Riciclo: Radici brevetta una tecnologia rivoluzionaria per separare le fibre tessili miste

Quattro anni di ricerca hanno portato a un risultato significativo: la divisione dedicata all’innovazione del gruppo bergamasco Radici Group, Radici Innova, ha messo a punto un processo in grado di separare definitivamente il nylon dalla lycra nei tessuti misti.

La sfida era considerevole perché la fibra elastomerica, per la sua naturale morbidezza e capacità di adattamento, si intreccia con la poliammide in modo estremamente aderente, rendendo tradizionali i metodi di separazione inefficaci. Nonostante ciò, il team di ricerca è riuscito a trovare una soluzione industrializzabile.

Il risultato pratico è che un capo composto da più fibre può ora essere scomposto nei materiali di origine: nylon e lycra vengono recuperati e resi nuovamente disponibili per la produzione di nuovi filati e tessuti. In termini concreti, un costume da bagno dismesso potrà diventare materia prima per la fabbricazione di leggings, collant o indumenti sportivi, alimentando circuiti di riuso a ciclo chiuso.

Stefano Alini ha commentato:

“L’80% dei capi dismessi finisce in discarica. Secondo uno studio di Boston Consulting questo accumulo corrisponde a circa 150 miliardi di dollari di materie prime disperse. Riciclare gli scarti e l’usato rappresenta quindi un’opportunità straordinaria per l’ambiente e per la riduzione dell’inquinamento.”

La tecnologia, brevettata a livello internazionale e tutelata come segreto industriale, si basa su un principio di dissoluzione selettiva che tratta i rifiuti tessili misti recuperando separatamente le diverse componenti. Il processo non impiega solventi tossici o altamente infiammabili, ma sostanze considerate ecocompatibili, ed è applicabile alle principali tipologie di poliammide, PA6 e PA66.

Dal punto di vista economico la procedura si dimostra vantaggiosa: permette il recupero sia del nylon sia della lycra indipendentemente dalla percentuale presente nel capo, oltre al recupero del solvente utilizzato. L’uso di queste fibre rigenerate per nuovi filati consente, rispetto alla materia prima vergine, una riduzione delle emissioni di anidride carbonica superiore al 50%.

Impatto ambientale e valore dell’economia circolare

La possibilità di separare e riciclare efficacemente poliammidi ed elastomeri rafforza il modello dell’economia circolare nel settore tessile, con benefici sia ambientali sia economici. Ridurre il flusso verso le discariche limita l’uso di risorse vergini e abbassa le emissioni legate all’estrazione e alla lavorazione dei materiali.

Per tradurre l’innovazione in impatto reale servono però infrastrutture di raccolta organizzate, sistemi di selezione efficienti e collaborazioni lungo tutta la filiera — dai produttori agli operatori del riciclo. Strumenti normativi come la responsabilità estesa del produttore possono incentivare il ritiro e il trattamento dei capi a fine vita, favorendo investimenti in impianti dedicati.

Prospettive industriali e sfide da affrontare

Dal punto di vista industriale, l’adozione su larga scala dipenderà dalla capacità di mantenere costi competitivi rispetto al materiale vergine, dalla disponibilità di flussi stabili di scarti tessili e dall’integrazione del processo nei sistemi produttivi esistenti. Occorre inoltre sviluppare standard di qualità per le fibre rigenerate, affinché possano essere impiegate in applicazioni tecniche e di moda con garanzia di prestazioni.

La tecnologia apre anche scenari di ricerca aggiuntiva: adattare il metodo ad altre combinazioni di fibre miste, migliorare l’efficienza dei solventi ecocompatibili e valutare l’intero ciclo di vita per quantificare i reali benefici ambientali e sociali su scala produttiva.

In sintesi, il progresso realizzato da Radici Innova rappresenta un passo importante verso una gestione più responsabile del tessile, ma per massimizzarne l’impatto è necessario un approccio coordinato che coinvolga imprese, istituzioni e consumatori affinché i materiali recuperati rientrino stabilmente nel mercato.



Author: Tony
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