Importazioni extra Europa volano: +17% nel 2024

Per quanto riguarda le esportazioni dei prodotti fabbricati nell’Unione Europea, la quota più consistente delle candele è diretta al Regno Unito con un valore di circa 127 milioni di euro, pari al 28% del totale. Seguono la Svizzera con 81 milioni di euro (18%) e gli Stati Uniti con 68 milioni di euro (15%).

Il quadro in Italia

In questo contesto si inserisce anche l’Italia, paese con una tradizione consolidata nella produzione di candele, sostenuta prevalentemente da piccole e medie imprese. Stabilire una stima precisa della produzione nazionale è complesso perché le spedizioni verso i Paesi dell’Unione Europea non sono tracciate in modo dettagliato, rendendo incompleto il quadro statistico.

Mario Graziani ha sottolineato il problema della tracciabilità dei flussi intra‑UE:

“Tracciare i prodotti destinati all’interno dell’Unione Europea non è più possibile; abbiamo dati certi solo per le esportazioni extra‑UE.”

Mario Graziani ha inoltre osservato l’evoluzione della domanda:

“Le candele sono un prodotto antichissimo che nel tempo ha subito numerosi cambiamenti; oggi il mercato di massa è dominato dalle candele profumate.”

Secondo la sua esperienza, si registra una contrazione della domanda per le candele da cimitero, mentre altre tipologie mostrano segnali di crescita. I mercati di riferimento oltre a quelli del Nord Europa comprendono il Giappone, la Corea del Sud e gli Stati Uniti.

Canali di vendita e segmentazione produttiva

La distribuzione avviene su più livelli: dalla grande distribuzione che convoglia volumi significativi di prodotti, sia nazionali sia importati, fino a canali di nicchia rappresentati da negozi specializzati e botteghe artigiane.

Anna Raddavero, titolare della storica Fabbrica delle candele di Siena, descrive la fetta artigianale del settore come una nicchia molto specifica:

“Al di là dell’aspetto industriale esiste una produzione artigianale ristretta: noi realizziamo tutto a mano e le nostre candele, oltre a rimanere in Italia, vengono esportate negli Stati Uniti, in Giappone e nel Nord Europa.”

I produttori artigianali puntano su materiali selezionati, design e cura produttiva, elementi che permettono loro di competere sui mercati esteri nonostante la concorrenza internazionale.

Anna Raddavero ha spiegato quale sia il valore aggiunto del prodotto nazionale:

“I prodotti che realizziamo in Italia si distinguono per la ricerca nei materiali, il design e la qualità della realizzazione: questo carattere del Made in Italy è la nostra forza sui mercati esteri.”

Implicazioni per politica commerciale e imprese

L’assenza di dati completi sulle spedizioni intra‑UE complica non solo la misurazione dell’export reale, ma anche le scelte strategiche delle imprese e la definizione di politiche di settore. Per le istituzioni nazionali e sovranazionali è importante migliorare la qualità delle statistiche commerciali per supportare le PMI nella definizione di piani di internazionalizzazione.

Per le aziende, la strategia di successo passa spesso dall’investimento nella visibilità del prodotto (packaging, presenza retail e digitale, branding) oltre che nella qualità intrinseca: se da un lato la visibilità favorisce la conoscenza del marchio, dall’altro resta essenziale garantire caratteristiche produttive che giustifichino una presenza stabile sui mercati esteri.

In assenza di informazioni esaustive sulle spedizioni intra‑UE, le imprese che puntano sull’export devono basarsi su analisi di mercato, relazioni commerciali consolidate e incentivi alla partecipazione a fiere internazionali per mappare con maggiore precisione domanda e canali distributivi.



Author: Tony
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