Meno neve e ghiacciai in ritirata: emergenza per il 2024-2025
- 10 Dicembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
La riduzione della neve e il progressivo ritiro dei ghiacciai nelle Alpi italiane caratterizzano l’inverno 2024-2025, una stagione complessivamente povera di precipitazioni nevose che ha comunque registrato diversi incidenti da valanga. Lo scenario emerge dal quadro dell’ultimo bilancio del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), che coordina il monitoraggio ambientale attraverso enti come ISPRA e le ARPA regionali.
Il rapporto fornisce una sintesi delle osservazioni raccolte sul territorio e mette in luce trend stagionali e differenze territoriali, utili per la gestione delle risorse idriche, la prevenzione dei rischi e la programmazione di interventi per le comunità di montagna e per i settori economici legati alla neve.
Piemonte: deficit nivometrico e scarsità di copertura
Secondo il bilancio del SNPA, in Piemonte il deficit di neve è stato stimato tra il 20% e il 40% rispetto alle medie, collocando la regione tra le stagioni meno nevose degli ultimi 60 anni, con le maggiori carenze alle quote più basse e nei settori meridionali.
Il numero di giorni con neve al suolo è diminuito in modo sensibile, soprattutto nelle aree meridionali, con riduzioni comprese tra il 20% e il 50%. In particolare, la copertura nevosa all’inizio dell’anno è risultata effimera, spesso soggetta a fusione completa a causa di temperature elevate e di eventi di pioggia su neve.
Questa combinazione di magra nevicata e innalzamento del limite delle nevicate ha ripercussioni su più fronti: risorse idriche stagionali, gestione degli invasi per uso idroelettrico e agricolo, nonché sull’economia invernale delle stazioni sciistiche. Inoltre, fenomeni come la pioggia su neve e rapidi passaggi termici aumentano l’instabilità del manto e possono comportare un rischio di valanghe anche in condizioni di accumulo limitato.
Valle d’Aosta: differenze territoriali e comportamento dei ghiacciai
Nella Valle d’Aosta le precipitazioni nevose sono risultate generalmente inferiori rispetto alla stagione precedente, con un calo medio regionale stimato tra il 20% e il 40%. Tuttavia la distribuzione è stata molto eterogenea: i settori orientali hanno subito le maggiori penalizzazioni, mentre le aree occidentali e nord-occidentali hanno registrato nevicate relativamente più abbondanti, pur inferiori ai picchi del 2023-2024.
Le nevicate primaverili del 2025 hanno parzialmente compensato la carenza accumulata durante l’inverno, ma non hanno riportato il volume complessivo ai valori storici elevati. A livello glaciale, l’accumulo stagionale sul Timorion e sul Rutor è stato leggermente superiore alla media degli ultimi vent’anni, benché inferiore agli eccezionali livelli osservati nella stagione 2023-2024.
Il comportamento dei ghiacciai rimane un indicatore chiave del cambiamento climatico in montagna: anche anni con accumuli moderati non cancellano la tendenza plurisecolare al ritiro, con conseguenze sulla disponibilità idrica estiva, sull’assetto geomorfologico e sulla stabilità dei versanti.
Lombardia: innevamento tardivo e minore capacità di rilascio idrico
In Lombardia la stagione è partita in ritardo e con un innevamento complessivamente ridotto, sia per quanto riguarda l’accumulo di neve sia in termini del volume di acqua di fusione destinata a un rilascio graduale in tarda primavera ed estate.
I mesi centrali dell’inverno (dicembre e parte di gennaio) sono stati contraddistinti da condizioni più miti e da un innalzamento della quota neve, che ha limitato la persistenza del manto soprattutto sotto i 1800–2000 metri. Nonostante alcuni apporti nevosi primaverili, il totale di neve fresca accumulata resta al di sotto delle medie storiche.
La minore riserva nivale influenza direttamente la programmazione delle risorse idriche e la produzione idroelettrica, e impone una maggiore attenzione nella gestione degli invasi e nella pianificazione delle stagioni agricole e turistiche estive.
Implicazioni e misure di adattamento
Il rapporto del SNPA sottolinea la necessità di rafforzare reti di monitoraggio meteorologico, nivologico e glaciale per fornire dati aggiornati alle autorità locali e ai gestori delle infrastrutture. Informazioni più dettagliate aiutano nella prevenzione dei rischi idrogeologici e valanghivi e favoriscono decisioni più efficaci per la gestione delle risorse idriche.
Per le comunità montane e i settori economici coinvolti, le strategie di adattamento includono piani di gestione dell’acqua che considerino stagionalità e variabilità climatica, interventi di consolidamento delle infrastrutture a rischio e politiche di diversificazione economica per ridurre la dipendenza esclusiva dall’inverno nevoso.
Il quadro presentato invita a un approccio integrato tra enti regionali, protezione civile, autorità ambientali e operatori del territorio per tradurre le osservazioni scientifiche in azioni concrete e sostenibili nel medio-lungo periodo.