Polonia ripresenta la legge bocciata sulle criptovalute per allinearsi alle norme dell’Unione Europea di fronte alle minacce legate alla Russia

Il governo polacco ha ripresentato in Parlamento una proposta di legge sui criptoasset che era stata respinta la scorsa settimana con il veto del presidente Karol Nawrocki. L’esecutivo chiede ora la firma presidenziale, sostenendo che la normativa sia necessaria per affrontare presunte minacce alla sicurezza nazionale connesse a entità legate alla Russia e ad altri Paesi ex sovietici.

Contesto e obiettivi della proposta

La legge, conosciuta ufficialmente come Cryptoasset Market Act, punta ad aggiornare il quadro regolatorio nazionale e ad armonizzarlo con il regime europeo stabilito dal MiCA (Markets in Crypto‑Assets). L’intento dichiarato del governo è di creare regole uniformi per la supervisione del mercato delle criptovalute, migliorare la trasparenza e rafforzare gli strumenti di contrasto all’uso illecito di asset digitali.

Dichiarazioni del primo ministro

Donald Tusk ha invitato il presidente a firmare la legge:

“Il nostro registro ufficiale delle imprese operanti nel mercato delle criptovalute include oltre 100 entità direttamente collegate a Russia, Belarus e ai Paesi dell’ex Unione Sovietica. Questo deve essere un campanello d’allarme: dobbiamo garantire la sicurezza dello Stato e dei cittadini.”

Secondo il primo ministro, l’adozione della normativa è giustificata dall’aumento dell’impiego delle criptovalute in attività ostili e dalla necessità di strumenti di controllo più incisivi per prevenire sabotaggi e attività finanziarie illegali che possano compromettere la sicurezza nazionale.

Allineamento con le regole dell’Unione Europea

L’obiettivo di armonizzazione con il MiCA riflette la volontà di uniformare le disposizioni nazionali a uno standard comunitario che mira a creare un quadro giuridico unico per il settore. Ciò include requisiti su governance, trasparenza delle piattaforme, tutela degli investitori e misure antiriciclaggio.

Gli operatori del mercato beneficerebbero di maggiore certezza normativa, mentre le autorità di vigilanza avrebbero strumenti maggiori per monitorare i flussi finanziari e applicare eventuali sanzioni o restrizioni.

Motivazioni legate alla sicurezza nazionale

Il governo ha citato specifici elementi di rischio: la presenza in Polonia di operatori registrati con presunti collegamenti a Stati esteri che rappresentano una preoccupazione per l’intelligence e la sicurezza. Questi elementi hanno alimentato la narrativa secondo cui controlli più rigorosi sono necessari per prevenire l’uso delle criptovalute a fini di elusione delle sanzioni, finanziamento di attività ostili o sabotaggio digitale.

Nel contempo, osservatori economici sottolineano che misure troppo restrittive potrebbero rallentare l’innovazione e spostare attività legittime verso giurisdizioni meno controllate, creando effetto di spostamento del rischio.

Obiezioni del presidente e rilievi costituzionali

Karol Nawrocki ha motivato il suo veto con preoccupazioni sulla portata delle restrizioni:

“La normativa comporta una minaccia reale alla libertà dei polacchi, alla loro proprietà e alla stabilità dello Stato.”

Il presidente aveva quindi ritenuto che alcune disposizioni potessero ledere diritti fondamentali o introdurre oneri eccessivi per operatori e cittadini. La replica del governo è stata la ripresentazione del testo senza emendamenti, sostenendo l’urgenza delle misure proposte.

Prospettive politiche e prossimi passi

La rinnovata presentazione della legge apre una fase politica in cui si dovranno valutare le possibilità costituzionali di superare il veto presidenziale o di arrivare a un compromesso. In Polonia, come in altri ordinamenti parlamentari, il Parlamento può tentare di ribaltare un veto con una maggioranza qualificata oppure può riformulare singoli articoli per ottenere il consenso presidenziale.

Dal punto di vista pratico, la vicenda avrà ripercussioni sul settore fintech nazionale: imprese e investitori attendono chiarezza normativa, mentre le autorità di vigilanza e le forze di sicurezza richiedono strumenti legali adeguati per contrastare rischi transnazionali.

Implicazioni per i mercati e gli utenti

Un quadro regolatorio più stringente potrebbe aumentare i costi di compliance per gli exchange e i fornitori di servizi crypto, ma al tempo stesso incrementare la fiducia degli investitori istituzionali. Le misure proposte mirano anche a facilitare l’applicazione delle sanzioni internazionali e a migliorare la cooperazione con le autorità di altri Stati membri dell’Unione Europea.

Per gli utilizzatori privati, la normativa dovrebbe introdurre standard minimi di protezione e trasparenza, pur richiedendo un equilibrio tra controllo e libertà di utilizzo degli strumenti digitali.

Conclusione

La questione si colloca al crocevia tra tutela delle libertà economiche e esigenze di sicurezza nazionale. Il confronto istituzionale tra esecutivo e presidenza determinerà la forma definitiva del testo e il grado di allineamento con il quadro europeo. Nei prossimi giorni sarà decisivo osservare le mosse del Parlamento e l’eventuale apertura a emendamenti che possano conciliare controllo e garanzie costituzionali.