Il triennio più caldo mai registrato
- 9 Dicembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Per la prima volta nella storia, l’aumento medio della temperatura globale calcolato su un periodo di tre anni supererà la soglia di 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali, avverte il rapporto del Centro europeo per i cambiamenti climatici Copernicus (C3S).
Il rapporto evidenzia come, mentre i negoziati internazionali faticano a tradurre gli impegni in riduzioni effettive, il riscaldamento procede a ritmo accelerato. La comunità scientifica insiste sul fatto che l’unica strada per contenere gli impatti è una decisa riduzione delle emissioni di gas serra e una rapida transizione energetica lontano da fonti fossili.
Samantha Burgess ha detto:
“Ma l’unico modo per mitigarlo è ridurre rapidamente le emissioni di gas serra.”
Dati recenti e record termici
Nel periodo da gennaio a novembre la temperatura media globale è risultata superiore di circa 1,48 °C rispetto all’epoca preindustriale, un andamento che porterà il 2025 ad essere tra gli anni più caldi mai registrati, alla pari con il 2023. Il 2024 è rimasto il picco più alto finora, spinto non solo dalle emissioni ma anche dagli effetti temporanei del fenomeno Niño, che ha elevato la temperatura fino a circa 1,6 °C sopra la media 1850-1900.
Questi numeri indicano una traiettoria che, se confermata, farà sì che il triennio 2023-2025 superi per la prima volta la soglia soggettiva di 1,5 °C, finora considerata un riferimento critico per limitare i danni climatici più gravi.
Significato per l’Accordo di Parigi e il bilancio di carbonio
L’Accordo di Parigi definisce un obiettivo a lungo termine basato su medie e tendenze; pertanto uno sforamento temporaneo non equivale automaticamente al fallimento dell’accordo, ma segnala un trend che rende sempre più arduo rispettarne l’intento. I calcoli scientifici sul cosiddetto bilancio di carbonio mostrano che la quantità residua di anidride carbonica ancora “spendibile” prima di superare limiti critici è vicina all’esaurimento.
Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep), per mantenere realisticamente la traiettoria verso gli obiettivi climatici sarebbe necessario, entro il 2035, ridurre le emissioni annue complessive di oltre il 50% rispetto ai livelli del 2019. A questi ritmi di riduzione attuali, tale obiettivo risulta molto distante e richiederebbe cambiamenti strutturali e politiche ambiziose in tempi brevissimi.
Conseguenze ambientali e sociali
Anche un superamento temporaneo della soglia di 1,5 °C per un periodo inferiore a vent’anni può provocare impatti più diffusi e severi: aumento della frequenza e dell’intensità di ondate di calore, perdite agronomiche che minacciano la sicurezza alimentare, carenze idriche, innalzamento del livello del mare e ritiri dei ghiacci, con conseguente perdita di habitat e biodiversità.
Questi effetti avrebbero ripercussioni sociali ed economiche importanti, spingendo comunità vulnerabili verso migrazioni forzate e creando tensioni per l’accesso a risorse scarse, fattori che possono aggravare conflitti locali e regionali.
Politiche e misure necessarie
Per invertire la traiettoria sono necessarie azioni immediate e coordinate a livello globale: riduzione rapida e profonda delle emissioni, abbandono progressivo di petrolio, gas e carbone, espansione massiccia delle energie rinnovabili, aumento dell’efficienza energetica e investimenti in sistemi di cattura e stoccaggio del carbonio e in soluzioni basate sulla natura per assorbire le emissioni residue.
La transizione richiede anche strumenti finanziari adeguati, meccanismi di sostegno per paesi e comunità più esposte e politiche industriali che favoriscano la riconversione economica. I risultati delle ultime conferenze internazionali indicano però che alcuni negoziati, come quelli della Cop30 di Belem, non sempre hanno consolidato impegni sufficientemente stringenti sulla riduzione della dipendenza dai combustibili fossili.
Oltre alla mitigazione, serve potenziare le misure di adattamento per ridurre la vulnerabilità degli ecosistemi e delle infrastrutture, nonché rafforzare la cooperazione internazionale per condividere tecnologie, finanziamenti e pratiche efficaci.
Conclusione: urgenza e responsabilità
I dati recenti confermano che la finestra per limitare i danni climatici si sta rapidamente restringendo. Senza azioni tempestive e sistemiche da parte dei governi, delle imprese e delle istituzioni globali, il rischio è di trovarsi sempre più spesso di fronte a eventi climatici estremi e a impatti difficilmente reversibili, con forti conseguenze economiche e sociali a livello mondiale.