenari, con una prevalenza netta del genere femminile tra le età più avanzate.
Secondo l’INE (Istituto Nazionale di Statistica), la speranza di vita alla nascita è salita a 81,11 anni per gli uomini (+0,75 rispetto al periodo confrontato) e a 86,34 anni per le donne (+0,60), superando per la prima volta soglie rilevanti che richiedono adeguamenti nelle politiche di salute pubblica e protezione sociale.
La dinamica demografica descritta porta con sé sfide notevoli: maggiore pressione sui sistemi di assistenza domiciliare e residenziale, necessità di riformare i sistemi pensionistici, e adeguamento delle infrastrutture sanitarie per gestire patologie croniche e bisogni di lungo periodo. Inoltre, i forti divari regionali rendono indispensabile un coordinamento tra livelli di governo per modulare interventi tarati sui contesti locali.
Per rispondere efficacemente a queste sfide le politiche pubbliche dovrebbero combinare prevenzione sanitaria, promozione di modelli di vita salutari ispirati alle esperienze delle Blue Zones, investimenti in assistenza territoriale e misure di sostegno alla partecipazione sociale degli anziani, favorendo così modelli sostenibili di invecchiamento attivo.