Non trarre conclusioni affrettate dall’azione attuale

Bitcoin è tornato al minimo settimanale di $85.500 dopo aver mostrato nella giornata di mercoledì il temuto Bart Simpson pattern, una dinamica in cui il prezzo sale rapidamente, rimane piatto per alcuni minuti e poi precipita con la stessa rapidità fino al livello precedente, lasciando sul grafico una forma che ricorda la testa del noto personaggio dei cartoni animati.

La mattinata ha evidenziato come il mercato delle criptovalute rimanga intrappolato in una situazione fastidiosa: non correlato ai listini azionari quando questi salgono, ma con una correlazione pressoché uno a uno con le azioni quando l’umore peggiora.

L’impennata osservata stamattina si è dissolta di pari passo con il calo del Nasdaq, che ha invertito la rotta in seguito al ridotto entusiasmo per il tema dell’intelligenza artificiale. A circa novanta minuti dalla chiusura il principale indice tecnologico segnava un ribasso dell’1,5%, con perdite ancor più consistenti nell’intero comparto dei chip.

Correlazione con i mercati azionari

La ricomparsa di questa correlazione negativa mette in discussione il ruolo di Bitcoin come asset di diversificazione o come copertura in fasi di stress dei mercati. Storicamente, alcuni investitori si attendevano che le criptovalute si apprezzassero in uno scenario di allentamento monetario da parte della Fed oppure diventassero un rifugio quando le azioni entravano in difficoltà; oggi invece il movimento di fuga verso la sicurezza sembra privilegiare altri strumenti.

La volatilità elevata nella fascia di consolidamento corrente amplifica il rischio di liquidazioni forzate nelle posizioni più leverage, rendendo i movimenti bruschi e riducendo l’affidabilità dei segnali tecnici nel breve periodo.

Metalli preziosi e flight to safety

Più frustrante per i sostenitori delle criptovalute è stata la convincente corsa dei metalli preziosi: l’argento è salito di un altro 5% stabilendo un nuovo massimo storico, mentre l’oro ha guadagnato circa l’1% avvicinandosi a livelli record. Anche il rame ha partecipato alla spinta, segnalando una domanda crescente per asset considerati rifugi o indicatori di tensione nell’offerta.

Questo spostamento suggerisce che, nelle fasi di incertezza, parte del capitale si muove verso beni materiali percepiti come più stabili rispetto alle crypto, complicando la narrativa che voleva BTC come alternativa digitale all’oro.

Livelli di prezzo e prospettive

Il bilancio settimanale del settore risulta decisamente negativo: Bitcoin è in calo di circa l’8%, ether perde il 15% e anche progetti come Solana e XRP registrano ribassi attorno al 12%.

Secondo Jasper De Maere, desk strategist presso Wintermute, Bitcoin dovrebbe rimanere intrappolato in un intervallo compreso tra $86.000 e $92.000. De Maere sottolinea che, dato l’alto livello di volatilità nella fase di consolidamento, le oscillazioni repentine osservate non sono del tutto inusuali e riflettono frequentemente liquidazioni di posizioni a leva.

Jasper De Maere ha dichiarato:

“Le persone stanno sfoltendo le posizioni per prendersi una pausa… i rally di breve durata vengono rapidamente venduti.”

De Maere invita a non sovrastimare i segnali tecnici nel breve termine e prevede ulteriore presa di profitto nelle prossime due settimane, motivata sia da ribilanciamenti di portafoglio di fine anno sia da considerazioni fiscali. Tra i possibili catalizzatori per una nuova direzione del mercato cita inoltre scadenze importanti delle opzioni previste per la fine di dicembre.

Jasper De Maere ha dichiarato:

“Ho la sensazione che siamo al livello di massimo dolore.”

Jasper De Maere ha dichiarato:

“Nel breve termine direi che siamo decisamente ipervenduti.”

In assenza di nuovi impulsi — macroeconomici o specifici del mercato crypto — è probabile che la fase laterale continui fino a quando non emergeranno fattori in grado di rompere l’equilibrio tra venditori e compratori. Tali fattori possono includere variazioni nelle aspettative sulla politica della Fed, movimenti significativi nei mercati azionari, l’esito di grandi scadenze di opzioni e il comportamento fiscale alla chiusura dell’anno. Gli operatori dovrebbero quindi valutare la gestione del rischio e la liquidità, dato il potenziale di rapidi movimenti e di perdite legate alla leva finanziaria.