Parity Act esenterebbe i piccoli acquisti di criptovalute e applicherebbe le regole sulle wash sale

Un duo bipartisan della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha presentato una bozza di legge pensata per chiarire e semplificare la disciplina fiscale applicabile agli investitori, ai trader e agli sviluppatori che operano sugli asset digitali, specificando come dichiarare imposte relative a staking, transazioni di basso valore e pratiche note come wash sale.

I rappresentanti Max Miller (Ohio) e Steven Horsford (Nevada) hanno reso pubblica la proposta il 20 dicembre con il nome Digital Asset Protection, Accountability, Regulation, Innovation, Taxation, and Yields (PARITY) Act, definita come un intervento volto a modernizzare il Internal Revenue Code del 1986 ed eliminare imposizioni ritenute eccessive sulle operazioni quotidiane in criptovalute.

Sintesi della proposta

La bozza di legge introduce esenzioni fiscali mirate per i stablecoin regolamentati, propone la facoltà di differire l’imposizione su ricompense da staking e mining e cerca di avvicinare il trattamento degli asset digitali a quello di titoli e commodity tradizionali, al fine di ridurre ambiguità e comportamenti elusivi.

In particolare, la misura prevede l’esenzione dall’imposta sulle plusvalenze per transazioni in stablecoin di valore inferiore a 200 dollari, a condizione che i token siano ancorati al dollaro, oggetto di scambi rilevanti e emessi da entità soggette a supervisione federale.

Quote dei proponenti

Max Miller ha dichiarato:

“Il codice fiscale americano non è riuscito a stare al passo con le tecnologie finanziarie moderne. Questa legislazione bipartisan porta chiarezza, parità, equità e buon senso nella tassazione degli asset digitali. Protegge i consumatori nelle spese quotidiane, definisce regole per innovatori e investitori e rafforza la compliance affinché tutti rispettino le stesse regole.”

Steven Horsford ha aggiunto:

“Oggi anche la più piccola transazione in criptovalute può attivare obblighi fiscali mentre altre parti della normativa restano vaghe e favoriscono abusi. La nostra bozza del Digital Asset PARITY Act adotta un approccio mirato che garantisce condizioni eque per consumatori e imprese che intendono utilizzare questa nuova forma di pagamento.”

Principali novità fiscali

Tra le altre disposizioni la legge estende le regole consolidate sulle wash sale anche alle criptovalute, impedendo ai trader di realizzare perdite fiscali mantenendo posizioni sostanzialmente equivalenti. Viene inoltre introdotta una possibilità di scelta per un regime di contabilizzazione in base al mark-to-market per i trader attivi di asset digitali, con la conseguente necessità di dichiarare annualmente plusvalenze e minusvalenze al valore di mercato.

Una clausola parallela applica il principio della constructive sale al mondo crypto, mirando a operazioni derivati che consentono di posticipare indefinitamente l’imposizione fiscale attraverso coperture complesse.

Altre disposizioni e esclusioni

La bozza contempla inoltre il trattamento di non riconoscimento per determinati prestiti in asset digitali, esclude dall’ambito alcune categorie come gli NFT e i token con scarsa liquidità e prevede l’estensione di benefici fiscali anche agli investitori esteri che operano tramite broker statunitensi.

La maggior parte delle misure sarebbe efficace alla data di entrata in vigore della legge, mentre l’esenzione per i stablecoin è soggetta a un avvio differito per gli esercizi fiscali che iniziano dopo il 31 dicembre 2025, introducendo così un periodo di adeguamento per regolatori e operatori di mercato.

Contesto e possibili effetti

Il disegno di legge arriva in un momento in cui istituzioni fiscali e regolamentari cercano di armonizzare norme tradizionali con strumenti finanziari nati in ambienti decentralizzati. L’intento dichiarato è ridurre ambiguità che generano phantom income — redditi presunti non corrispondenti a flussi di cassa reali — e chiudere le falle che possono favorire pratiche di arbitraggio fiscale.

Se approvata, la norma potrebbe incidere profondamente sulle decisioni operative di exchange, fornitori di servizi di pagamento, gestori di fondi e sviluppatori, influenzando anche la competitività del mercato statunitense rispetto ad altre giurisdizioni. Per le autorità fiscali si aprirebbe la necessità di aggiornare procedure, linee guida e sistemi di monitoraggio per garantire applicazione uniforme e conformità.

Prossimi passi e iter legislativo

La proposta è attualmente una bozza di discussione che dovrà passare attraverso le commissioni competenti della Camera dei Rappresentanti, eventuali emendamenti e il vaglio del Senato prima di poter diventare legge. Il confronto coinvolgerà non solo i parlamentari, ma anche autorità regolatorie federali, operatori del mercato e gruppi di interesse interessati alla ridefinizione degli oneri fiscali.

Un percorso legislativo di questo tipo richiede tempo e negoziazioni: oltre agli aspetti tecnici fiscali, entreranno in gioco considerazioni su regolazione finanziaria, protezione dei consumatori e standard di supervisione per gli emittenti di stablecoin e altri intermediari.