Italiani disillusi in Europa: perdono fiducia nel futuro e nella genitorialità
- 8 Dicembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
La parola l’hanno coniata i francesi: il termine denatalità deriva dal francese dénatalité. Tuttavia, rispetto all’Italia, la Francia conserva una maggiore fiducia nel futuro, espressa anche attraverso scelte demografiche come la propensione alla genitorialità.
Un sondaggio demoscopico realizzato su giovani di età compresa tra 18 e 35 anni in Italia, Francia, Germania, Regno Unito e Spagna mette a confronto atteggiamenti e aspettative verso la decisione di avere figli. Pur emergendo sensibilità diverse, un elemento è chiaro: tra i principali paesi europei è soprattutto in Italia che la fiducia nella possibilità di mettere su famiglia appare più debole.
Denatalità in Europa: il quadro e i confronti
Massimo Livi Bacci scriveva:
“La denatalità è un fenomeno che colpisce l’Italia da decenni e rappresenta una delle principali sfide per il futuro del Paese. La mancanza di figli non è solo un problema economico, ma anche un problema di identità e di futuro.”
La situazione attuale mostra tassi di fecondità molto bassi in buona parte d’Europa: nel 2024 il tasso di natalità stimato per l’Italia è pari a circa 1,18 figli per donna; valori più elevati si riscontrano in Francia (circa 1,62), mentre Spagna, Germania e Regno Unito registrano rispettivamente valori intorno a 1,10, 1,35 e 1,41. Questi numeri evidenziano differenze strutturali nelle scelte riproduttive e nelle condizioni sociali tra i paesi.
Oltre ai dati puri, le percezioni tra i giovani rivelano un divario rilevante: in molte aree d’Europa preoccupazioni condivise — soprattutto di tipo economico — non si traducono nelle stesse conclusioni rispetto al futuro familiare.
L’orientamento dei giovani
Alla domanda sulle intenzioni di avere figli, il sondaggio mostra percentuali differenti tra i paesi considerati: il 20% dei giovani intervistati in Italia afferma di non volerne mai, contro l’8% nel Regno Unito, il 4% in Spagna e il 10% sia in Francia sia in Germania.
La quota di giovani indecisi è particolarmente alta in Italia (42%), mentre scende al 18% nel Regno Unito, al 28% in Spagna, al 26% in Germania e al 21% in Francia. Questi dati suggeriscono che, più che un rifiuto netto, in molti contesti prevale una sensazione di incertezza.
Tra le motivazioni addotte da chi rinuncia alla genitorialità o la rimanda, l’insicurezza economica è predominante: pesa per il 41% degli intervistati in Italia, in Francia e in Germania, per il 57% in Spagna e per il 45% nel Regno Unito. Il dato indica che le condizioni materiali e le prospettive lavorative restano fattori decisivi nelle scelte riproduttive.
Gli ostacoli alla genitorialità
Analizzando gli ostacoli percepiti, emerge una netta differenza tra Italia e gli altri paesi: il 78% dei giovani italiani indica il costo complessivo per crescere un figlio come un elemento che pesa nella decisione di non averne o di non averne altri.
Negli altri paesi europei considerati la stessa motivazione è segnalata in misura minore: circa il 58% tra giovani di Francia, Germania e Spagna, e il 62% nel Regno Unito. Oltre ai costi diretti, entrano in gioco problemi legati alla conciliazione lavoro-famiglia, alla disponibilità di servizi per l’infanzia, alle condizioni abitative e alla stabilità contrattuale.
La diversa intensità con cui questi fattori influenzano le scelte dipende anche dalle politiche pubbliche e dai sistemi di welfare: paesi con reti di servizi per l’infanzia più accessibili, forme di sostegno al reddito e congedi parentali strutturati tendono a registrare tassi di fecondità relativamente più alti e una minore rinuncia alla genitorialità.
Implicazioni e possibili interventi
Il prolungato declino demografico ha conseguenze concrete sul piano economico e istituzionale: una popolazione che invecchia comporta una pressione crescente sui sistemi pensionistici, sulla sostenibilità del mercato del lavoro e sulla domanda di servizi sanitari e sociali.
Le politiche orientate a contenere la denatalità possono includere misure integrate: sostegni economici mirati alle famiglie, servizi per l’infanzia accessibili, politiche abitative che favoriscano i nuclei giovani, interventi per migliorare la stabilità occupazionale e iniziative per promuovere l’eguaglianza di genere nella cura e nel lavoro. Un approccio coordinato tra amministrazioni locali e nazionali è essenziale per incidere sulle condizioni reali che oggi scoraggiano la genitorialità.
In assenza di interventi efficaci, la tendenza attuale rischia di consolidarsi: per invertire la rotta servono politiche chiare, risorse adeguate e una strategia che affronti tanto le cause economiche quanto quelle sociali e culturali della crisi demografica.