JPMorgan, Jamie Dimon: le regole, non la politica, guidano l’esclusione bancaria
- 8 Dicembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Jamie Dimon, amministratore delegato di JPMorgan, ha negato che la sua banca pratichi l’esclusione dai servizi bancari in base a affiliazioni religiose o politiche e ha affermato di lavorare da più di un decennio per modificare le regole che possono portare al cosiddetto debanking.
L’intervista televisiva in cui ha ribadito queste posizioni è arrivata mentre crescevano le accuse secondo cui conti personali e aziendali sarebbero stati chiusi o limitati in modo selettivo, una problematica particolarmente sentita nel settore delle valute digitali.
Tra le segnalazioni pubbliche ci sono quelle di Devin Nunes, che ricopre la carica di presidente di un comitato consultivo presidenziale per l’intelligence e che è anche amministratore delegato di Trump Media, il quale sostiene che la propria società sia stata esclusa da servizi bancari. Inoltre, il procuratore speciale Jack Smith ha emesso mandati di comparizione per documenti bancari riguardanti oltre 400 persone e organizzazioni collegate all’ex presidente.
Nel mondo delle criptovalute, Jack Mallers, fondatore della società di pagamenti basata su Bitcoin Lightning Network Strike, ha denunciato la chiusura dei suoi conti personali senza spiegazioni, mentre Houston Morgan, responsabile marketing della piattaforma di scambio non-custodial ShapeShift, ha riportato esperienze analoghe.
La replica di Dimon
Jamie Dimon ha detto:
“People have to grow up here, OK, and stop making up things and stuff like that. I can’t talk about an individual account. We do not debank people for religious or political affiliations. We do debank them. They have religious or political affiliations. We debank people who are Democrats. We debank people who are Republicans. We have debanked different religious folks. Never was that for that reason.”
Con questa dichiarazione, Dimon ha cercato di chiarire che le chiusure o le limitazioni nei servizi bancari sono state adottate per ragioni diverse dall’appartenenza politica o religiosa, pur riconoscendo che clienti con profili molto diversi sono stati interessati.
Richiesta di cambiare le regole
Il tema del debanking è da tempo al centro del dibattito: istituzioni del settore crypto denunciano chiusure e negazioni di servizi come effetto di politiche aziendali e regole di compliance che, a loro avviso, penalizzano il comparto.
Jamie Dimon ha inoltre espresso la sua opposizione alla pratica e ha chiesto una revisione delle regole che impongono determinati obblighi di segnalazione, sostenendo che tali norme contribuiscono a decisioni che risultano sfavorevoli ai clienti.
Jamie Dimon ha detto:
“I actually applaud the Trump administration, who’s trying to say that debanking is bad and we should change the rules. Well, damn it, I have been asking to change the rules now for 15 years. So change the rules.”
Jamie Dimon ha aggiunto:
“It is really customer unfriendly, and we’re debanking people because of suspected things, or negative media, or all these various things.”
Obblighi legali e raccomandazioni della banca
Dimon ha ricordato che le banche devono rispettare ordini giudiziari e mandati di comparizione quando sono emessi, ma ha anche sostenuto che la banca stessa ha proposto modifiche procedurali volte a ridurre l’onere delle segnalazioni e i casi di esclusione dei clienti.
Jamie Dimon ha detto:
“We don’t give information to the government just because they ask. We’re subpoenaed. We are required by court to give it to the government. And I have been following subpoenas with this administration, the last administration, the administration before that and the one before that. And I don’t agree with a lot of it.”
Secondo quanto dichiarato da Dimon, molte richieste di informazioni provengono da provvedimenti legali che la banca è obbligata ad eseguire, ma esistono margini per rivedere procedure e criteri di intervento per rendere il processo più trasparente e meno dannoso per i clienti.
Pressione politica e prospettive normative
Il confronto politico sul tema ha portato anche a iniziative governative volte a valutare le accuse di esclusione bancaria, con richieste di indagine rivolte ai regolatori finanziari. Le misure proposte mirano a chiarire le responsabilità di banche e autorità nel bilanciare la prevenzione dei rischi (come il riciclaggio) con il diritto all’accesso ai servizi finanziari.
Jamie Dimon ha detto:
“The government does a lot of things that can anger banks. So, let’s just take a deep breath and fix the problems, as opposed to, like, blame someone who’s put in that position.”
Ha inoltre sottolineato che sia amministrazioni di orientamento Democratico sia di orientamento Republicano hanno esercitato pressioni sulle banche, e che la questione non debba essere trattata come una problematica unilateralmente politica.
Le implicazioni pratiche riguardano sia il settore delle criptovalute, che lamenta incertezza regolamentare e interruzione dei servizi bancari, sia il rapporto complessivo tra istituzioni finanziarie e autorità di controllo, che potrebbe richiedere interventi legislativi o regolamentari per chiarire obblighi e tutele.
Conclusioni e possibili sviluppi
La discussione su debanking, obblighi di segnalazione e rapporti con le autorità giudiziarie rimane aperta. Esperti di conformità, rappresentanti del settore finanziario e decisori politici potrebbero lavorare insieme per definire regole più chiare che limitino gli effetti indesiderati per i clienti, senza indebolire gli strumenti di contrasto a frodi e riciclaggio.
Nel frattempo, le istanze dei soggetti coinvolti richiederanno monitoraggio, eventuali inchieste e una valutazione accurata dell’impatto regolamentare sulle operazioni bancarie e sui diritti dei clienti.