FMI avverte: le stablecoin minacciano i mercati emergenti, ma gli esperti dicono che non è ancora il momento

Il Fondo Monetario Internazionale, nel suo rapporto di dicembre 2025 intitolato “Understanding Stablecoins”, mette in guardia sul fatto che le stablecoin ancorate al USD potrebbero favorire una sostituzione valutaria e provocare deflussi di capitali in mercati emergenti vulnerabili, indebolendo le valute locali e la capacità di intervento delle banche centrali.

Rischi per la gestione dei flussi di capitale

Il Fondo Monetario Internazionale ha osservato:

“Le stablecoin potrebbero essere impiegate per eludere le misure di gestione dei flussi di capitale (CFM). L’attuazione delle CFM si basa su intermediari finanziari consolidati. Fornendo un canale alternativo per i flussi di capitale al di fuori delle rotte convenzionali, le stablecoin potrebbero compromettere l’efficacia delle CFM.”

Il rapporto ha aggiunto:

“Vi sono prove che indicano l’uso delle criptovalute, incluse le stablecoin, come strumento per la fuga di capitali.”

In pratica, le misure di gestione dei flussi di capitale (CFM) dipendono da infrastrutture e intermediari bancari per monitorare e bloccare movimenti di denaro indesiderati. Le stablecoin operano su reti pubbliche decentralizzate e consentono trasferimenti peer‑to‑peer senza passare necessariamente per il sistema bancario tradizionale, rendendo quindi più difficile l’applicazione delle restrizioni sui capitali.

Caratteristiche tecniche e vulnerabilità

Le stablecoin sono token il cui valore è ancorato a riferimenti esterni, frequentemente valute fiat, e facilitano transazioni al di fuori dei circuiti bancari tradizionali. Le più diffuse al mondo, USDT e USDC, sono collegate al dollaro statunitense e insieme raggiungono capitalizzazioni significative, comparabili alle riserve valutarie di alcuni Paesi. Essendo negoziabili su blockchain pubbliche, permettono a utenti di tutto il mondo di accedere a equivalenti in dollari senza aprire un conto bancario o rispettare tutte le procedure tipiche del mercato dei cambi.

L’accessibilità e la rapidità dei trasferimenti implicano che, in caso di panico finanziario in un mercato emergente, spostamenti di capitale transfrontalieri potrebbero avvenire con estrema velocità, aggravando svalutazioni valutarie e deflussi già in atto. È utile ricordare che eventi come il ‘taper tantrum’ del 2013 provocarono grandi svalutazioni e deflussi: se le stablecoin fossero state diffuse allora, la dinamica degli outflow avrebbe potuto accelerare ulteriormente.

Dimensioni del mercato e limiti pratici

Nonostante la rapida crescita degli ultimi anni, il mercato delle stablecoin resta relativamente limitato rispetto all’insieme dei flussi valutari internazionali. Molte emissioni fungono primariamente da on‑ramps per l’accesso al mercato cripto, usate per finanziare acquisti di asset digitali, piuttosto che come strumenti diffusi per la gestione di grandi portafogli transfrontalieri.

Noelle Acheson ha commentato:

“È ancora troppo presto perché le stablecoin influenzino significativamente corse valutarie nei mercati emergenti: la loro dimensione complessiva è piccola rispetto ai flussi FX. La legalizzazione in un certo Paese non renderebbe automaticamente le stablecoin rilevanti dove vigono normative locali restrittive.”

La rilevanza delle stablecoin varia inoltre in funzione dell’adozione locale, delle restrizioni normative e dell’esistenza di canali alternativi — come rimborsi di fondi, mercati obbligazionari ed equity, e derivati non consegnabili — che continuerebbero a determinare i movimenti macroeconomici su larga scala.

David Duong, responsabile della ricerca istituzionale di Coinbase, ha osservato:

“Le stablecoin possono accelerare un movimento verso il dollaro in paesi dove sono già popolari, ma la loro scala complessiva rimane ridotta rispetto ai flussi transfrontalieri di portafoglio. Le grandi dinamiche di riscatti obbligazionari/azionari e i canali tradizionali continuerebbero a dominare.”

Flussi transfrontalieri e concentrazione geografica

I dati recenti mostrano che i flussi transfrontalieri in stablecoin hanno superato quelli di asset cripto non garantiti da fiat fin dall’inizio del 2022. In termini assoluti i maggiori volumi transitano nell’area Asia‑Pacifico, seguita dal Nord America, ma rapportati al PIL emergono come significativi i flussi verso Africa, Medio Oriente, America Latina e Caraibi, aree dove la domanda di strumenti ancorati al dollaro è più marcata per motivi di stabilità e pagamenti.

Le economie emergenti e in via di sviluppo (EMDE) rappresentano una fetta rilevante di questi corridoi: nel 2024 i flussi attribuiti a stablecoin hanno raggiunto ordini di grandezza pari a oltre mille miliardi di dollari in termini aggregati, cifra rilevante per questi mercati benché ancora modesta rispetto all’insieme del mercato globale dei pagamenti.

Implicazioni politiche e opzioni di risposta

Di fronte a questi sviluppi, le autorità nazionali e internazionali hanno diversi strumenti a disposizione per mitigare i rischi: rafforzare la regolamentazione delle piattaforme di conversione tra fiat e cripto, imporre requisiti di KYC e antiriciclaggio, limitare l’accesso alle stablecoin come mezzo di pagamento non autorizzato, e accelerare lo studio di controparti regolamentate quali le valute digitali delle banche centrali (CBDC) che potrebbero offrire alternative controllate per pagamenti e regolamento.

Le misure convenzionali di politica monetaria e di controllo dei capitali restano rilevanti, ma la diffusione di canali alternativi impone un aggiornamento degli strumenti di sorveglianza e cooperazione internazionale per monitorare i flussi on‑chain e coordinare risposte normative transfrontaliere.

In sintesi, sebbene le stablecoin rappresentino una potenziale minaccia alla stabilità valutaria in mercati vulnerabili, l’effettivo impatto sistemico dipenderà dalla loro ulteriore diffusione, dall’integrazione con il sistema finanziario tradizionale e dalle risposte normative a livello nazionale e globale. Un approccio preventivo che combini supervisione, regole per gli intermediari e soluzioni regolamentate per i pagamenti digitali può ridurre i rischi senza ostacolare l’innovazione nei pagamenti transfrontalieri.