Ken Fisher: come cogliere i vantaggi del boom dell’oro
- 15 Dicembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Con un rialzo del 40,6% fino al 10 novembre, quest’anno l’oro ha sovraperformato le azioni globali e persino i consistenti guadagni del FTSE MIB. I timori legati alle tensioni commerciali internazionali, la persistenza dell’incertezza sull’inflazione e l’attenzione verso le riserve auree della Banca d’Italia hanno rafforzato l’appeal di questo metallo. Tuttavia, chi intende speculare sull’oro deve considerare con attenzione il fattore tempo: chi ha acquistato prima dell’aumento ha beneficiato, mentre chi entra ora dovrebbe valutare rischi e orizzonte temporale.
Lo scenario
Prevedere in modo affidabile le quotazioni dell’oro è estremamente difficile. Il metallo è caratterizzato da elevata volatilità e non genera flussi di cassa come dividendi o utili aziendali: per questo motivo la sua dinamica di prezzo non può essere analizzata con gli stessi criteri usati per le azioni. La fine pratica del standard aureo negli Stati Uniti nel 1974 ha segnato l’inizio di un periodo in cui, su base storica, l’oro ha registrato rendimenti annualizzati moderati: circa il 9,2% in termini di euro e lire dal 1974 ad oggi.
Le azioni italiane hanno mostrato andamenti storici paragonabili in alcuni periodi, mentre le azioni globali hanno conseguito mediamente rendimenti annualizzati più elevati, intorno all’11,8%. A fronte di rendimenti a lungo termine più bassi, ci si aspetterebbe anche una volatilità minore: nel caso dell’oro però non è avvenuto così.
Un indicatore comunemente utilizzato per misurare la volatilità è la deviazione standard su base annuale: per l’oro questo valore è stato intorno al 18,8% dal 1974, mentre le azioni globali hanno registrato una volatilità storica inferiore, circa il 15,4%.
La volatilità dell’oro
L’elevata volatilità dell’oro si traduce in periodi con guadagni marcati e fasi di forti ribassi, intervallati da lunghi intervalli di stabilità dei prezzi. Un esempio emblematico: il prezzo dell’oro raggiunse un picco verso la fine degli anni ’70 e l’inizio del 1980, per poi restare lontano da quel livello per decenni. In pratica, la risalita alla quotazione massima di allora si è concretizzata solo molti anni dopo, evidenziando come i cicli del metallo possano essere molto lunghi.
Un esempio in termini di euro: nel 2012 il prezzo dell’oro aveva superato i 1.384,73 euro; nell’anno successivo subì un calo vicino al 37%, e quel ribasso fu pienamente recuperato soltanto intorno al 2019. Questi movimenti mostrano quanto sia determinante il timing per chi opera su questo mercato.
Le oscillazioni del prezzo dell’oro sono spesso guidate più dal sentiment degli investitori che da fondamentali economici tradizionali. Fattori rilevanti includono l’andamento dei tassi reali, la forza del dollaro USA, le strategie delle banche centrali (acquisti o vendite di riserve), la domanda industriale e per gioielleria e l’interesse degli investitori istituzionali tramite ETF. Anche eventi geopolitici e crisi finanziarie possono amplificare la componente difensiva del metallo.
Considerazioni per gli investitori
Per chi valuta un’esposizione all’oro è consigliabile adottare un approccio prudente e diversificato. L’oro può svolgere il ruolo di copertura (hedge) in portafogli bilanciati, ma per essere efficace non dovrebbe sostituire strumenti produttivi di reddito. Allocazioni tipiche variano, a seconda del profilo di rischio, tra una quota ridotta e moderata del portafoglio.
Occorre inoltre decidere tra esposizione fisica (lingotti, monete) e strumenti finanziari (ETF, ETC, certificati): l’oro fisico comporta costi di acquisto, assicurazione e custodia; gli strumenti finanziari offrono liquidità e facilità operativa ma introducono rischi di controparte e gestionali. Le implicazioni fiscali e la liquidità del mercato sono altri elementi da considerare.
In definitiva, l’oro resta un asset con caratteristiche peculiari: può migliorare la diversificazione e fungere da riserva di valore in determinati contesti, ma richiede una scelta di posizionamento ponderata, consapevole dei limiti nei rendimenti e dell’elevata variabilità dei prezzi. È opportuno valutare l’inserimento dell’oro nel contesto complessivo del proprio piano finanziario e, se necessario, confrontarsi con un consulente qualificato.