Chimica e auto in calo a ottobre: campanello d’allarme per l’economia
- 10 Dicembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Il rimbalzo osservato a settembre si è già dissolto: la dinamica produttiva di ottobre mostra segnali di indebolimento, con una situazione che resta fragile e frammentata tra settori in crescita e settori in calo.
Nel mese di ottobre la produzione industriale ha registrato un arretramento pari a un punto rispetto al mese precedente e una variazione tendenziale di circa -0,3%. Non si tratta di un crollo improvviso, ma il quadro complessivo conferma uno scenario di debolezza persistente, in cui approssimativamente la metà dei comparti produttivi è in terreno negativo.
A incidere maggiormente sulla media sono stati in particolare i cali dei comparti della chimica e del tessile-abbigliamento, mentre il segmento dei mezzi di trasporto continua a segnare un deciso ribasso, trainato soprattutto dal comparto degli autoveicoli, che ha segnato una perdita dell’ordine dei dodici punti percentuali. In controtendenza si posizionano la metallurgia e la gomma-plastica, oltre a un lieve progresso dei macchinari.
Per il settore dei beni strumentali, nonostante un export caratterizzato da andamenti irregolari, una spinta parziale alla produzione deriva dalle commesse legate a Transizione 5.0, con ordini acquisiti nei mesi scorsi che stanno via via traducendosi in attività nei reparti di assemblaggio. Le imprese attendono ora indicazioni concrete dal Governo sui tempi e sulle modalità delle nuove misure di incentivazione, annunciate come operative da gennaio e con la concreta possibilità che le regole siano concepite su base pluriennale, facilitando così la pianificazione degli investimenti aziendali.
Bilancio dei primi dieci mesi e contributo al valore aggiunto
Il bilancio per l’industria risulta complesso: nei primi dieci mesi dell’anno la produzione segna un miglioramento molto contenuto, con una variazione cumulata intorno a -0,6%. Nel terzo trimestre, secondo le rilevazioni di Istat, il contributo del settore manifatturiero al valore aggiunto è stato negativo, intorno a -0,3%, penalizzando la dinamica complessiva dell’economia nazionale.
Impiego della capacità produttiva e domanda interna
L’utilizzo della capacità produttiva si attesta poco oltre il 75%, livelli minimi degli ultimi quattro anni, segnale che le imprese operano con margini di spare capacity significativi. L’ostacolo principale continua a essere la carenza di domanda: circa un’impresa su quattro indica la domanda come fattore limitante per la produzione, un indicatore di debolezza che incide su piani di investimento e occupazione.
Questa debolezza di domanda si traduce in prospettive di crescita limitate per il Pil nazionale, con stime che indicano un’espansione contenuta, intorno allo 0,5% per il periodo considerato, inferiore alle attese e in calo di alcune decine di punti base rispetto all’anno precedente.
Per migliorare la tenuta del settore manifatturiero e della crescita complessiva, gli strumenti di politica economica — sia in ambito fiscale che di politica industriale — dovranno bilanciare misure di stimolo alla domanda con incentivi agli investimenti produttivi. In questo contesto, l’efficacia attesa di programmi come Transizione 5.0 dipenderà dalla chiarezza delle regole, dalla loro durata pluriennale e dalla capacità delle imprese di programmare interventi di ammodernamento e digitalizzazione.
Sul fronte esterno, l’export rimane una variabile chiave: la sua volatilità influenza direttamente la produzione interna e la redditività delle imprese, rendendo necessario un coordinamento tra politiche industriali, misure di sostegno all’export e iniziative volte a rafforzare la competitività internazionale del tessuto produttivo.