Spinout universitari: 1 miliardo per rilanciare hi-tech e scienze della vita

L’ecosistema italiano degli spinout universitari — ovvero le start up nate da progetti accademici — resta emergente ma negli ultimi anni ha accelerato in modo significativo. Secondo i dati di Dealroom, dal 2020 sono stati censiti oltre 230 spinout basati su scoperte scientifiche e tecnologie nel settore delle life sciences che hanno ricevuto finanziamenti di venture capital, per un ammontare complessivo vicino a 948 milioni di dollari, di cui una quota rilevante è stata raccolta nel 2025.

Il confronto con il passato mostra una crescita notevole: nel 2017 il settore registrava raccolte aggregate dell’ordine delle decine di milioni di dollari, mentre oggi il capitale complessivamente allocato è aumentato più volte, con un flusso di finanziamenti annui che si colloca nell’ordine delle centinaia di milioni e una valutazione dell’intero ecosistema stimata intorno ai 5,2 miliardi di dollari.

Il contesto europeo e il valore delle spinout

Il quadro italiano si inserisce in una fase di vivace espansione europea: lo European Spinout Report 2025, elaborato da un consorzio di operatori e investitori, indica che le deep tech e le life sciences nate dalle università europee hanno oggi un valore complessivo stimato intorno a 399 miliardi di dollari e rappresentano una porzione sempre più significativa dell’innovazione tecnologica continentale.

A guidare la creazione di valore sono Paesi come il Regno Unito, la Svizzera, la Francia e la Germania, mentre nazioni come il Belgio, i Paesi Bassi e i Paesi Nordici hanno prodotto risultati rilevanti in termini di creazione di imprese e valore. Tra le università che emergono nella classifica delle più influenti figurano University of Cambridge, University of Oxford, ETH Zurigo, École Polytechnique Fédérale di Losanna e University College London, che da sole contribuiscono in misura significativa alla capitalizzazione del settore.

Dimensione occupazionale e raccolta di capitale

Le start up europee nate come spinout hanno generato migliaia di posti di lavoro e, nel 2025, l’insieme delle deep tech e delle life sciences ha già raccolto miliardi di dollari di capitale di rischio: i dati aggregati indicano oltre 7.300 imprese con più di 167.000 occupati e flussi di investimento in forte crescita rispetto ai livelli pre-pandemici.

Rispetto al 2019 la raccolta di capitale per le imprese nate da università e centri di ricerca è più che raddoppiata, tanto che i progetti accademici rappresentano ormai una quota rilevante — stimata intorno al 40% — delle nuove start up deep tech e life sciences lanciate dopo il 2019.

Massimiliano Granieri ha detto:

“L’ecosistema scientifico europeo resta uno degli asset strategici più sottovalutati. L’opportunità oggi è trasformare questa eccellenza in scala industriale e in competitività globale, assicurando che l’Europa commercializzi le proprie innovazioni internamente invece di esportare idee all’estero.”

Massimiliano Granieri, professore ordinario di Diritto Privato Comparato presso il Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Industriale dell’Università di Brescia e presidente di MITO Technology, interpreta i risultati come una conferma dell’efficacia degli strumenti pubblici e privati volti a sostenere il trasferimento tecnologico e la crescita delle imprese innovative.

Tra le misure citate rientrano iniziative e strumenti istituzionali nazionali che mirano a favorire la nascita e la maturazione degli spinout: il veicolo di investimento pubblico-privato CDP Venture Capital, la piattaforma di condivisione per la valorizzazione della ricerca Knowledgeshare gestita da Netval, i bandi di sostegno all’imprenditorialità innovativa come Smart & Start Italia operati da Invitalia, nonché interventi di carattere pubblico per il supporto alla validazione tecnologica e alla fase di proof of concept promossi dal MIMIT (Ministero delle Imprese e del Made in Italy).

Confronto europeo e specializzazione italiana

A livello comparativo la Francia conta oltre 830 spinout con circa 7,5 miliardi di dollari di finanziamenti dal 2020 e un valore aggregato stimato in decine di miliardi; la Germania supera i 570 spinout e ha raccolto oltre 9 miliardi di dollari nello stesso arco temporale con un enterprise value molto elevato; la Spagna ha invece compiuto un rapido recupero nelle classifiche, arrivando a diverse centinaia di spinout e raccogliendo somme rilevanti nel 2025.

L’Italia parte da una base più ridotta in termini assoluti ma mostra tassi di crescita superiori alla media: la raccolta di capitale per gli spinout è cresciuta di circa otto volte nell’ultimo decennio. Il driver principale di questa crescita è la forte specializzazione nel settore delle life sciences, in particolare in ambito medtech e biotecnologie, affiancata da un’accelerazione delle tecnologie deep tech legate alla decarbonizzazione e all’integrazione tra ricerca industriale e manifattura avanzata.

Per consolidare questi progressi, gli attori nazionali — università, centri di ricerca, investitori istituzionali e policy maker — devono coordinare risorse e strumenti per accompagnare le imprese dalla fase di scoperta scientifica alla scala industriale, migliorando la capacità di valorizzazione tecnologica sul territorio e rendendo più efficiente il passaggio dal laboratorio al mercato.



Author: Tony
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