Crolla del 25% il titolo di XXI dopo la fusione con una spac

Twenty One (XXI) ha subito un calo del 25% nelle prime ore della sua prima giornata di contrattazione dopo il completamento della fusione tramite SPAC con Cantor Equity Partners (CEP). Il titolo viene scambiato intorno ai $10,50, livello che lo riporta vicino al prezzo concordato nell’operazione di PIPE pari a $10.

L’azienda, nata come società con tesoreria in bitcoin, entra sul mercato vantando una delle terze maggiori riserve aziendali in bitcoin, pari a 43.514 BTC, e conta sul sostegno di Tether, Bitfinex e del CEO di Strike, Jack Mallers, che ricopre anche il ruolo di amministratore delegato di XXI.

La strategia dichiarata della società punta sull’accumulazione efficiente in termini di capitale di bitcoin e sulla fornitura di servizi per l’ecosistema bitcoin, supportati da un approccio trasparente con onchain proof of reserves.

Contesto del debutto

La correzione di XXI si inserisce in una tendenza osservata quest’anno tra le società che hanno scelto di detenere bitcoin come riserva aziendale e di quotarsi attraverso operazioni strutturate. Negli ultimi giorni ha debuttato anche il veicolo per tesorerie in bitcoin guidato da Anthony Pompliano, ProCap BTC (BRR), che a sua volta ha subito una discesa significativa dopo aver completato una fusione tramite SPAC.

BRR ha perso oltre il 60% dal suo prezzo iniziale e viene attualmente scambiato intorno a $3,75, mentre un altro caso di grande risonanza è quello di KindlyMD (NAKA), che ha finanziato la propria quotazione in parte tramite PIPE e oggi è scambiata a $0,43, con una performance molto lontana dai massimi storici.

Cosa sono le SPAC e le PIPE

Per comprendere le dinamiche dei corsi è utile ricordare le caratteristiche dei veicoli finanziari coinvolti. Una SPAC è una società veicolo che si quota in Borsa con l’obiettivo di acquisire poi una società privata, permettendo a quest’ultima di diventare pubblica senza ricorrere a un’IPO tradizionale.

Una PIPE (Private Investment in Public Equity) consiste in un finanziamento privato a una società quotata, spesso a prezzo prefissato, che può fungere da ancora valutaria ma anche generare problemi di liquidità e di valutazione se il prezzo di mercato si discosta significativamente da quello della PIPE.

Rischi e implicazioni per le tesorerie in bitcoin

Le società con esposizione diretta in bitcoin affrontano rischi specifici: elevata volatilità del mercato delle criptovalute, potenziali pressioni regolamentari a livello nazionale e internazionale, e la sensibilità degli investitori a forme di finanziamento come PIPE che possono fissare un’àncora di prezzo. Questi fattori possono accentuare le flessioni dei titoli anche quando la quantità di bitcoin detenuta rimane significativa.

L’adozione di pratiche di trasparenza come il proof of reserves on-chain può fornire agli investitori informazioni più chiare sulle riserve effettive, ma non elimina i rischi di mercato legati alla valutazione e alla liquidità degli strumenti finanziari collegati alle riserve in criptovalute.

Dal punto di vista strategico, alcune aziende puntano alla diversificazione del bilancio tramite detenzioni in bitcoin come possibile copertura dall’inflazione o come riserva alternativa, mentre gli analisti sottolineano la necessità di una solida governance e di comunicazioni trasparenti verso gli investitori.

Nel breve termine, la sensibilità dei mercati alle modalità di quotazione e ai meccanismi di pricing come quelli introdotti dalle PIPE rimane un fattore chiave per la performance dei titoli legati alle tesorerie in bitcoin.

Il prezzo del bitcoin è rimasto sostanzialmente invariato nelle ultime 24 ore, attestandosi intorno a $90.900, ma la volatilità può rapidamente modificare il contesto per le società esposte.