MSTR di Michael Saylor reagisce alla possibile esclusione da MSCI
- 10 Dicembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Strategy (MSTR) ha inviato una lettera formale a MSCI in risposta alla proposta di escludere dalle MSCI Global Investable Market Indexes le società il cui patrimonio in asset digitali rappresenta il 50% o più del totale degli attivi.
Nella missiva, guidata dall’Executive Chairman Michael Saylor, Strategy sostiene che le cosiddette digital asset treasury companies (DATs), compresa la stessa Strategy, non sono fondi passivi né semplici contenitori di criptovalute, ma società operative che impiegano gli asset digitali come capitale produttivo per attività finanziarie e di prodotto.
La società ha illustrato le proprie attività principali: la strutturazione di strumenti di credito garantiti in bitcoin, la gestione attiva della tesoreria aziendale e lo sviluppo di un business globale di software per l’analisi aziendale. Secondo Strategy, gli investitori acquistano esposizione alla gestione e alla strategia aziendale, non a un semplice inviluppo statico collegato al prezzo del bitcoin.
Il titolo di Strategy ha già subito forti pressioni a causa del calo del prezzo del bitcoin e del restringimento del mNAV, il premio con cui il mercato valuta una società rispetto al valore delle sue partecipazioni in criptovalute. La diffusione della proposta di MSCI ha intensificato la volatilità, poiché l’eventuale esclusione dagli indici potrebbe tradursi in uscite di capitale passivo per diversi miliardi di dollari.
Argomentazioni chiave dell’azienda
Strategy elenca cinque motivi per cui ritiene di non essere assimilabile a un fondo di investimento o a un prodotto ETP:
1. Strategy è costituita e operativa come una società commerciale tradizionale, con struttura societaria e governance tipiche di un’azienda che produce beni e servizi.
2. L’azienda non ha la struttura né gli obblighi tipici di un fondo o di un prodotto ETP: non gestisce un portafoglio destinato esclusivamente a replicare un indice né offre passività vincolate da tale finalità.
3. Strategy non rientra nella definizione di impresa d’investimento secondo le normative applicabili, elemento che incide sul trattamento regolamentare e fiscale rispetto a un fondo.
4. L’attività della società non genera per gli azionisti un trattamento fiscale analogo a quello dei partecipanti a un fondo; la struttura fiscale rimane quella tipica degli azionisti di una società operativa.
5. Strategy vanta una storia consolidata come impresa nel settore del software enterprise, con vendite e servizi indipendenti dall’allocazione della tesoreria in asset digitali.
Obiezioni alla soglia proposta e confronto settoriale
L’azienda definisce la soglia del 50% «arbitraria e impraticabile». Strategy osserva che esistono società con riserve concentrate in materie prime o asset reali — come petrolio, immobili, foreste o infrastrutture — che rimangono eleggibili per gli indici di MSCI, mentre la proposta prende di mira esclusivamente le imprese con riserve in asset digitali.
Secondo Strategy, tale approccio applica un trattamento differenziato alle DATs rispetto a società che detengono esposizioni significative ad altre classi di attivi, senza fornire una motivazione metodologica chiara e comparabile.
Implicazioni regolamentari e di mercato
L’azienda segnala che la proposta rischia di introdurre valutazioni di politica pubblica all’interno dei criteri di costruzione degli indici, in un momento in cui la politica federale statunitense mostra segnali di apertura verso l’innovazione nei mercati digitali e fintech.
Una possibile esclusione dalle serie di indici principali potrebbe comportare deflussi significativi da fondi passivi e ETF che replicano tali benchmark, con effetti amplificati sui prezzi delle azioni delle società interessate e potenziali ripercussioni sulla raccolta e sulla capacità di investimento delle aziende stesse.
Più in generale, Strategy avverte che un trattamento differenziato potrebbe indebolire la competitività degli Stati Uniti nel promuovere lo sviluppo di infrastrutture finanziarie basate su asset digitali e rallentare l’adozione di nuove tecnologie finanziarie da parte di operatori istituzionali.
Richieste avanzate a MSCI
Nel suo appello, Strategy invita MSCI a prolungare il periodo di consultazione e a fornire una giustificazione più dettagliata e trasparente per ogni eventuale modifica metodologica proposta.
La società chiede che qualsiasi riesame tenga conto delle attività operative reali delle imprese e consideri soluzioni alternative alla mera esclusione basata su una soglia percentuale rigida, come criteri che valutino la natura e la funzione economica degli asset detenuti.
Prospettive e possibili sviluppi
La decisione finale di MSCI avrà implicazioni immediate per i gestori passivi, gli emittenti di ETF e le società con bilanci esposti agli asset digitali. Il procedimento di consultazione è seguitato da vicino dagli investitori istituzionali e dagli operatori di mercato, che valutano l’equilibrio tra neutralità metodologica degli indici e rischi reputazionali o di mercato associati agli asset digitali.
Indipendentemente dall’esito, la vicenda evidenzia l’interazione crescente tra decisioni degli indici, politica pubblica e strutture aziendali in un contesto finanziario in rapida evoluzione, dove la definizione di «attività operative» e «attività finanziarie» continua a essere oggetto di dibattito regolatorio e di mercato.