Autostrade del mare: in 20 anni 52mila km di rotte collegano 23 porti
- 9 Dicembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende, Newsletter
Una rete che oggi copre circa 52.007 chilometri di collegamenti, con 18 porti italiani di partenza e 23 destinazioni finali — di cui otto in porti esteri come Spagna, Malta, Grecia e Croazia — caratterizza le cosiddette Autostrade del mare, le rotte che permettono di imbarcare camion e rimorchi evitando, così, il loro transito sulla rete stradale ordinaria.
Questi dati emergono dall’analisi condotta dal Censis, che ha valutato un ventennio di attività: pur riconoscendo che il processo di sviluppo è iniziato già con la legge 488 del 1999, il rapporto prende in esame in modo sistematico il periodo 2004-2024 perché in quegli anni le rotte hanno raggiunto e consolidato la piena operatività.
Lo studio è stato realizzato per il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e per Ram (Rete autostrade mediterranee), la società in house del Mit che si occupa di logistica, infrastrutture e trasporti, e ricostruisce le tappe che hanno trasformato le Autostrade del mare in una leva strategica per la logistica nazionale.
Risultati economici e ambientali
Secondo il rapporto, l’utilizzo del mare per il trasporto ha portato a risultati significativi su più fronti. Dal punto di vista economico, l’Italia è tra i protagonisti della blue economy europea: nel 2022 il settore ha contribuito per circa il 11,1% al valore aggiunto complessivo dell’Unione europea e per l’11,5% all’occupazione del comparto.
Nel 2024 oltre metà delle merci importate nel Paese e circa il 40% di quelle esportate hanno viaggiato via mare. Inoltre, l’Italia ha consolidato una posizione di leader nel trasporto ro-ro (rotabile): le esportazioni con questa modalità sono aumentate del 77,8% tra il 2006 e il 2024 e del 126,7% nel periodo 2013-2024.
Sotto il profilo della sostituzione strada-mare, dall’avvio delle operazioni delle Autostrade del mare sono stati risparmiati oltre 27 miliardi di chilometri che altrimenti sarebbero stati percorsi su strade. L’intermodalità marittima permette ogni anno di togliere dalla rete stradale circa 2,2 milioni di camion e mezzi pesanti, equivalenti al trasporto di circa 58 milioni di tonnellate di merci, con una riduzione stimata di 2,4 milioni di tonnellate di CO2.
Crescita dell’offerta e capacità della flotta
La diffusione delle rotte è stata accompagnata da un’accelerazione dell’offerta da parte delle imprese armatoriali italiane, che hanno più che raddoppiato i servizi disponibili. I collegamenti settimanali sono passati da 202 viaggi nel 2004 a 291 nel 2024, con un incremento particolarmente marcato dei collegamenti internazionali (+163%).
La consistenza della flotta impiegata sulle Autostrade del mare è aumentata in modo significativo: il volume complessivo delle navi attive su queste rotte è cresciuto del 111% tra il 2004 e il 2024, riflettendo investimenti nella capacità di carico e nell’efficienza operativa.
Questi mutamenti hanno impatti diretti sulla competitività logistica del Paese: l’integrazione del trasporto marittimo con le reti portuali e il sistema ferroviario contribuisce a posizionare l’Italia in modo più favorevole nei corridoi commerciali europei e globali.
Per consolidare questi risultati e sostenere il futuro sviluppo è necessario potenziare le infrastrutture portuali, migliorare i collegamenti “last mile” con la rete ferroviaria e stradale, e accelerare la digitalizzazione delle operazioni doganali e logistiche. In questo contesto, il ruolo coordinato del Mit e di Ram è centrale per promuovere investimenti pubblici e private partnership che rendano più efficienti i corridoi marittimi.
Tra le sfide rimangono la necessità di stabilire regole omogenee a livello nazionale e internazionale per il cabotaggio, incentivare soluzioni tecnologiche a basso impatto ambientale e formare una forza lavoro specializzata nelle operazioni intermodali. Affrontare questi aspetti sarà determinante per massimizzare il potenziale delle Autostrade del mare nel contesto degli obiettivi europei di decarbonizzazione e della transizione verso sistemi di trasporto più sostenibili.
In sintesi, il ventennio analizzato mostra come le rotte marittime abbiano contribuito a ridurre la pressione sulla rete stradale, a migliorare l’efficienza dei flussi commerciali e a ridurre emissioni, ma resta fondamentale un impegno continuativo su infrastrutture, regolazione e investimenti per integrare pienamente le Autostrade del mare nella strategia nazionale dei trasporti.